Un suicidio al giorno per chi è senza lavoro: ecco le vittime dell’Italia della crisi

Daniele Sforza

18 Aprile 2012 - 12:34

Un suicidio al giorno per chi è senza lavoro: ecco le vittime dell’Italia della crisi

Dati allarmanti, preoccupanti e drammatici, ma sicuramente in grado di rappresentare la condizione in cui vertono i lavoratori italiani, vessati dalla pressione fiscale e dalle conseguenze della crisi finanziaria. Il rapporto dell’Eures «Il suicidio in Italia al tempo della crisi», infatti, mette in luce un problema che affligge soprattutto disoccupati ed esodati, specialmente nel nord Italia, ma in crescita anche al centro.

Le cause a cui imputare questi gesti estremi sono naturalmente la mancanza di lavoro o le prospettive economiche scarse e inefficienti: tra i disoccupati aumentano i suicidi, se consideriamo che nel 2009 furono in 357 a togliersi la vita, mentre nel 2010 sono stati 362, di cui 310 uomini, dato che rivela quanto la componente maschile sia la più fragile, anche per ragioni sociali. Tuttavia, non sono solo i disoccupati a tremare: anche tra gli esodati, ovvero quella categoria di persone over 45 ma ancora lontane dall’età pensionabile che non riescono più a trovare lavoro, si diffonde il morbo della disperazione, se si pensa che nel 2010 vi è stato un incremento del 12,6% rispetto al 2009 e del 16,8% rispetto al 2008. Subito sotto vi sono gli imprenditori, i liberi professionisti e i lavoratori in proprio.

La Lombardia detiene il triste primato di regione con più suicidi all’anno, con 496 casi nel 2010 (+3% rispetto al 2009), segue il Veneto con 320 casi e l’Emilia-Romagna con 278. Nel complesso, nel nord dell’Italia, sono stati ben 1628 i suicidi, esattamente il 53,4% del totale, ovvero più della metà. Segue il Sud con 796 casi rilevati e un incremento del 26,1%, mentre ultimo è il Centro con 624 casi accertati e una crescita del 20,5% rispetto all’anno precedente, seppure qui, e soprattutto nel Lazio, sia stato segnalato un cospicuo incremento.

Alla luce di questi dadi, il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni, ha dichiarato: «Sono dati drammatici che segnalano il clima di incertezza e scoraggiamento che c’è nel nostro Paese. Tutta la classe dirigente è chiamata in causa e dovrebbe riflettere. Invece di indicare la strada della ripresa la politica sta indicando un percorso di incertezza e di ulteriori sacrifici che produce questo clima di oscuramento. Noi sosteniamo invece che ci sia bisogno di un clima nuovo, come è già avvenuto con successo in altri momenti della storia del nostro Paese. Ci vuole un patto sociale», ha proseguito «in grado di dare una prospettiva positiva di crescita e di fiducia tra i lavoratori e nelle imprese. Occorre uno scatto di orgoglio ma anche di responsabilità della classe dirigente».

Si fallisce e ci si toglie la vita anche per via delle cartelle esattoriali Equitalia, e gira finalmente tra le varie associazioni che si vanno costituendo un «j’accuse» rivolto contro lo Stato e le istituzioni principali. Quando bisogna pagare, lo Stato fa attendere anni, ma quando c’è da riscuotere non perde tempo a far crollare prospettive e status sociale al cittadino. Questo concetto è alla base della fondazione di diversi enti e associazioni, dal nord al sud dell’Italia, nate allo scopo di eliminare la cortina del silenzio creata attorno a quei piccoli imprenditori vessati dalla pressione fiscale, ma anche per richiamare l’attenzione delle istituzioni, colpevole di un mutismo assolutamente responsabile.