Azioni MPS -4% con rumor BCE. Accenderà i fari su dividendo straordinario?

Laura Naka Antonelli

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Fonti di mercato illustrano il rischio che MPS correrebbe nel caso in cui cedesse Generali liberandosi anche del capitale in eccesso per distribuire maxi dividendo ai soci.

Azioni MPS -4% con rumor BCE. Accenderà i fari su dividendo straordinario?

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Azioni MPS sotto pressione, cedono sull’indice Ftse Mib il 4% circa, con nuovi rumor su come potrebbe reagire la BCE nel caso in cui Luigi Lovaglio aumentasse il dividendo straordinario per contrastare il rilancio dell’OPAS di Intesa SanPaolo.

Va precisato che, per il Ftse Mib della Borsa di Milano, la seduta di oggi - mercoledì 7 ottobre - si conferma particolarmente negativa (-2,4% circa), a causa della forte nuova ondata di sell off sul mercato dei Titoli di Stato dell’area euro, che porta i rendimenti dei BTP a 10 anni a schizzare fino a +15 punti base, al 4,67% sul mercato secondario.

Lo spread BTP-Bund a 10 anni sale a 117 punti base. Alert anche per gli OAT francesi e per lo spread Francia-Germania.

Azioni MPS sottoperformano Piazza Affari, con rumor su fari BCE su maxi dividendo anti-Intesa

Le azioni MPS sottoperformano tuttavia Piazza Affari, facendo peggio dell’indice di riferimento della Borsa di Milano, sulla scia di nuove indiscrezioni che circolano sulle eventuali mosse che l’amministratore delegato della banca senese, Luigi Lovaglio, potrebbe decidere di fare per convincere i soci a sostenere il suo piano - incentrato su una strategia standalone e sulle due OPS su Banco BPM e Banca Generali.

Una possibile contromossa è la promessa di un dividendo straordinario ancora più ricco: così ricco da rischiare che Rocca Salimbeni finisca nel mirino della BCE.

A riportare i rumor è l’ANSA, che indica come l’attenzione della BCE sarebbe “rivolta soprattutto alla sostenibilità della posizione patrimoniale nel tempo”.

I possibili fari che la Banca centrale europea potrebbe decidere di accendere su MPS si spiegano con l’ipotesi, rilanciata nelle ultime ore, che MPS risponda al rilancio dell’OPAS da parte di Intesa Sanpaolo alzando l’asticella sulla maxi cedola straordinaria, che per ora ammonta a 4 miliardi di euro.

Oltre a cessione azioni Generali scenario più aggressivo include utilizzo eccesso capitale

In uno “scenario ancora più aggressivo” delineato dalle fonti di mercato all’agenzia di stampa la banca senese, dopo aver ceduto (le azioni di) Generali, “potrebbe teoricamente distribuire anche una parte dell’eccesso di capitale accumulato negli ultimi anni, portando il Cet1 ratio dall’attuale 16% (o 16,5% attesi per fine 2026) a circa 13,5-14%, livello più vicino a quello delle principali banche italiane”.

Una decisione che, se venisse presa, significherebbe in numeri “altri 2-2,5 miliardi di risorse distribuibili agli azionisti, pari a circa 0,7-0,85 per azione, che si aggiungerebbero ai circa 9 miliardi ottenibili dalla cessione della quota Generali. Il conto complessivo arriverebbe così a circa 11 miliardi, pari a quasi 3,7 per azione”.

La mossa di Lovaglio rischierebbe di far scivolare del 30% valore teorico azioni MPS

Le fonti hanno aggiunto che, “a quel punto, il valore teorico del titolo MPS scenderebbe a circa 7,9 euro per azione, oltre il 30% in meno rispetto agli attuali 11,6 euro”.

Risultato: una tale mossa da parte di Lovaglio “sarebbe certamente rilevante sul piano della remunerazione immediata degli azionisti, ma molto meno sul piano industriale”, in quanto, “dopo aver distribuito Generali e parte del capitale in eccesso, gli investitori si troverebbero in mano una banca più piccola, meno diversificata e con un margine di sicurezza patrimoniale significativamente ridotto”.

Le fonti hanno fatto notare che quell’eccesso di capitale per ora ancora a disposizione del Monte dei Paschi di Siena, non è solo “una riserva distribuibile”, ma anche “un’assicurazione contro gli imprevisti”, necessaria per “gestire eventuali richieste del regolatore, assorbire costi di integrazione, finanziare operazioni straordinarie e affrontare eventuali deterioramenti del quadro macroeconomico”.

Di conseguenza, se MPS si ritrovasse priva di questo importante scudo contro gli imprevisti, decidendo di erogarlo agli azionisti al fine di incrementare la distribuzione del dividendo straordinario, la sua posizione patrimoniale rischierebbe di diventare più fragile: “Ed è qui che emerge la principale criticità regolamentare”, osservano le fonti, ricordando che difficilmente la BCE guarda soltanto al CET1 del “giorno successivo alla distribuzione”.

La vigilanza della banca centrale europea osserva infatti anche la “sostenibilità della posizione patrimoniale nei trimestri successivi, tenendo conto dei rischi di integrazione, dell’evoluzione del credito e degli scenari di stress”.

Il grande dubbio: a MPS conviene privarsi di un asset strategico come Generali?

Tra l’altro, la domanda è se convenga a MPS rinunciare a un asset tanto importante qual è Generali, nel tentativo di blindare la sua indipendenza dall’assedio di Intesa Sanpaolo.

Ancora le fonti: “Privarsi contemporaneamente di un asset strategico come Generali e di una parte rilevante delle risorse patrimoniali potrebbe essere visto dal mercato come un indebolimento della flessibilità finanziaria proprio mentre la banca è chiamata a gestire una delle operazioni più importanti della sua storia recente”.

Di conseguenza, la “vera domanda non è quanto valgano oggi i 2,9 euro o 3,7 euro per azione distribuibili tramite Generali e l’eccesso di capitale. La domanda è se abbia senso rinunciare a un asset di elevata qualità, con utili stabili e basso assorbimento di capitale, e alla flessibilità finanziaria, per trasformarli in un dividendo una tantum”.

Di fatto, hanno sottolineato ancora le fonti all’ANSA, “il rischio è che, dopo aver incassato il dividendo, gli azionisti si ritrovino con una banca meno diversificata, con utili inferiori, minore flessibilità strategica e una dipendenza ancora maggiore dal successo dell’integrazione di Mediobanca e dalle future operazioni di M&A”.

Simili manovre rischierebbero di essere prezzate in modo negativo dalle azioni, in quanto Piazza Affari potrebbe assegnare alla banca “un profilo di rischio più elevato e multipli di valutazione meno generosi rispetto a quelli incorporati oggi nel titolo”.

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