Apple: Vision Pro, i rischi di isolamento sociale della realtà aumentata

Enrica Perucchietti

13 Giugno 2023 - 08:00

Dubbi e critiche su Vision Pro per il prezzo e la scarsa praticità. Questi dispositivi dovranno anche superare anche un altro problema: il senso di isolamento connaturato alle esperienze immersive.

Apple: Vision Pro, i rischi di isolamento sociale della realtà aumentata

A quasi un decennio dal flop dei Google Glass, Apple ha ufficializzato il suo nuovo dispositivo per la realtà mista, Vision Pro.

I dubbi su Vision Pro

L’annuncio dell’azienda di Cupertino è diventato virale ma ha suscitato reazione divisive e ha incassato anche un coro di perplessità: il visore della società sembra progettato con cura, ma il Vision Pro non sembra pratico né tantomeno comodo da indossare. Dai video e dalle immagini condivise dall’azienda possiamo infatti evincere che il dispositivo è ingombrante e collegato a una batteria esterna. Ai dubbi sull’indossabilità si aggiunge il prezzo astronomico: 3499 dollari.

Wired US ha per esempio bocciato l’innovativo prodotto, prevedendo che si rivelerà un flop;

«Quando il nuovo visore per la realtà mista da 3499 dollari sarà in vendita nel 2024, non c’è dubbio che i fan più irriducibili della società di Cupertino e gli appassionati di realtà virtuale (Vr) e aumentata (Ar) si metteranno allegramente in fila con i loro sacchi a pelo davanti alle porte degli Apple Store. Non è da escludere nemmeno che sul carro salgano anche alcuni gamer.
Ma non c’è alcuna possibilità che lo faccia anche il resto di noi. Non stiamo parlando di un gadget “rivoluzionario”, per quanto Tim Cook sembri sicuro di sé quando cerca di spacciarcelo come tale. È anzi uno dei rari passi falsi di Apple e un segnale di come la società stia perdendo la sua capacità di trasformare le novità tech per smanettoni in dei must anche per il resto delle persone. Il Vision Pro non è un’anticipazione del futuro, ma piuttosto un’indicazione del fatto che Cupertino non ha una visione chiara del futuro
».

Il visore di Apple, come altri prima di lui, è un dispositivo per la realtà mista, permette cioè agli utenti di interagire con elementi virtuali integrando però parte del mondo reale. Il passaggio attraverso il mondo reale è un aspetto su cui Apple si è focalizzata durante il lancio di Vision Pro, presentando il visore come un oggetto che si può indossare senza estraniarsi dalla realtà.

Il rischio di isolamento

Nei prossimi anni i visori diventeranno probabilmente più sottili, meno ingombranti e più facili da indossare, ma questi dispositivi dovranno superare anche un altro problema: il senso di isolamento tipico delle esperienze immersive.

Dopo l’isolamento sociale imposto dai governi durante il triennio pandemico, ora si vuole, tramite il richiamo dell’innovazione, della comodità e dell’intrattenimento, convincere le persone ad abbracciare i paradisi artificiali della tecnologia e isolarsi sempre di più in gabbie digitali.

Il video con cui Apple ha presentato il Vision Pro mostra, infatti, persone che si fissano il dispositivo alla testa con le batterie infilate in tasca, per poi sdraiarsi sul proprio divano e immergersi nell’esperienza di un film sui loro schermi giganti personali. Da soli. E qua il pensiero corre al fenomeno dei ragazzihikikomori, da un lato, e ai paradisi artificiali offerti dalla psichedelia, dall’altro.

Paradisi artificiali

Non a caso, Elon Musk ha deriso apertamente Vision Pro. Per il magnate, infatti, non convincono né il prezzo né l’utilità. Per Musk non servirebbe spendere 3.500 dollari per vedere la realtà aumentata, visto che con soli 20 dollari si possono tranquillamente comprare dei funghetti allucinogeni in grado di produrre lo stesso effetto.

E qua passiamo dall’alta tecnologia alla psichedelia e al tecnosciamanesimo. Il guru della DMT, Terence McKenna, ha sottolineato più volte la dimensione del “sogno” che contraddistingue l’esperienza psichedelica, arrivando addirittura a promuovere la fuga dalla realtà ordinaria per rifugiarsi nel mondo triptaminico del sogno.

Questa visione, in cui psichedelia e tecnologia si sfiorano, conduce verso un futuro digitale in cui l’uomo sarà ibridato con le macchine e la sua coscienza si sarà abbandonata ai paradisi artificiali della realtà virtuale.

Gli psiconauti nel tentativo di liberarsi dalle catene di Maya, finiscono per affogare la propria coscienza nell’illusione del sogno: gli psichedelici offrono loro il contatto diretto col divino, una strada veloce per accedere alla Matrice. E una volta che gli psichedelici saranno “superati”, sarà un’intelligenza virtuale a permetterci di assurgere a questo sogno.

In questa visione, tecnologia, animismo, sciamanesimo e magia arrivano a toccarsi: i tecnopagani, infatti, credono che la magia del passato e la tecnologia del futuro siano la stessa cosa (un po’ come la figura del mago/scienziato Rotwang nel film Metropolis) e sulla base di una visione olistica del mondo in cui tutto è interconnesso, introducono la tecnologia nei loro rituali.

Solo che oggi questa tecnologia produce dispostivi che sembrano funzionare più come il Soma di Aldous Huxley che come un mezzo per liberare l’uomo dalla Maya. Ossia, si presentano come un cavallo di Troia, un metodo di controllo e di sorveglianza che rischia di spingere sempre di più le persone a isolarsi, a vivere immerse in una realtà altra, alienate e soprattutto sole.

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