Repsol: l’Argentina non pagherà 10 miliardi per l’esproprio, Madrid prepara reazione

Daniele Sforza

20 Aprile 2012 - 15:05

Repsol: l’Argentina non pagherà 10 miliardi per l’esproprio, Madrid prepara reazione

L’Argentina mostra i muscoli e si prende i rimproveri di Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, Stati Uniti e Unione Europea. A pesare è la nazionalizzazione di Ypf Gas, società attiva nella distribuzione e commercializzazione del gas naturale, controllata per l’85% dalla spagnola Repsol Butano eper il 15% da Pluspetrol.

Argentina contro Spagna

Si accende dunque il confronto tra Spagna e Argentina: il presidente sudamericano Cristina Fernandez de Kirchner, ha infatti deciso per l’esproprio di uno dei simboli dell’economia argentina. Curiose e azzardate giustificazioni si leggono dalla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Argentina: «Dalla dichiarazione di utilità pubblica per la maggioranza azionaria di Ypf, promossa dall’esecutivo nazionale, deriva che la stessa misura debba essere adottata per Ypf Gas. Dall’esame della documentazione relativa a Ypf Gas, emerge che la stessa non è tecnicamente una società, come nel caso di Ypf».

L’Argentina non pagherà i 10 miliardi per l’esproprio

Spavaldo anche il vice ministro dell’economia argentino Axel Kicillof, riguardo alla richiesta spagnola di 10 miliardi di dollari per l’esproprio di Ypf. «Repsol chiede 10 miliardi di dollari per Ypf? E come viene fuori la richiesta?» domanda. «Di certo non pagheremo questa cifra. L’unica cosa certa è che Ypf ha debiti per 9 miliardi di dollari, da cui sono esclusi i danni ambientali provocati negli ultimi anni». Nessuna via diplomatica all’orizzonte, dunque, e il contenzioso ricorda tanto il caso delle Falkland Islands che portò a una guerra-lampo contro il Regno Unito: anche in quel caso l’Argentina mostrò un lato molto duro che tuttavia ebbe la peggio, ma ancora oggi si discute riguardo alla riassegnazione delle Malvinas al paese sudamericano, come a sottolineare la tenacia, tipica peculiarità del carattere argentino.

Un affare sottobanco alla base dell’esproprio?

Alla base dell’esproprio due principali fattori: secondo l’Argentina, infatti, la Repsol sta utilizzando la YPF come un’importante risorsa economica finalizzata a contrastare il negativo momento di crisi economica. I risultati negativi effettuati in questi 14 anni, con la chiusura di 3.000 distributori e una consistente flessione nella produzione di greggio, hanno dunque aggravato la situazione. Un altro elemento alla base del duro contenzioso arriva direttamente dalla Cina: a quanto riporta il giornale economico Caixin, Repsol avrebbe tentato di vendere il 57% di Ypf alla società petrolifera cinese Sinopec per una cifra che si aggira attorno a i 15 miliardi di dollari, senza che l’Argentina ne fosse avvisata, ma su questa indiscrezione Sinopec non si è ancora pronunciata. Intanto l’agenzia di rating Standard and Poor’s ha bocciato Repsol, declassandolo da BBB a BBB-, spiegando che «la nazionalizzazione di Ypf deteriora in modo significativo il bilancio di Repsol», in quanto Ypf rappresenta il 40% dell’ebitda consolidato. Da Madrid si attende una forte reazione.

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