Azioni Meta di classe C, come funzionano le nuove azioni senza voto?

Flavia Provenzani

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Da gennaio 2027 Meta distribuirà gratis ai suoi azionisti una nuova classe di azioni senza diritto di voto, quotata al Nasdaq. Cosa sono le azioni C e cosa cambia per chi ha già il titolo?

Azioni Meta di classe C, come funzionano le nuove azioni senza voto?

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Insieme ai conti del terzo trimestre 2026, pubblicati il 21 ottobre, Meta Platforms ha annunciato la nascita di una nuova classe di azioni ordinarie, la classe C, che si affiancherà alle due già esistenti. Oggi il capitale del gruppo è diviso tra azioni di classe A, quotate al Nasdaq con il ticker META e dotate di un voto ciascuna, e azioni di classe B, non quotate e con dieci voti ciascuna, concentrate quasi interamente nelle mani di Mark Zuckerberg. Le nuove azioni C saranno anch’esse quotate al Nasdaq ma non avranno alcun diritto di voto, salvo i casi in cui sia la legge a imporlo.

Sul piano economico, invece, le tre classi saranno perfettamente equivalenti. Secondo la documentazione depositata alla SEC, le azioni A, B e C parteciperanno in proporzione identica a dividendi e distribuzioni, riceveranno lo stesso corrispettivo per azione in caso di fusione, acquisizione od offerta pubblica e avranno gli stessi diritti in caso di liquidazione. Meta si è inoltre impegnata, quando riacquisterà azioni A, a fare del suo meglio per riacquistare contestualmente un numero almeno pari di azioni C.

In sintesi, chi possiede già azioni Meta riceverà le C senza costi e senza dover fare nulla, ma il valore complessivo del suo investimento resterà invariato. Comprare azioni A adesso per ottenere anche le C, quindi, non crea alcun guadagno, mentre per chi vorrà entrare dopo la quotazione la variabile decisiva sarà l’eventuale sconto delle C rispetto alle A.

Perché Meta ha creato le azioni C

La ragione ufficiale è la flessibilità finanziaria, poiché Meta sta spendendo cifre senza precedenti per l’intelligenza artificiale, tra 135 e 145 miliardi di dollari di investimenti nel solo 2026, e nel terzo trimestre il flusso di cassa libero è diventato negativo per 2,12 miliardi. I documenti depositati alla SEC spiegano che i piani di lungo periodo presentati al consiglio prevedono la necessità di raccogliere centinaia di miliardi di dollari nell’arco di alcuni anni e che la società si aspetta di effettuare emissioni di azioni C nel tempo, oltre a usarle per remunerare i dipendenti e per eventuali acquisizioni.

La ragione esplicita tra le righe è invece il controllo. Zuckerberg detiene il 60,6% dei voti a fronte del 13,4% del capitale economico e ha fatto sapere al comitato di consiglieri indipendenti che non avrebbe sostenuto aumenti di capitale capaci di ridurre la sua maggioranza. Emettere azioni senza voto permette di raccogliere denaro senza intaccare quel 60,6%. La stessa documentazione segnala un ulteriore vantaggio, quello di poter accogliere tra gli investitori anche fondi sovrani esteri, per i quali la normativa americana sugli investimenti esteri rende più complicato acquistare titoli con diritto di voto.

Come e quando arriveranno sul mercato?

Le azioni C non verranno vendute in un’offerta pubblica iniziale ma distribuite gratuitamente sotto forma di dividendo in azioni. Per ogni azione di classe A o B posseduta alla data di registrazione, l’azionista riceverà una nuova azione di classe C. La modifica dello statuto che istituisce la nuova classe diventerà efficace il 19 gennaio 2027 e il dividendo dovrà essere pagato entro il quinto giorno lavorativo successivo. La data di registrazione e quella di pagamento non sono ancora state fissate e verranno decise dal consiglio di amministrazione. La direttrice finanziaria Susan Li ha indicato che le negoziazioni dovrebbero partire a fine gennaio 2027.

L’effetto pratico sarà simile a quello di un frazionamento due per uno. Chi oggi possiede 10 azioni META si ritroverà con 10 azioni A e 10 azioni C e il prezzo delle azioni A si dimezzerà più o meno meccanicamente nel giorno in cui il titolo inizierà a trattare senza il diritto al dividendo. Prendendo come riferimento la chiusura del 21 ottobre a 697,52 dollari, e ipotizzando che le due classi valgano esattamente lo stesso, ciascuna azione varrebbe circa 348,76 dollari. Il patrimonio dell’azionista, in altre parole, non cambia di un centesimo nel momento della distribuzione.

