Space economy: cos’è? Previsioni e andamento dell’industria che attira miliardi

Cos’è la space economy? L’economia dello spazio continua ad attirare miliardi di investimenti (e così continuerà a fare) sia dal settore pubblico che dai privati.

Space economy: cos'è? Previsioni e andamento dell'industria che attira miliardi

La space economy, la catena del valore impegnata nello sviluppo e realizzazione delle infrastrutture spaziali e delle sue componenti, si conferma un mercato attivo e continuerà a stupirci ancora per molto tempo.

Le banche di investimento prevedono che la space economy mondiale, che oggi vale 350 miliardi di dollari, potrà crescere fino a raggiungere valori impressionanti nei prossimi decenni.

Un report di Goldman Sachs prevede che il settore arriverà a valere 1.000 miliardi di dollari entro il 2050, mentre uno studio di Morgan Stanley si aspetta il raggiungimento di un valore di 1.100 miliardi.
Molto più ottimista è Bank of America Merryl Lynch, che ipotizza una crescita del mercato fino a 2.700 miliardi di dollari nello stesso arco temporale.

Cos’è la space economy?

La space economy corrisponde a quella parte dell’economia orientata alla crescita, sviluppo e gestione di tutti gli strumenti, infrastrutture e tecniche per la gestione e l’utilizzo dello spazio cosmico.

I vantaggi della space economy non sono solamente nella relativa novità di questo business, ma anche nelle ricadute pratiche che le scoperte di questo settore hanno nella vita quotidiana: se oggi abbiamo il teflon, i cibi liofilizzati, o la TAC e la microelettronica è grazie alle innovazioni e agli studi svolti per arrivare sulla Luna o per raccogliere polvere di stelle.

La space economy, così come la conosciamo tutti, ci porta a pensare alle stazioni orbitanti, alle missioni di scoperta ed esplorazione di pianeti e corpi celesti ancora oggi a noi estranei. In realtà la space economy si articola in due diversi rami:

  • un primo ramo detto upstream, che comprende le infrastrutture spaziali e in cui sono processati materiali e strumenti utili alle operazioni nello spazio;
  • un secondo ramo detto downstream, che fa riferimento alle applicazioni basate su infrastrutture spaziali e dove fondamentali sono le applicazioni dei big data.

L’OCSE invece schematizza i principali segmenti dell’economia spaziale in produzione, servizi satellitari e servizi ai consumatori.
Tra investitori e tecnici del settore la divisione concettuale in upstream e downstream rimane la più adoperata.

Quanto vale la space economy?

La space economy vale 350 miliardi in termini di fatturato, 80 miliardi dei quali non sono destinati all’industria satellitare e arrivano direttamente da fondi statali o altri enti nazionali e sovranazionali di ricerca e sviluppo,. Questa misura un tasso medio di crescita in fatturato del 7% annuo.

Secondo lo studio Space Investment Quarterly condotto da Space Angels, nel primo trimestre del 2019 sono stati investiti in azioni di società spaziali ben 1,7 miliardi di dollari, ovvero quasi il doppio della somma investita nell’ultimo trimestre del 2018.

Ad una più attenta analisi sui soggetti coinvolti, il settore pubblico investe per il 24% ed il restante 76% è da parte di aziende private o altro tipo di associazioni.

Gli investimenti pubblici nella space economy

La colonizzazione dello spazio è da sempre un settore di prestigio e dall’alta concorrenza tra Paesi.
Negli anni sessanta la lotta era esclusivamente tra i due poli USA e Russia, mentre oggi anche l’Europa e la Cina sono competitor strategici. Il Dragone Rosso punta molto sul settore: ha investito 6 miliardi di dollari nel 2016, più della Russia e seconda solo agli USA. Mentre l’Europa dal 2021 fino al 2027 ha in previsione di investire 17 miliardi di euro.

Gli Stati Uniti, forti della guida del Presidente Trump che sogna una “space force”, ovvero delle forze armate spaziali, attraverso la NASA continuano ad aumentare le risorse a bilancio di altri 1,6 miliardi di dollari su un già cospicuo budget di 21,5 miliardi. Gli obiettivi degli Stati Uniti sono due: portare l’uomo su Marte e far tornare gli astronauti sulla Luna. Quest’ultima è la mission a più breve termine, all’interno della quale è previsto l’inserimento della prima donna sulla Luna entro il 2014.

Un altro importante Paese che recentemente ha incrementato i suoi investimenti nella space economy è l’India. Il suo programma di esplorazione spaziale parla anche un po’ italiano poiché molti degli ingegneri aerospaziali coinvolti si sono formati proprio nel nostro Paese.

