Voto minimo di laurea nei concorsi pubblici, legittimo oppure no?

Isabella Policarpio

07/01/2020

Ancora un’altra sentenza sulla legittimità del voto minimo di laurea per partecipare ai concorsi, stavolta di senso positivo, ma solo per profili “altamente specializzati”. Le novità del requisito del voto di laurea.

Voto minimo di laurea nei concorsi pubblici, legittimo oppure no?

Di tanto in tanto i tribunali tornano sull’annosa questione della validità del requisito del voto minimo di laurea per partecipare ai concorsi pubblici. Si tratta di una vera e propria soglia di sbarramento che nega l’accesso al concorso a chi non ha ottenuto il voto minimo indicato nel bando (che il più delle volte è 105/110).

Ultima sulla questione una recente sentenza del Tar Lazio che ha ammesso la validità del requisito del voto di laurea limitatamente ai casi in cui il concorso sia mirato alla selezione di personale particolarmente qualificato. Nelle altre ipotesi resta invece il divieto. Di seguito i dettagli della decisione e il punto della situazione sulla validità del voto di laurea.

Voto minimo di laurea nei concorsi pubblici: quando è legittimo

Il Tar del Lazio si recentemente pronunciato (di nuovo) sulla legittimità del requisito del voto di laurea in sede di partecipazione ad un concorso pubblico. Molto spesso i bandi, pubblici e non, stabiliscono un certo volo al di sotto del quale escludere le candidature degli aspiranti, cosa talvolta è stata considerata legittima, altre discriminatoria e quindi da eliminare.

L’ultima decisione a riguardo è la n. 14064/2019 in cui i giudici amministrativi romani hanno ammesso il requisito del voto minimo limitandolo però ai concorsi pubblici per “particolari figure professionali” per cui il diploma di laurea da solo non basta ma occorre anche una votazione eccellente.

Concorso in Banca d’Italia: legittimo il voto minimo di laurea?

La sentenza in esame riguarda i requisiti previsti nel bando di concorso della Banca d’Italia per l’assunzione di personale “esperto”. Sulla base di una precedente sentenza sempre del Tar Lazio, il ricorrente constava il requisito del punteggio minimo di 105/110 per poter partecipare alla selezione in Banca. Questa volta però il tribunale amministrativo ha emesso una sentenza di senso contrario: il voto minimo di laurea è legittimo quando il bando è rivolto a profili particolarmente qualificati. Dunque i giudici hanno ritenuto legittimo il criterio di sbarramento stabilito dall’istituto bancario.

Voto di laurea nei concorsi: quando non è ammesso

Visto quanto appena esposto, quando il concorso non riguarda personale esperto, il requisito del voto minimo di laurea è illegittimo, di conseguenza i candidati esclusi potranno sicuramente tentare la via del ricorso ed essere ammessi alla selezione.

Ciò in ottemperanza alla storica sentenza del Tar Lazio del 15 febbraio 2019, in cui i giudici hanno sancito per la prima volta che la soglia di sbarramento costituita dal voto minimo di laurea è illegittima. In particolare i giudici amministrativi lo hanno definito un requisito ingiustificato, discriminatorio e penalizzante. L’argomento principale a fondamento della decisione è che non sempre il voto di laurea rappresenta un indice attendibile di preparazione del candidato che, al contrario, dipende da molte variabili, come ad esempio l’Ateneo di provenienza. Dunque, ogni candidato deve avere la possibilità di dimostrare la sua preparazione nelle sedi opportune, cioè nelle prove scritte ed orali, senza subire una ingiustificata discriminazione iniziale che gli impedisce a priori l’accesso ai concorsi pubblici.

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