Lo sconto rispetto alle azioni A di Meta

Se le azioni A e C danno diritto agli stessi utili, perché dovrebbero avere prezzi diversi? Per il valore che il mercato attribuisce al voto, nella liquidità degli scambi e nel trattamento da parte degli indici. Lo stesso comitato di consiglieri indipendenti di Meta ammette che, anche con una distribuzione uno a uno pensata per garantire scambi abbondanti, le azioni C tratteranno probabilmente con un certo sconto rispetto alle A.

Il precedente più vicino è quello di Alphabet, che nel 2014 creò le azioni di classe C senza voto (ticker GOOG) accanto alle classe A (GOOGL). Nel primo anno lo sconto delle C fu abbastanza ampio da far scattare un meccanismo di compensazione previsto dall’accordo con gli azionisti, che costò alla società oltre mezzo miliardo di dollari. Con il passare del tempo, complici i riacquisti concentrati proprio sulle azioni C, le due linee hanno finito per trattare quasi alla pari. Nel caso di Meta non è previsto alcun meccanismo di compensazione analogo.

Per un azionista con diritto di voto, a dire il vero, la differenza pratica è minima. Finché Zuckerberg controllerà la maggioranza dei voti grazie alle azioni B, il voto di un singolo azionista di classe A conterà molto poco sulle decisioni del gruppo. Per questo, nel lungo periodo, uno sconto ampio e persistente sarebbe difficile da giustificare in termini economici, anche se nelle prime settimane le dinamiche di mercato potrebbero dire altro.

Conviene comprare le azioni C di Meta?

Chi cerca un sì o un no secco resterà deluso, perché la risposta dipende dagli obiettivi e dalla propensione al rischio di ciascuno. Qualche punto fermo, però, esiste, e conviene averlo chiaro prima di prendere una qualsiasi decisione.

Il primo riguarda chi Meta ce l’ha già in portafoglio e può dormire sonni tranquilli, dato che le azioni C gli arriveranno da sole, senza ordini da inserire né commissioni da pagare. Sarà un po’ come ricevere due banconote da cinquanta in cambio di una da cento, perché il conto titoli mostrerà più azioni ma il valore complessivo della posizione resterà esattamente lo stesso. Proprio per questo è un’illusione pensare di comprare oggi le azioni A per farsi regalare le C. Nel giorno in cui il titolo inizierà a trattare senza il diritto alla distribuzione, il prezzo delle A scenderà in proporzione e chi si era precipitato a comprare si ritroverà con lo stesso capitale di prima, soltanto diviso in due titoli anziché in uno. Il dividendo in azioni, insomma, non crea ricchezza ma si limita a cambiarle la forma.

Diverso è il discorso per chi vorrà entrare dopo la quotazione, perché a quel punto tutto ruoterà intorno allo scarto di prezzo tra le due classi. Se le C dovessero trattare con uno sconto apprezzabile rispetto alle A, chi guarda solo al rendimento e non al diritto di voto potrebbe trovarle più convenienti, visto che a parità di esborso danno diritto alla stessa fetta di utili. Se invece le due linee dovessero muoversi appaiate, la scelta diventerebbe quasi indifferente e varrebbe la pena preferire quella con più scambi.

Le azioni C portano con sé anche qualche insidia tutta loro, tenendo presente che nelle prime settimane potrebbero finire sul mercato i pacchetti degli investitori istituzionali che, per regolamento interno, non possono tenere in portafoglio titoli privi di voto, con il rischio di una pressione al ribasso sul prezzo. Lo stesso Zuckerberg potrà vendere da subito il 20% delle azioni C che riceverà, pari al 10% della sua intera partecipazione economica, e la documentazione depositata alla SEC lega apertamente questa possibilità alla patrimoniale californiana su cui si voterà il 3 novembre.

Resta poi da capire come i principali indici azionari tratteranno la nuova classe, dettaglio solo in apparenza tecnico, perché dall’ingresso negli indici dipende la domanda dei fondi passivi. Sullo sfondo c’è infine la questione più importante di tutte. Le azioni C nascono per essere emesse, e ogni futuro aumento di capitale finirà per assottigliare la quota di utili di ciascun azionista, che abbia in mano le A o le C.

Cambiare classe, del resto, non significa cambiare azienda. Chi compra le C si porta in casa gli stessi rischi di chi possiede le A, a cominciare da una spesa per l’intelligenza artificiale che oggi divora più cassa di quanta l’attività ne produca e da un debito che ha ormai raggiunto la liquidità disponibile. A questo si aggiungono i processi sulla tutela dei minori ancora in calendario negli Stati Uniti e una governance in cui gli azionisti di minoranza hanno poca voce in capitolo, come dimostra il fatto che l’operazione sia stata approvata per consenso scritto dalle holding di Zuckerberg, senza che i titolari di azioni A venissero nemmeno interpellati.