L’interesse degli investitori privati

Accanto agli investitori pubblici sono numerosi anche quelli privati.
Sono 250 i fondi venture capital che hanno deciso di investire nelle start up del settore spaziale. Nel 2017 dal rapporto di Euroconsult il 40% degli investimenti privati nella space economy è arrivato da 120 di questi.

Sempre più frequenti sono anche le partnership tra aziende specializzate e tra singole aziende che hanno interessi nello sviluppo della space economy, come ad esempio OneWeb Satellites e Airbus, che quest’anno inaugureranno il lancio di 900 satelliti in orbita bassa per fornire un accesso ad Internet globale a prezzi accessibili.

Morgan Stanley stima che la banda larga satellitare rappresenterà il 50% della crescita prevista per la space economy - fino al 70% nello scenario più rialzista.

Il lancio di satelliti che offrono servizi Internet a banda larga contribuirà a ridurre il costo dei dati, comportando un aumento della domanda.
All’interno di questo processo i big data saranno fondamentali: ciò che farà la differenza sarà come questi verranno elaborati e analizzati per i diversi usi che possono consentire in campo meteorologico, agricolo, monitoraggio ambientale, navigazione e non da ultimo il campo militare.

Un business per miliardari

Ma la private space economy rimane un settore per miliardari: sono loro i veri protagonisti per investimenti e per presenza sulla scena mediatica.
I miliardari che più investono sono tre e li conosciamo bene: Jeff Bezos, Elon Musk e Richard Branson.

L’azienda aerospaziale SpaceX di Musk ha lanciato un razzo che ha rilasciato in orbita 60 satelliti con l’obiettivo di costruire Starlink, una rete di satelliti che supporti il servizio internet globale.
SpaceX dal 2008 al 2016 è stata ingaggiata dal governo americano per 12 missioni di trasporto cargo tra la Terra e la Stazione Spaziale Internazionale con un costo complessivo di 1,6 miliardi di dollari.

Jeff Bezos, in parte competitor di Musk, è attivo principalmente con due società: Blue Origin e ovviamente con Amazon.
Il progetto Amazon Kuiper metterà in orbita 3.236 satelliti con l’intenzione dichiarata di fornire «una connettività a banda larga a bassa latenza e ad alta velocità a comunità non servite o poco servite in tutto il mondo».

Ma oltre ad un maggior numero di dati e alla fornitura di reti ottimizzate i progetti dei tre miliardari puntano davvero alle stelle.

Elon Musk vuole colonizzare Marte e rendere l’umanità una specie multi-planetaria, ambizioso ma comprensibile considerando sia la potenzialità e la necessità per l’umanità di nuove risorse sia i cambiamenti ambientali inevitabili.

Anche Jeff Bezos vorrebbe conquistare Marte, ma al momento si sta focalizzando su un progetto ugualmente molto audace: costruire stazioni spaziali e spostare l’industria pesante fuori dal pianeta. Punta a realizzare una Amazon intergalattica per la space mining (l’industria mineraria spaziale), ma quest’ultimo settore, visti i costi spropositati emersi dalle analisi svolte da Sinéad O’Sullivan, ricercatore all’Harvard Business School, è un sogno ancora da lasciare nel cassetto.

Richard Branson è forse il più cauto dei tre, ma di certo il vero pioniere del turismo spaziale e in particolare dei viaggi in ambiente a gravità limitata grazie alla sua storica compagnia Virgin Galactic (un biglietto sulla Virgin si aggira sui 250 mila dollari). Branson punta ora all’esportazione, vuole portare il suo sistema di lancio satellitare in Giappone avviando una collaborazione con l’operatore di compagnie aeree ANA Holdings Inc, che fornirà manutenzione e possibilmente aeromobili.
Il turismo spaziale è un business remunerativo tanto da attirare nuovi soggetti entranti, ultimissima la NASA.

L’agenzia spaziale statunitense recentemente ha autorizzato la possibilità di fare viaggi tra le stelle e soggiornare sulla ISS, ma anche questi visti gli alti costi rimarranno accessibili a pochi.

La space economy in Italia

Nel nostro Paese la space economy è tradizionalmente di grande rilevanza.
Siamo il sesto Paese al mondo in termini di bilancio investito in rapporto al PIL e terzi in Europa nei finanziamenti per le attività dell’ESA. Siamo di nuovo sesti al mondo anche per quantità di articoli scientifici sul tema dello spazio.

Il nostro è uno dei pochi Paesi ad avere la filiera completa dell’industria spaziale: dal satellite al software, vi sono coinvolte 250 aziende che danno impiego a 6.500 persone.
L’Italia si distingue e si fa valere per l’elevata qualità, precisione e l’innovatività presente nel settore: sono a marchio italiano molte strumentazioni e componenti di progetti stranieri attivi sia nell’upstream che nel downstream.
L’ASI, Agenzia Spaziale Italiana, ha attive numerose partnership in tutto il mondo dal Giappone per arrivare all’Australia e fino al Brasile.

