La Manovra spacca il governo: elezioni anticipate oppure soluzione Cottarelli?

Il governo Conte è in crisi sul condono, ma ci sono anche le pressioni dell’Europa e lo spread che sale: si tornare a votare o subentra Cottarelli?

La Manovra spacca il governo: elezioni anticipate oppure soluzione Cottarelli?

Le “manine” che avrebbero modificato il Decreto Fiscale non c’entrano più nulla, il problema adesso è politico. La Lega infatti rivendica la bontà del condono mascherato da Pace Fiscale, ma il Movimento 5 Stelle non intende votare un testo del genere nonostante il via libera da parte del Consiglio dei Ministri.

In mezzo a questa prima grande crisi del “governo del cambiamento” c’è anche lo spread che è tornato a salire fino ai 330 punti, con la Commissione Europea che con una dura lettera ha dato un suo primo parere negativo alla legge di Bilancio lasciando all’Italia tempo fino al 22 ottobre per apportare delle modifiche.

Il governo Lega-Movimento 5 Stelle inizia a sbandare pericolosamente al suo vero primo banco di prova: si riuscirà a ricucire lo strappo e ad andare avanti, oppure in Italia a breve ci potrebbero essere delle elezioni anticipate?

In teoria c’è anche una terza soluzione. Se lo spread dovesse continuare a salire sfondando il muro dei 400 punti, potrebbero tornare i tecnici come successo nel 2011 con Mario Monti: in questo caso però, a Palazzo Chigi salirebbe Carlo Cottarelli.

Governo in crisi

Quando gli autori di un reality show televisivo devono scegliere il cast del programma, momento fondamentale per una buona riuscita della trasmissione, cercano sempre di mettere a stretto contatto persone molto diverse tra di loro, nella speranza che possano nascere liti e controversie così da dare maggiore pepe senza dover intervenire dicendo ai vari protagonisti cosa fare.

Mettendo vicini il bello e la bella si spera che questi due possano iniziare una storia d’amore in maniera naturale, così come facendo dormire nella stessa stanza un disordinato e un maniaco della precisione la speranza è che possano nascere dei litigi.

Se il “governo del cambiamento” fosse un reality, gli autori mettendo come protagonisti la Lega e il Movimento 5 Stelle non avrebbero potuto scegliere in maniera migliore il proprio cast.

Nonostante che ci siano dei punti in comune tra i due partiti, sono tante le differenze politiche anche profonde e quindi inevitabili i litigi. Dopo i primi mesi di luna di miele, adesso questo matrimonio assomiglia più a una convivenza forzata.

Per imbastire la legge di Bilancio, Lega e 5 Stelle erano giunti all’accordo di avere 10 miliardi a testa da poter “spendere” per inserire ognuno i propri cavalli di battaglia elettorali. Sulla Pace Fiscale però, che pur è presente nel contratto di governo anche se in maniera differente, si è arrivati alla spaccatura.

Tralasciando la sceneggiata di Luigi Di Maio a Porta a Porta, la base pentastellata che già deve sopportare l’alleanza con Matteo Salvini non accetterebbe mai che i 5 Stelle possano avallare un condono.

Non è un caso che gli ultimi sondaggi politici parlano di un Movimento in costante calo rispetto al voto del 4 marzo. Facendo partire fin da subito il Reddito di Cittadinanza la speranza è di poter risalire la china, ma mettere la propria firma su un condono metterebbe in subbuglio il proprio elettorato.

La situazione quindi è complessa e il premier Giuseppe Conte ha convocato un Consiglio dei Ministri straordinario per sabato. Salvini inizialmente aveva dato forfait, ma adesso pare che parteciperà insieme ai suoi.

Il sentore però è che la Lega non voglia cedere sul provvedimento dopo aver ridimensionato di molto la Flat Tax. Se non si arriverà a un compromesso, la maggioranza potrebbe non avere più la forza di andare avanti viste anche le tante pressioni esterne in tema di Manovra.

Nuove elezioni o governo Cottarelli?

Le problematiche in merito alla legge di Bilancio non sono però solo interne. L’Europa ha già fatto capire che boccerà la Manovra italiana se non verranno apportati sostanziali cambiamenti, mentre a fine mese ci potrebbe essere un downgrade da parte delle agenzie di rating.

Lo spread dopo la lettera della Commissione Europea è arrivato a 330 punti e adesso il governo Conte si trova di fronte a un bivio: accettare il diktat di Bruxelles oppure andare avanti per la propria strada?

Per intraprendere un muro contro muro serve però un governo forte e coeso. Il rischio quindi è che di fronte a tutte queste pressioni la maggioranza possa andare in frantumi, con il “governo del cambiamento” che potrebbe non arrivare a “mangiare il panettone”.

La Lega in teoria, in caso di rottura, farebbe comunque il pieno di voti alle elezioni europee e poi vincerebbe a mani basse con il centrodestra le politiche. Questo però significherebbe abbandonare momentaneamente le poltrone di governo, perdendo anche la possibilità di influire sulle varie nomine.

Il Movimento 5 Stelle anche rischierebbe di non poter più tornare al potere, oltre al fatto che l’attuale classe dirigente non sarebbe più ricandidabile per via della regola interna dei due mandati.

L’attuale maggioranza quindi cercherà di andare avanti almeno fino a maggio, quando ci saranno le elezioni europee. Difficile che si possa arrivare a una rottura immediata e a delle elezioni anticipate a inizio anno.

Se però dovesse arrivare una tempesta finanziaria ad abbattersi sull’Italia, a quel punto tutto diventerebbe più complesso. Come Berlusconi nel 2011 fu costretto a dimettersi, lo stesso potrebbe fare Conte.

Con uno spread fuori controllo e un rischio di default, potrebbero tornare i tecnici per scongiurare l’avvento della Troika: in questo caso in pole position come premier ci sarebbe Carlo Cottarelli, già indicato da Mattarella a maggio quando lo stallo politico post-elezioni sembrava non essere risolvibile.

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