Non mancano però le note positive e una riguarda allo stesso modo entrambe le classi. Meta si è impegnata a distribuire a tutti gli azionisti un’ulteriore azione C per ogni azione posseduta ogni volta che il titolo raddoppierà rispetto ai 580,60 dollari del 10 settembre 2026, purché il rendimento annuo composto non scenda sotto il 10%. È un meccanismo cucito su misura per Zuckerberg, ma se mai dovesse scattare, a brindare sarebbero in molti.

Come comprare le azioni C di Meta dall’Italia

Per chi investe dall’Italia la strada sarà la stessa che porta oggi alle azioni Meta di classe A, anche se nelle prime settimane di quotazione converrà camminare con passo un po’ più prudente.

Tutto comincia dal conto titoli, che deve essere aperto presso una banca o un broker online in grado di garantire l’accesso diretto al Nasdaq. Prima di gennaio vale la pena chiedere al proprio intermediario se la nuova linea sarà negoziabile fin da subito, perché le azioni C avranno un proprio codice ISIN e un proprio ticker, che Meta non ha ancora comunicato. Chi è abituato a comprare le azioni A in euro su qualche piazza europea farà bene a non dare per scontato che lo stesso varrà per le C, almeno nei primi giorni.

C’è poi una voce di spesa che molti dimenticano, il fatto che le azioni sono denominate in dollari, e alla commissione di acquisto si somma il costo della conversione da euro a dollari, che cambia parecchio da un intermediario all’altro e che, sugli importi più piccoli, può pesare più della commissione stessa. Un ospite silenzioso, insomma, che conviene conoscere prima di sedersi a tavola.

Anche il momento e il modo in cui si compra contano più del solito, poiché una linea appena nata è come un fiume dopo la piena, con prezzi che possono oscillare molto e una distanza ampia tra chi vuole comprare e chi vuole vendere. In questa fase un ordine con limite di prezzo protegge da esecuzioni sgradite meglio di un ordine al meglio. Prima di premere il tasto conviene sempre confrontare il prezzo delle C con quello delle A, tenendo presente che queste ultime saranno già state dimezzate dalla distribuzione.

Sul fronte dei dividendi, Meta paga una cedola ogni trimestre e le azioni C ne avranno diritto esattamente come le A. Per non lasciare al fisco americano più del dovuto serve il modulo W-8BEN, di solito gestito direttamente dall’intermediario, che riduce al 15% la ritenuta applicata negli Stati Uniti. In Italia si aggiunge poi l’imposta sostitutiva del 26%.

Al 26% sono tassate anche le plusvalenze realizzate con la vendita delle azioni. Chi sceglie il regime amministrato lascia che sia l’intermediario a calcolare e versare le imposte, mentre chi opera con un broker estero in regime dichiarativo deve riportare plusvalenze e redditi nella dichiarazione e pagare anche l’IVAFE, l’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero. Per chi riceverà le C come dividendo gratuito resta aperta una questione tutt’altro che marginale, cioè come ripartire il prezzo di carico originario tra azioni A e C ai fini del calcolo delle plusvalenze future. Prima di vendere una delle due classi è prudente chiedere conferma al proprio intermediario o a un commercialista, perché su questo punto un errore oggi può costare caro domani.

Esiste infine una porta laterale per chi preferisce non scegliere i singoli titoli. Chi investe in ETF sull’S&P 500, sul Nasdaq 100 o sull’azionario globale possiede già un pezzetto di Meta senza saperlo, e se gli indici decideranno di includere la nuova classe si ritroverà in portafoglio anche le azioni C, senza muovere un dito.

Il calendario da tenere d’occhio

Le prossime tappe sono poche ma decisive. Il 3 novembre la California voterà sulla Proposition 40, l’imposta patrimoniale che potrebbe spingere Zuckerberg a vendere parte delle azioni C appena ricevute. Nelle settimane successive Meta dovrebbe fissare la data di registrazione e quella di pagamento del dividendo. Il 19 gennaio 2027 entrerà in vigore il nuovo statuto, con la distribuzione entro i cinque giorni lavorativi successivi e l’avvio delle negoziazioni a fine mese, più o meno in contemporanea con la conference call sui conti del quarto trimestre, in cui il gruppo darà le prime indicazioni sugli investimenti 2027.

DISCLAIMER
Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio.

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