95.000 messaggi, 1 ogni 2 secondi: il governo ha chiesto agli italiani di esprimere la propria opinione sulla spending review, e i cittadini, rispolverando il proprio senso civico, ma anche sfogando un senso di frustrazione che covano da parecchio tempo, hanno risposto in massa.
Il filo rosso che lega cittadini e governo
Da un comunicato di Palazzo Chigi, infatti, quello che si è verificato in questi ultimi giorni «è un segnale forte, che rivela la volontà dei cittadini di non limitarsi alla denuncia, ma di voler aiutare concretamente il governo nell’attività di revisione della spesa». Grazie alla sezione apposita messa a disposizione dal Governo sul proprio sito ufficiale, gli utenti italiani potranno infatti cliccare su «Esprimi un’opinione», registrarsi e dare i propri suggerimenti sul taglio delle spese, attraverso la segnalazione degli sprechi e delle spese futili. Al fine di analizzare tutto il flusso di informazioni e suggerimenti provenuti, è stato formato un gruppo di lavoro apposito specializzato nell’archiviazione e nella lettura delle segnalazioni pervenute, allo scopo di «redigere e diffondere un rapporto organico di tutti i messaggi ricevuti e, soprattutto, inviare alla task force di Bondi e ai singoli ministeri interessati le segnalazioni, per agevolarne il lavoro», come si legge dal comunicato.
Costi della politica, Chiesa ed enti locali nel mirino
Enti locali, sanità, costi della politica, auto blu e Chiesa: sono tra i principali elementi contestati pervenuti a Palazzo Chigi. «Gentili signori», afferma un giovane romano «in qualità di cittadino e contribuente trovo vergognoso che, in un momento di crisi economica, ingenti risorse vengano devolute a vantaggio di una fede religiosa invece che allo sviluppo economico, violando in un colpo i principi del buon senso e della laicità dello Stato». Tuttavia, la Chiesa non è la sola a essere messa alla gogna: se un cittadino di Treviso esprime la propria perplessità sulla sanità, e in particolare sui «pasti inutilizzati delle mense che finiscono le spazzatura» e sul «riscaldamento sempre acceso anche d’estate». Molto calda è anche la questione «costi della politica»: da Mantova chiedono l’obbligo di tutti i dipendenti delle amministrazioni di «viaggiare con i mezzi pubblici», mentre sempre da Roma chiedono: «Perché non viene fissato il rimborso elettorale a 35 centesimi di euro, ivi compreso il contributo ai propri organi di informazione, per ogni voto valido assegnato?» e da Napoli richiedono una revisione della Costituzione finalizzata a limitare i privilegi dei parlamentari. Tra i cittadini intervenuti, comunicano da Palazzo Chigi, vi sono in prevalenza giovani, dipendenti delle pa, liberi professionisti, professori universitari, imprenditori e ricercatori.
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