PEC, quando e per chi è obbligatoria: cosa si rischia senza

PEC obbligatoria per imprese e liberi professionisti: qui l’elenco dei soggetti obbligati e i tempi per procedere alla comunicazione. Per i trasgressori sanzioni amministrative fino a 1.000 euro.

PEC, quando e per chi è obbligatoria: cosa si rischia senza

La PEC, posta elettronica certificata, serve a dare alle comunicazioni via email ufficialità valore legale. Per questa ragione alcune categorie di soggetti sono obbligate a dotarsi di un proprio indirizzo di posta certificata e a comunicarlo prontamente al Registro delle imprese, altrimenti si rischiano pesanti sanzioni amministrative. L’obbligo è previsto dal Decreto anti-crisi n. 280 del 2008, convertito nella legge 22 del 2009.

La PEC ha la stessa funzione della raccomandata a/r, ha valore legale e certifica l’avvenuta consegna e l’integrità del contenuto, che non può mai essere modificato dal destinatario.

Tutti i cittadini se desiderano possono dotarsi di un proprio indirizzo di posta certificata; per alcuni soggetti però si tratta di un vero e proprio obbligo: per le imprese, i liberi professionisti (come ingegneri e avvocati), le Pubbliche Amministrazioni e le ditte individuali. Vediamo cosa rischia chi non si adegua.

Potrebbe interessarti anche PEC: quando ha valore giuridico?

PEC, quali sono i soggetti obbligati?

Ai sensi della Legge numero 221 del 2012 sono obbligati a comunicare al Registro delle imprese l’indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) i soggetti seguenti:

  • le imprese;
  • le ditte individuali e le ditte artigiane;
  • i liberi professionisti iscritti ad un Albo o ad un elenco;
  • le Amministrazioni Pubbliche.

Devono obbligatoriamente comunicare la PEC al Registro delle imprese anche i soggetti incaricati delle procedure concorsuali, quindi il curatore fallimentare, il commissario liquidatore e il commissario giudiziale. L’obbligo di comunicazione deve essere assolto entro 10 giorni dall’atto di nomina.

Cosa rischia di non ha la PEC?

Chi non dichiara il proprio indirizzo PEC commette l’illecito di “omessa comunicazione di atti e notizie nel registro delle imprese”. La mancata comunicazione della PEC per le società ha l’effetto di sospendere per i successivi tre mesi la domanda di iscrizione al Registro delle imprese, in questo arco di tempo la società può munirsi di PEC e sanare la mancata comunicazione. Per le ditte individuali invece i termini sono diversi: 45 giorni di sospensione dalla domanda di iscrizione al Registro per evitare le sanzioni previste.

Chi non provvede a comunicare l’indirizzo di posta certificata nei termini stabiliti è soggetto alle sanzioni amministrative seguenti:

  • da 10 euro a 516 euro per le imprese individuali, vedi articolo 2194 del Codice civile;
  • da 103 euro a 1.032 euro per le società, vedi articolo 2630 del Codice civile.

PEC consigliata anche ai privati cittadini: perché conviene

Per i privati cittadini non è obbligatorio munirsi di indirizzo di posta certificata tuttavia può essere una scelta utile e vantaggiosa. Innanzitutto grazie alla PEC non sarà più necessario recarsi alle Poste per ricevere le comunicazioni della Pubblica Amministrazione ed inviare documenti e osservazioni. Questo perché la PEC ha valore legale e costituisce una garanzia ulteriore per il mittente: i messaggi inviati non possono essere in alcun modo modificati dal destinatario.

Per quanto riguarda i costi, questi sono inferiori rispetto a quelli previsti per le aziende e i lavoratori privati: l’abbonamento annuale alla posta certificata equivale più o meno al costo di una raccomandata andata e ritorno ma può essere utilizzato nel corso dell’anno per un numero indefinito di volte; la raccomandata a/r invece va pagata di volta in volta.

Iscriviti alla newsletter

Money Stories