Da Margaret Thatcher a Ted Heath, predecessore della Lady di Ferro. I paragoni si consumano, si sprecano e si rimangiano: ne sa qualcosa il Wall Street Journal che, dopo aver confrontato il carattere di ferro di Mario Monti con quello di Margaret Thatcher, ha fatto dietrofront, dopo soli 7 giorni.
«Monti è stato scelto per recuperare l’Italia dalla soglia di un abisso greco. La riforma del lavoro è una resa a coloro che la stanno portando laggiù», scrive il quotidiano. A togliergli la coccarda thatcheriana è stato il dietrofront sulla riforma relativo alla rinuncia dell’eliminazione del reintegro nel caso di licenziamento illegittimo, come voluto dai sindacati. Un dazio da pagare per far star buone le parti, ma, secondo il WSJ, una dimostrazione di debolezza nei confronti del «nemico italiano», quello che sta trascinando l’Italia nell’abisso dei peggiori.
Una riforma limitata è meglio di niente come dicono gli ottimisti, scrive il quotidiano, ma non sembrano esserci spiragli per l’ottimismo nel nostro Paese: è un’analisi lucida e critica quella di una delle principali testate finanziarie, che segue la scia dell’intervento di Emma Marcegaglia, ieri, al Financial Times, che ha definito «pessimo» il compromesso in questione. La Thatcher, sicuramente, non sarebbe scesa ad alcun compromesso.
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