Per comprendere fino in fondo la portata delle attuali tensioni obbligazionarie basterebbe citare i dati finali dell’asta MEF del 9 ottobre. Venerdì scorso è andato di scena il Buono del Tesoro a 12 mesi, un buon termometro per misurare il costo del denaro a breve termine. Il prezzo di aggiudicazione è stato 96,881 per un rendimento esitato del 3,174%, mentre dal 2014 al ’21 è stato costantemente tra il negativo ed entro l’1% di soglia massima.
Gli yield attuali sembrano quasi ricalcare quelli dell’autunno ’23, quando si toccarono i massimi di periodo. Un discorso che vale su tutti i timeframe, anche sui neo slot dei 2 BTP a cedola fissa in asta con cedole al 3,00% e 3,35% e a sconto fino al 5,4%.
Il BTP adatto a chi cerca un investimento a breve termine
Lo Short Term è il classico investimento in titoli sovrani del MEF adatto a chi cerca un orizzonte temporale medio-corto. È un prodotto che “di norma” coniuga un rischio mercato contenuto a un discreto yield, oltre alla media durata. Tuttavia, stavolta potremmo essere “fuori norma” sul fronte dei ritorni, e lo vedremo poco oltre.
Conosciamolo prima nei suoi dati tecnici.
Il bond ha data emissione 15 giugno 2026 e scadenza al 15 settembre 2029, tra 35 mesi (2,93 anni residui). Quello mancante per i 3 anni pieni lo si “recupera” (in realtà lo pagherà il neo acquirente al Tesoro) nei 30 giorni di dietimi. L’identificativo ISIN è IT0005716839, e ha già un flottante di 7,7 mld di €. Gli slot MEF della 7° e 8° tranches sono pari, rispettivamente, a 2-2,5 mld di € nell’asta ordinaria, e in 0,5 nella supplementare.
Quanto rende effettivamente oggi lo Short Term Sep29?
Il tasso cedolare annuo è del 3,00%, l’1,50% semestrale, con date di stacco al 15/03 e 15/09. È obiettivamente un buon coupon a cui oggi si aggiunge, ai valori attuali di mercato, un 2% di sconto sul prezzo di rimborso finale. Venerdì 9 il titolo ha chiuso a 98,10 centesimi per un effettivo a scadenza del 3,71%, il 3,33% netto (dati: Borsa Italiana), per un potenziale 9,5% netto futuro complessivo. Ora non resta che vedere cosa succederà all’asta di martedì, e sarà lo yield esitato il vero riferimento per i neo acquirenti del bond.
Ora, l’attuale yield sul BTP 3Y a 3,645% (fonte: Investing) può dirsi interessante? Tecnicamente sì. Dal grafico ventennale del BTP 3Y si vede come soltanto dall’estate 2011 all’estate 2012 i ritorni siano stati quasi sistematicamente sopra il 3,5% con punte fino al 7,5%. Poi l’ultimo picco del 4% è di tre anni fa come adesso, e per il resto si hanno solo anni di yield relativamente avari. Sottoscriverlo ai corsi attuali non equivale a dire che si compra ai prezzi migliori di sempre, ma a buoni livelli, sì.
Inoltre, la modesta duration modificata di 2,72 lo rende un’ottima alternativa al conto deposito bancario e, decisamente di più, rispetto al parcheggio infruttifero sul c/c. Rispetto al primo, lo Short Term gode di elevati volumi scambiati, in media tra i 5 e i 20 mln di € tradati al giorno. Invece rispetto al secondo non c’è proprio storia, dato che l’investimento in liquidità è sempre perdente per antonomasia.
L’asta del BTP settennale
L’altro slot MEF in offerta è il neo settennale con matricola IT0005722845, sul mercato dal 15 luglio scorso. È un titolo giovanissimo che un mese fa ha pagato l’unica cedola corta e ha iniziato il 1° dei suoi 7 anni pieni, anche se ci sono 30 giorni “mancanti” e anche qui sarebbero i dietimi. La scadenza è fissata per il 15/09/’33 e l’importo MEF in offerta è racchiuso nel range 2,5-3 mld di € alla prima asta, e in 0,6 nella seconda.
La cedola annuale è del 3,35% (stacco semestrale), ma l’obbligazione prezza a sconto come la precedente. Tuttavia, data la maggiore durata residua (6,93 anni), duration modificata (5,96), volatilità annua (3,03%) e il VaR (0,44%), lo sconto offerto dal mercato stavolta è maggiore. Venerdì 9 ha chiuso a 94,59 centesimi, per cui se la prossima asta esiterà simili prezzi l’effettivo a scadenza si attesterà sul 4,3% annuo, il 3,85% al netto della ritenuta.
Dunque, il titolo si presenta con le carte in regola sia per chi cerca una soluzione di medio termine, sia per chi è relativamente attivo in bond. Il primo dovrebbe garantirsi la tenuta del potere d’acquisto del capitale a scadenza (tutto dipenderà dal tasso di crescita dei prezzi), e il resto dei costi (bollo e spese di gestione). Il secondo, invece, verosimilmente lo terrebbe in portafoglio fino al recupero della parità o giù di lì. Il massimo annuo è stato a 99,95 centesimi, e passati i primi anni, i più severi in termini di rischio di mercato, poi i corsi dovrebbero risalire.
Qui la speranza è che il recupero sia a breve termine, tipo tra 1-2 anni per esempio. Se la parità giungesse a dicembre 2028, e ne seguisse la rivendita a mercato, il titolo avrebbe reso il 5,35% effettivo netto annuo. Se giungesse, invece, a metà dicembre del 2027, del 2029 o del 2030, rispettivamente il 7,38%, il 4,62% e il 4,25%. A metà settembre del 2033, invece, sarebbe del 3,85%, come volevasi dimostrare.
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Il BTP a 15 anni e il calendario dell’asta
Infine precisiamo che alla triplice asta del 13 ottobre ci sarà anche uno slot di un BTP a 15 anni, esposto a parte nell’articolo del riquadro in alto. L’elevata durata del BTP Fx 3,95% Oct41 lo rende potenzialmente spendibile per più strategie di portafoglio, ed è questo il motivo per cui lo abbiamo presentato a parte.
Chiudiamo dando un rapido sguardo al calendario delle operazioni di sottoscrizione. La prenotazione da parte dei risparmiatori retail è fissata per lunedì 12, dato che nei due giorni successivi si terranno, nell’ordine, l’asta ordinaria e supplementare. Giovedì 15, invece, sarà per tutti il giorno di regolamento dei neo slot di titoli aggiudicati e sottoscritti.
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