Maturità 2020, pressione psicologica e ansia del maxi orale: il parere dell’esperta

Maturità 2020 in presenza dopo mesi di didattica a distanza: quali le implicazioni psicologiche per i ragazzi che faranno l’esame orale in sede, davanti a professori e presidente di commissione? Il parere dell’esperta.

Maturità 2020, pressione psicologica e ansia del maxi orale: il parere dell'esperta

Cresce l’ansia tra gli studenti che si apprestano a sostenere la Maturità. Un esame di Stato diverso quello che avrà inizio il 17 giugno 2020, fatto di un solo maxi orale della durata di un’ora, alla presenza di professori e presidente di commissione.

Dilagano stress e paure: la distanza da compagni di classe e professori, la mancanza di simulazioni di esame, tre mesi d’interrogazioni video e la nuova struttura dell’esame stanno mandando nel panico moltissimi maturandi.

Una situazione singolare che ci suggerisce almeno due domande. Quali sono le implicazioni psicologiche dell’affrontare un esame in presenza, face to face con gli insegnanti dopo mesi di Dad?

Quale può essere l’impatto di una Maturità 2020 non vissuta e sconvolta dal distanziamento sociale sul futuro lavorativo e universitario dei ragazzi che si diplomano quest’anno?

Ne abbiamo parlato con la dottoressa Leontina Lanciano, psicopedagogista e Garante dei Diritti della Persona della Regione Molise. Ecco cosa ci ha detto.

Maturità 2020 e orale in presenza: il parere della psicologa

“Questo lockdown ha reso il mondo diverso. Molti i dubbi, le incertezze e le preoccupazioni, soprattutto da parte degli studenti che ora devono affrontare l’esame di Stato, una prova che va avanti da generazioni. L’ansia che ha sempre accompagnato la Maturità si acutizza anche a causa della lunga assenza dai banchi di scuola. Io mi chiedo: come è possibile trasferire tanti momenti, emozioni in un computer? È chiaro che il disagio c’è. I ragazzi che all’inizio sembravano contenti per questa pausa così inaspettata dalla scuola, quasi una vacanza, ma ora risentono più di tutti di questo distanziamento. Hanno bisogno di relazioni, e la scuola è una cosa seria”, ci dice la dottoressa Lanciano.

Ed è proprio sull’importanza delle relazioni e del “contatto fisico” che la psicologa torna quando ci parla dell’impatto della didattica a distanza sulla quotidianità degli studenti e in particolare di chi quest’anno fa la Maturità.

“Prima della pandemia tutti gli esperti di educazione sottolineavano il rischio di stare troppo accanto ai dispositivi digitali, specie per i bambini: la didattica a distanza da un punto di vista pedagogico può essere considerata interessante, ma può fare anche danni irreversibili. I ragazzi hanno bisogno di relazioni e nell’ambito virtuale viene a mancare tutta una dimensione di contatto, di mimica, di prossemica, di quella parte di comunicazione non verbale”.

Tuttavia, aggiunge l’esperta, “Una parola positiva va spesa nei confronti di questa didattica virtuale che ha permesso di mantenere se non altro un minimo di relazione con insegnanti e compagni, tanto che si sta cercando di parlare di ’didattica di vicinanza’. Questa nuova dimensione sta anche facendo scoprire relazioni cui prima non si dava la giusta importanza, quindi un esame in presenza ben venga nonostante la pressione psicologica e l’ansia di questi ragazzi”.

Sulle ripercussioni psicologiche della Maturità 2020 dopo mesi di didattica a distanza l’esperta ha dichiarato: “Prima di tutto c’è la salute fisica che è prioritaria, ma c’è anche la salute mentale che non va dimenticata quindi io sono d’accordo con l’esame orale in sede. Non dimentichiamo che la scuola è una comunità educante e non certo digitale.”

In merito alle prospettive future dei ragazzi che si affacciano all’età adulta e al mondo universitario ha aggiunto: “Il disagio è comunque grande in questi ragazzi, che io ho avuto modo di ascoltare, e che aumenta anche con il passaggio all’università, se si considera, per esempio, che gli open day sono bloccati. Come fanno a sentire e immaginare questo futuro incerto e nebuloso? L’angoscia cresce come cresce la preoccupazione per il proprio avvenire.”

Per concludere, la psicopedagogista fa un invito al Governo affinché “si occupi un po’ più di scuola mettendola al primo posto. I ragazzi sono il nostro futuro, non ce lo dimentichiamo, e da oggi a settembre questa dovrebbe essere la priorità. Si dovrebbe parlare un po’ meno di calcio e un po’ più di scuola. Investire, fare progetti, mettere i ragazzi in sicurezza, ma riaprire perché è necessario per la loro salute mentale, per la crescita di chi rappresenta il nostro futuro.”

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