Ancora acquisti sui bond pubblici della periferia europea. Giù lo spread italiano, che scende sotto 155 punti base
La caccia ai bond europei sembra non conoscere soste. Ieri lo spread Btp-Bund è sceso sotto 155 punti base, con il rendimento del titolo di stato decennale italiano ormai prossimo a raggiungere la soglia psicologica del 3%. Nell’ultima asta del Tesoro di fine marzo i tassi sui Btp a dieci anni hanno registrato il minimo più basso di sempre sotto il 3,3%, ma sul mercato secondario continuano a evidenziare un trend discendente costante. La curva dei rendimenti in Europa si sta sempre più schiacciando: la tendenza non riguarda soltanto Italia e Spagna, ma anche i paesi dell’eurozona più in difficoltà come la Grecia e il Portogallo.
Dopo ben quattro anni di assenza, qualche giorno fa Atene è tornata sul mercato dei capitali finanziandosi autonomamente con l’emissione di un bond quinquennale a un tasso inferiore al 5% (nell’estate del 2012 si viaggiava intorno al 20%). Ieri è stata la volta del Portogallo, che ha piazzato con successo bond decennali per 750 milioni di euro a un tasso del 3,5752%. Per Lisbona si è trattato del primo collocamento di titoli di stato dal salvataggio pari a 78 miliardi di euro orchestrato poco meno di 4 anni fa dalla troika (Ue-Bce-Fmi). Lo scorso febbraio i bond decennali portoghesi, collocati per via sindacato, avevano evidenziato tassi decisamente più alti al 5,112%.
Secondo gli esperti di Rabobank lo spread tra i bond portoghesi e i bond tedeschi con scadenza decennale potrebbe ben presto scendere sotto 200 punti base dai 212 punti attuali. Gli investitori stanno apprezzando i progressi di Lisbona, che ora punta a uscire dal programma di aiuti della troika. I bond del Portogallo e della Grecia sono diventando sempre più attraenti, grazie agli elevati rendimenti che è ancora possibile spuntare sulle scadenze a breve-medio periodo. Gli investitori internazionali puntano sul rilancio dei due paesi, nonostante siano ancora alle prese con problemi strutturali delle proprie economie. La Grecia è comunque riuscita a centrare un surplus primario di 1,5 miliardi di euro, superiore alle aspettative della stessa Ue.