Lo stato ha bisogno di Soldi? Li prenda in Svizzera!

Daniele Sforza

20/04/2012

Lo stato ha bisogno di Soldi? Li prenda in Svizzera!

Germania, Gran Bretagna, Austria: tutti si rivolgono alle banche svizzere per recuperare milioni di euro dalla tassazione dei capitali evasi nei propri Paesi, il tutto rispettando sempre la privacy dei clienti. Cosa che non ha mancato di suscitare polemiche in Gran Bretagna, dove il primo ministro Cameron è stato accusato tramite questa manovra di proteggere le identità degli evasori.

Non rimandare a domani quel che puoi fare oggi

Anche Berlino, così come Vienna e Londra, hanno deciso di prendere tutto e subito, senza preoccuparsi dell’identità di chi abbia realmente evaso. La manovra prevede un’entrata in media che va dai 3 ai 5 miliardi di euro. In Italia invece la questione non si discute: o gli accordi vengono presi da tutti i Paesi membri dell’Unione Europea, come ha ribadito Mario Monti, oppure non se ne fa niente. Anche la questione della privacy degli evasori è vista totalmente fuori luogo e in sede europea si è sempre costantemente cercato di muoversi in direzione di una legge un po’ più ferrea su tale argomentazione, e l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti ne sa qualcosa.
Tuttavia i numeri fanno gola a tutti, soprattutto quando sono accompagnati dallo sfrusciare di banconote o dal cicaleccio delle monete, e ci si chiede se un accordo del genere potrebbe far gola anche a noi. In breve, ci sono delle buone ragioni per seguire il passo austriaco? Sì, ovviamente, quando si parla di ricavi è sempre oro tutto quel che luccica.

Meglio dello scudo fiscale

Vi ricordate lo scudo fiscale? le polemiche che seguirono a quel provvedimento furono feroci e in larga parte condivisibili. I soldi italiani depositati nei paradisi fiscali sarebbero rientrati nel Paese a patto di pagare il 5% allo Stato. Una proposta ridicola, nemmeno lontanamente paragonabile a un ricatto, quanto alla distribuzione di una caramella a un bambino per fargli smettere di fare i capricci. Se l’Italia seguisse l’esempio austriaco, nelle casse di Roma entrerebbero circa 37 miliardi di euro. Come? L’accordo austriaco prevede una tassa «una tantum» che può variare dal 15 al 38%, con una media stabile che si aggira attorno al 25%. Altro che boccata d’ossigeno per le nostre povere casse svuotate!

I ricavi fanno sempre gola

I ricavi perciò potrebbero dunque essere davvero consistenti. A quanto viene considerato alla Banca d’Italia, i cittadini italiani che detengono fondi all’estero, tra depositi bancari, azioni, obbligazioni e fondi, si aggira a una cifra tra i 130 e i 180 miliardi di euro, di cui il 66% presenti in Svizzera. Pertanto si avrebbero capitali illegali tra gli 85 e i 120 miliardi di euro. L’aliquota del 25% porterebbe nelle casse di Roma tra i 20 e i 30 miliardi. Naturalmente le previsioni di recupero sono molto ridotte (la stessa Germania pensa di recuperare 4 miliardi di euro ogni 100 miliardi di fondi illegali). In Italia, se si mantiene questa cautela, si potrebbero ottenere 5 miliardi ogni 100 illegali: non poco, se si considera che sono dati preventivi e ragionati con prudenza.

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