Pagamenti in contante: niente soglia dei 1.000 euro per gli stranieri. Il Mef spiega perché non c’è disparità

Vittoria Patanè

24/04/2015

Pagamenti in contante: la soglia dei mille euro non vale per gli stranieri. Ecco i chiarimenti del MEF

Pagamenti in contante: niente soglia dei 1.000 euro per gli stranieri. Il Mef spiega perché non c’è disparità

I residenti in Italia, indipendente da quale sia la loro nazionalità, devono rispettare la soglia di pagamento in contanti fissata a 999,99 euro. Per gli importi pari o superiori a 1.000 euro il pagamento deve essere effettuato attraverso bonifici, assegni non trasferibili, carte di credito o bancomat.

Questa è la regola. A ricordarlo è intervenuto anche il sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Enrico Zanetti che ha ricordato come il limite valga per tutti i residenti sul territorio italiano.

Ciò che in precedenza non era stato chiarito però, è che alla legge esistono delle deroghe. Nel dettaglio. La «regola dei 1.000 euro» non vale per gli stranieri non residenti in Italia e in particolare per i cittadini appartenenti a uno dei Paesi dell’Unione Europea o dello Spazio Economico Europeo come ad esempio Islanda, Norvegia e Liechtenstein.

Il limite per i pagamenti in contante, nel commercio al dettaglio e per le agenzie di viaggi, per gli stranieri non residenti in Italia sale infatti a 15mila euro.

Pagamenti in contante: I chiarimenti del MEF
Il Mef ricorda che, per poter accettare pagamenti compresi tra i 999,99 e i 15mila euro, i commercianti hanno l’obbligo di trasmettere una comunicazione all’Agenzia delle Entrate per indicare il conto corrente in cui verranno versati i soldi il primo giorno feriale successivo.

Dopo avereffettuato il versamento, obbligatorio, vige l’obbligo di consegnare all’operatore finanziario una copia della comunicazione inviata all’Agenzia delle Entrate.

Inoltre ciascun commerciante, per poter ricevere il suddetto pagamento dovrà richiedere al cittadino straniero una una fotocopia del passaporto e una autocertificazione in cui il diretto interessato dichiara di non risiedere in nessuno dei Paesi dell’Unione Europea o dello Spazio economico europeo, oltre a dichiarare di non risiedere in Italia.

In molti hanno riservato una disparità di trattamento tra cittadini italiani e stranieri. In questo frangente, Agenzia delle Entrate e MEF hanno ribadito la linearità della decisione, motivando la scelta di adottare misure diverse sulla base delle finalità preposte alla norma: da una parte i movimenti finanziari hanno una doppia tracciabilità e dall’altra si contrasta l’evasione fiscale.

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