L’Unione Europea ha finalmente lanciato la ciambella di salvataggio alla Spagna finanziando le banche iberiche colpite dalla crisi. Tuttavia, la tregua per Madrid e per l’Euro potrebbe avere vita breve.
bailout o non bailout, questo è il problema.
L’area delle 17 Nazioni a moneta unica ha finalmente concesso un prestito a Madrid, fino a 100 miliardi di euro per risanare i fondi delle banche. L’intento è quello di rassicurare gli investitori e stabilire un firewall contro la crisi. Tuttavia, l’ultimo punto fermo dell’eurozona potrebbe essere spazzato via già da domenica prossima col voto della Grecia che, nella peggiore delle ipotesi, potrebbe finire col rinvigorire la crisi dei mercati e le prime vittime di questa tragica profezia sarebbero proprio la Spagna e l’Italia.
Sebbene Rajoy non sia d’accordo, molti analisti sostengono che questo aiuto alle banche sia solo il preludio di un imminente bailout. E, mentre il Premier spagnolo tenta disperatamente di evitare questa «croce», gli altri leader europei guardano con preoccupazione ai costi di queste operazioni, che tirerebbero al limite i fondi di salvataggio della zona euro.
Erik Nielsen, Capo Ricerca Economica per Unicredit ha affermato che, una volta ricapitalizzate le banche, i leader europei dovranno fronteggiare tre punti chiave: le banche, le regioni e le riforme strutturali.
Altri, invece, sembrano essere meno sicuri. Karl Whelan, economista all’Università di Dublino sostiene che gli oneri per la ricapitalizzazione delle banche insolventi ricadranno tutte sui cittadini spagnoli.
La quarta economia della zona euro è assediata dalla recessione e dal forte tasso di disoccupazione, senza contare il peso del debito nazionale e quello regionale.
La scorsa settimana Fitch ha declassato la Spagna a BBB , appena sopra il livello «spazzatura» e Moody’s ha fatto sapere che il debito sovrano delle zone euro non favorisce gli investimenti, anzi prefigura un taglio al rating di Madrid.
Jose Carlos Diez, capo economista all’Intermoney di Madrid ha recentemente affermato «Siamo vicinissimi ai titoli spazzatura e, presto finiremo anche noi nella spazzatura». «In questa situazione - ha aggiunto - la cosa migliore da fare è guardare alla reazione degli investitori e vedere se la fuga dei capitali prosegue. Se tale processo non si arresta, i nostri problemi aumenteranno e vedremo le possibilità di bail-out concretizzarsi sempre di più».
Italia: saremo noi i prossimi?
A prescindere dalle pressioni esercitate dal mercato globale, Berlino e Parigi hanno agito fuori dai propri interessi, ma non tutti sono d’accordo con le attuali politiche europee e intanto sale la tensione nei mercati finanziari.
Morten Spenner, Ceo dell’International Asset Management ha detto che: «è solo una questione di tempo prima che altre problematiche vengano fuori, soprattutto se la crescita continua ad essere così pigra e lenta» e, a tal proposito, ha ribadito la necessità di una soluzione che sia chiara e incentrata sulle questioni politico-finanziarie all’origine dei problemi dell’euro, piuttosto che un miope approccio a «cerotto».
La scorsa settimana Mario Draghi ha fatto sapere che il mercato interbancario eruopeo è «disfunzionale». Alcune banche del sud Europa ne sono completamente tagliate fuori, altre sono totalmente dipendenti dal denaro delle banche centrali.
Il pacchetto di salvataggio della Spagna è stato ideato anche per alleggerire la pressione sull’Italia, numero 3 dell’economia europea. Agli occhi degli operatori di mercato, l’Italia è potenzialmente la prossima in lista per il bailout, un salvataggio che la zona euro potrebbe affrontare con non poche difficoltà. Infatti, da dove verranno i prossimi soldi? 200 o 300 miliardi di euro per l’Italia? Secondo alcuni, il salvataggio della Spagna sta peggiorando la situazione. E gli economisti sostengono che l’Italia farà presto richiesta di intervento, che sia alla BCE, ai fondi salva-stati o al Fondo Monetario Internazionale.
Tradotto da Federica Agostini per Forexinfo.it - Fonte: UK Reuters
© RIPRODUZIONE RISERVATA