Arrivata la lettera dell’Ue che chiede chiarimenti su alcuni punti della legge di stabilità italiana. Ecco i possibili scenari per governo e legge di stabilità.
«La lettera - secondo fonti europee - è partita, dunque è anche arrivata». Bruxelles come prevedibile ha chiesto chiarimenti all’Italia su alcuni punti della manovra finanziaria per il 2015. Il governo non ha ancora confermato la ricezione della missiva comunitaria, ma il suo arrivo ormai è dato per certo. I bene informati di Bruxelles assicurano che sono 5 le lettere inviate dalla Commissione ad altrettanti Stati per avere spiegazioni su alcuni passaggi della legge di stabilità. Sul tavolo dei governi di Austria, Italia, Francia, Malta e Slovenia ci sono attualmente le lettere di Bruxelles che danno il via ad una serie di colloqui e contrattazioni tra Commissione e Paesi membri.
Poco più di una settimana di tempo per cambiare il futuro della legge di stabilità che, in caso non convincesse i vertici europei, potrebbe essere bocciata costringendo il governo a ripartire da capo.
La lettera inviata all’Italia chiede spiegazioni su tre punti in particolare: il mancato rispetto dell’obbligo di ridurre dello 0,5% il deficit strutturale; la solidità delle coperture e delle entrate; gli effetti e il calendario delle riforme.
Commissione europea
A complicare ulteriormente la questione ci sarebbe l’imminente passaggio di testimone tra le vecchia e la nuova Commissione approvata ieri.
La richiesta di chiarimenti, e eventualmente di una manovra correttiva, arriva da parte di Josè Manuel Barroso Presidente uscente dalla Commissione europea. Al suo posto, a breve, si insedierà la nuova commissione guidata da Jean-Claude Juncker, tendenzialmente più elastica della precedente e più disponibile a concedere flessibilità in cambio di riforme.
La mancanza di sintonia tra le due Commissioni complica maggiormente la partita europea. Al severo Barroso che vuole un aggiustamento strutturale dello 0,5% si oppone una commissione targata Junker che, secondo indiscrezioni, si accontenterebbe di un aggiustamento dello 0,25%. Una differenza non da poco per l’Italia.
Governo e legge di stabilità
Il Ministro Padoan si è tenuto come asso nella manica un tesoretto da 3,4 miliardi per assecondare le eventuali richieste europee. Se al termine del confronto tra Roma e Bruxelles, la commissione europea volesse un aggiustamento dello 0,25%, alla luce della difficile situazione economica e contando sulla solidità delle riforme, per Padoan sarà sufficiente mettere mano al tesoretto. Con meno di 4 miliardi sarebbe pace fatta con l’Europa e la legge di stabilità continuerebbe il suo iter di approvazione.
Nel caso in cui a Bruxelles vincesse la linea del rigore, la situazione per il governo sarebbe più complessa. Per accogliere la richiesta di un aggiustamento dello 0,5% sarebbero necessari circa 8 miliardi di euro, il doppio rispetto alle risorse a disposizione di Padoan. A quel punto la partita sarebbe complessa: da una parte il governo potrebbe decidere di accogliere la richiesta europea trovando, non si sa dove, le risorse necessarie; dall’altra potrebbe continuare per la sua strada, rischiando così di ottenere una sonora bocciatura da Bruxelles il prossimo 29 ottobre.