L’operazione Mondo di mezzo condotta dai Ros e dalla Procura antimafiadi Roma fa emergere un triste quadro della capitale, una città gestita da imprenditori e politici criminali. Ecco come funziona quella che è già stata denominata «la mafia capitale»
Fa male leggere e sentire ciò che sta succedendo oggi a Roma, fa male pensare che la Capitale si sia ridotta così, specchio di un’Italia sempre più buia, guidata da gente che sguazza nella crisi perché proprio da essa trae guadagno e successo.
La cronaca di oggi ci racconta di una delle operazioni più complesse ed estese mai eseguite nel nostro Paese, 37 arresti e 51 indagati, tutti nomi illustri, l’ex sindaco Alemanno sotto indagine, 200 milioni di beni confiscati, un «sistema corruttivo ramificato» che assegnava appalti e finanziamenti pubblici a società gestite da criminali. Una cupola che si spartiva i soldi di una Capitale che di soldi non ne ha più da tempo.
Mafia signori, stiamo parlando di mafia. Le accuse derivanti dall’indagine condotta dai Ros e dalla Procura antimafia di Roma sono chiarissime: associazione di stampo mafioso, estorsione, usura, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio e altri reati.
Ma stavolta non parliamo di Cosa Nostra, della ’Ndragneta, dei vari Riina e Provenzano. Parliamo di gente che, secondo gli inquirenti, questi affari loschi li gestiva dal Campidoglio e dagli uffici ariosi e hi-tech dell’Eur.
Questa è la Mafia Capitale, un gruppo criminoso gestito da un ex terrorista, Massimo Carminati, e dal suo braccio destro Salvatore Buzzi, l’uomo che si occupava di elargire generose mazzette e gestire la contabilità di questa «holding mafiosa».
Tra gli arrestati spiccano l’ex ad dell’Ente Eur, Riccardo Mancini; l’ex presidente di Ama, Franco Panzironi. I due, per gli inquirenti sono:
«pubblici ufficiali a libro paga che forniscono all’organizzazione uno stabile contributo per l’aggiudicazione degli appalti».
Altro nome importante è quello di Luca Odevaine, ex capo di gabinetto della giunta Veltroni e ora direttore extradipartimentale di polizia e Protezione civile della Provincia di Roma.
La Crème de la Crème di Roma Capitale. Tra gli indagati c’è anche Gianni Alemanno. L’ex Sindaco però si difende:
«Chi mi conosce sa bene che organizzazioni mafiose e criminali di ogni genere io le ho sempre combattute a viso aperto e senza indulgenza. Dimostrerò la mia totale estraneità ad ogni addebito e da questa incredibile vicenda ne uscirò a testa alta. Sono sicuro che il lavoro della Magistratura, dopo queste fasi iniziali, si concluderà con un pieno proscioglimento nei miei confronti».
Sotto indagine anche alcuni esponenti dell’attuale politica: l’assessore capitolino alla Casa Daniele Ozzimo, il consigliere regionale Pd Eugenio Patanè, il consigliere regionale Pdl Luca Gramazio, e il presidente dell’Assemblea capitolina Mirko Coratti.
Destra e sinistra, non si salva praticamente nessuno. Nel frattempo i tre pubblici ministeri Luca Tescaroli, Paolo Ielo e Giuseppe Cascino continuano ad indagare sotto la guida del procuratore capo della procura di Roma Giuseppe Pignatone.
Quanto emerge da due anni di un lavoro, denominato «Mondo di mezzo», sembra frutto del genio del miglior sceneggiatore italiano e invece è semplicemente la cronaca del malgoverno e di un business criminoso che ha guidato Roma negli ultimi dieci anni.
Le perquisizioni sono scattate all’alba e sono tuttora in corso nelle case di boss, esponenti di alcuni clan di Ostia e politici capitolini.
Il reato ipotizzato dagli inquirenti nei confronti degli arrestati è il 416 bis, un reato molto conosciuto in Italia e dal passato illustre che altro non è che: associazione a delinquere di stampo mafioso.
Un reato per il quale nessuno è mai stato condannato nella Capitale, perché fino a ieri si credeva che fosse appannaggio dei siciliani, dei calabresi, dei pugliesi e che gli altri luoghi d’Italia dovessero subire una fama che era loro estranea. E invece, secondo la Procura, a Roma la mafia c’è, eccome se c’è: solo che invece di nascondersi in un casolare sperduto siede orgogliosamente sugli scranni del Campidoglio e gestisce la città dai palazzi dell’Eur.
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