E’ uno dei più influenti uomini della scena economica: Steve Keen, stimato professore universitario australiano, colui che in tempi ancora non sospetti aveva previsto la crisi finanziaria, non le manda a dire, intervistato dalla radio della BBC, misura le parole una dopo l’altra, non si perde in discorsi lunghi e contorti quando la risposta può essere solo una, e anche laconica, ma soprattutto spara affermazioni che sicuramente hanno fatto, fanno e faranno discutere.
«Pensavo che gli Stati Uniti versassero in una situazione difficile, ma l’ammontare del debito nel Regno Unito è da restare senza fiato! Siete diretti verso un’altra fase di credit crunch», così Keen ha avvertito gli ascoltatori britannici.
Un «giubileo del debito moderno», come l’ha chiamato Keen, potrebbe dunque essere l’unico modo per uscire dalla crisi: ridurre il debito privato ma senza svantaggiare i risparmiatori, anzi, l’obiettivo è quello di diminuire drasticamente il potere e l’influenza del settore finanziario. Anche perché «non c’è bisogno degli economisti per avere un’economia, ma è necessario avere gli ingegneri per costruire un ponte».
Keen, che si autodefinisce post-keynesiano e si rivela un seguace del pensiero di Hyman Minsky, si scaglia contro l’economia mainstream, definendola la principale minaccia per il capitalismo, e lancia un’ultima stoccata alle regine del settore finanziario, le banche: «Se si tiene in vita il settore bancario, nella sua forma parassita in cui si è mutato, l’economia prima o poi ne soccomberà».
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