Ottimo momento in borsa per le azioni Telecom Italia, che ieri hanno ricevuto una promozione da Goldman Sachs
Anche ieri Piazza Affari ha messo a segno un interessante rally, confermandosi sui livelli più alti dall’estate del 2011. Tra i titoli in evidenza c’è senza dubbio Telecom Italia, che ha chiuso la seduta di borsa con un rialzo del 3,15% a 0,72€ sui livelli più alti da fine gennaio scorso. A dare slancio al titolo del gruppo telefonico italiano è stata la promozione ricevuta da Goldman Sachs, che ha inserito le azioni Telecom Italia nella sua “buy conviction list”, ovvero la lista di titoli da acquistare assolutamente. La banca d’affari newyorkese ha confermato chiaramente il giudizio “buy”, ma allo stesso tempo ha alzato il target price a 0,93€ dalla precedente valutazione di 0,76€. E’ stato anche incrementato il prezzo obiettivo delle azioni risparmio a 0,74€ da 0,65€.
Secondo quanto dichiarato dagli specialisti della banca americana, “Telecom Italia è un titolo che beneficerà del consolidamento nel mercato mobile domestico e in Brasile”. Inoltre, se l’azienda riuscirà a incrementare gli investimenti, tale processo di consolidamento potrebbe sperimentare un’accelerazione. Goldman Sachs vede di buon occhio l’uscita di scena di Franco Bernabé, in quanto potrebbe avvenire finalmente un cambio nelle scelte strategiche societarie. La banca americana ritiene che per abbattere l’enorme debito societario si debba procedere con la vendita di Tim Brasil, che porterebbe nelle casse di Telecom Italia una cifra intorno ai 9 miliardi di euro.
Intanto il prossimo 7 novembre Telecom Italia comunicherà i risultati relativi al bilancio del terzo trimestre dell’anno. Gli esperti di Equita Sim si aspettano un leggero miglioramento del trend dei ricavi del mercato domestico, mentre l’ebitda per il mercato interno dovrebbe scendere di circa il 10%. Il debito societario, che a fine giugno scorso era a 28,8 miliardi di euro, dovrebbe scendere di meno di un miliardo, per cui ci sarà un leggero ritardo rispetto all’obiettivo dichiarato dai vertici societari di un debito inferiore ai 27 miliardi per fine anno.