Nel 2016 il Governo ha formulato un piano strategico per la space economy confluito nel Piano Imprese e Competitività FSC, proposto dal MISE ed approvato con delibera CIPE n.52/2016 del 1 dicembre 2016, che le ha assegnato una prima dotazione di risorse pari a 360 milioni di euro, a valere sul Fondo Sviluppo e Coesione.

In totale i fondi messi in bilancio dal piano fino al 2020 ammontano ad un totale di circa 4,7 miliardi di euro, di cui circa il 50% coperto con risorse pubbliche, tra nazionali e regionali, aggiuntive rispetto a quelle ordinariamente destinate alle politiche spaziali.

La space economy italiana, in linea con i programmi europei, si impegna a sviluppare cinque progetti:

  • telecomunicazioni satellitari (Mirror GovSatCom);
  • infrastruttura Galileo PRS;
  • supporto alla partecipazione nazionale a GALILEO (Mirror Galileo);
  • supporto a Copernicus (Mirror Copernicus);
  • esplorazione spaziale e sviluppi tecnologici connessi

La space economy anche nei prossimi anni rimarrà un settore strategico e vitale per il nostro Paese garantendo, come riporta Roberto Battiston, ex presidente ASI, “Un ritorno in termini scientifici e industriali nell’ordine di 4 volte per ogni euro speso”.
Proprio l’Italia è stata scelta quale sede per ospitare il primo forum europeo per lo sviluppo globale di progetti e tecnologie derivanti dall’industria spaziale, il “New Space Economy European Expoforum 2019” che si svolgerà a Roma a dicembre 2019.

Il processo di democratizzazione

La space economy si sta democratizzando, le ragioni di questa “democratizzazione” derivano dai grandi progressi fatti negli anni, dal maggior numero di entranti nel settore, dalla sua liberalizzazione e dalla riduzione in costi fissi.
Recentemente, da uno studio Morgan Stanley, il costo di un lancio di un satellite è passato dalla cifra iniziale di 200 milioni di dollari a 60 milioni potendo scendere fino ai 5 milioni di dollari se i missili riutilizzabili diventassero la regola.

La produzione di massa via satellite calerebbe perciò dai 500 milioni di dollari per satellite a 500 mila dollari.
Bisogna però fare attenzione che dal processo di democratizzazione in avviamento non si viri verso la costruzione di un monopolio naturale a causa del costruirsi nel tempo di veri e propri space giants, andando a ricalcare molto quanto sta accadendo negli ultimi anni per Internet.

Le sfide per il futuro: la necessità di regolamentare il settore

Preso atto della crescente rilevanza della space economy, i singoli Stati sono chiamati a farsi carico di diversi impegni.
Oltre a continuare ad investire anche con forme diverse dalle usuali, sfruttando per esempio come sta accadendo il partenariato pubblico-privato, le principali necessità sono quelle di tutelare il settore e soprattutto prevederne una regolamentazione profonda poiché gli Atti ed i Regolamenti sono ancora quelli degli anni settanta ed i privati aumentano il loro potere.

La regolamentazione è indispensabile ancor più dopo quanto avvenuto con la messa in orbita dei 60 satelliti del progetto Starlink.
Lo scorso 23 maggio, durante la messa in orbita dei satelliti, molti siti web hanno segnalato centinaia di segnalazioni Ufo non sapendo si trattasse in realtà del progetto. Il lancio ha seriamente allarmato anche astronomi e gli altri studiosi: i satelliti impiegavano più di cinque minuti per arrivare da una parte all’altra dell’orizzonte e se si pensa che per la fine del 2027 essi saranno più di 12 mila ciò impatterà seriamente sul modo in cui ricercatori e noi tutti osserviamo il cosmo.

Parlare di space economy e di regolamentarle è molto importante poiché le innovazioni in questo campo e le nuove applicazioni che queste consentono stanno influenzando anche altri settori , come il marketing e l’advertising.
Pochi giorni fa è stato consentito agli astronauti di poter girare pubblicità in orbita ma senza ancora veri inserimenti di prodotti - forse una decisione costretta dalla notizia di alcuni mesi fa secondo cui i russi, con la start up StarRocket vorrebbero mettere in orbita mega cartelloni pubblicitari entro il 2021.

Viaggi nello spazio, colonizzazione e sviluppo di nuovi territori o di nuovi materiali, la possibilità di indagare e testare le leggi della fisica: sono questi i sogni della space economy.
Gli investimenti che la space economy riesce ad attirare sono utilissimi per il nostro progresso, facendo attenzione a non inquinare ciò che ancora ha il potere di incantarci.

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