Rivoluzione nel digital: le nuove regole UE pesano su Amazon, Facebook, Google e Apple

Giuseppe Montalbano

18 Dicembre 2020 - 17:35

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La Commissione europea avanza regole più stringenti per mettere fine al monopolio delle grandi piattaforme digitali.

Rivoluzione nel digital: le nuove regole UE pesano su Amazon, Facebook, Google e Apple

La Commissione europea ha pubblicato il tanto atteso piano di riforme UE per la regolamentazione dei servizi e mercati digitali. Con il Digital Services Act (DSA) e il Digital Markets Act (DMA), Bruxelles intende imporre nuove e più stringenti regole per i fornitori di servizi digitali nel mercato europeo, con dure sanzioni per le compagnie inadempienti.

Pilastro della nuova strategia digitale europea, il pacchetto legislativo ha come obiettivo lo sviluppo di un mercato digitale europeo aperto e competitivo, attraverso la tutela dei diritti fondamentali degli utenti e il contrasto al monopolio dei giganti statunitensi delle piattaforme web.

Le misure proposte dalla Commissione mirano così a impedire che i colossi della Silicon Valley, come Amazon, Facebook, Google e Apple, godano di una posizione dominante tale da farli arbitri nei mercati dell’UE, prevenendo e schiacciando la concorrenza da parte di aziende europee nel settore digitale.

Bruxelles lancia così la sua sfida all’egemonia americana nei mercati europei delle piattaforme e servizi web, cercando di recuperare terreno nella competizione globale per il controllo dello spazio digitale.

Perché nuove regole UE sul digitale?

Il pacchetto legislativo pubblicato dalla Commissione e comprendente il Digital Services Act e il Digital Markets Act costituisce la principale iniziativa dell’agenda per una strategia digitale europea “Shaping Europe’s digital future”, prospettata dalla Presidente Ursula Von der Leyen fra le sue priorità politiche già nel luglio 2019.

L’introduzione di un nuovo quadro di regolamentazione è stata presentata come premessa per un rafforzamento del mercato europeo dei servizi digitali in grado di promuovere innovazione tecnologica, assicurare i diritti fondamentali dei cittadini europei nell’uso dei dati personali a scopi commerciali, e offrire pari condizioni di concorrenza per tutti i fornitori di servizi digitali.

Obiettivi primari dell’iniziativa di Bruxelles sono stati fin dall’inizio le grandi compagnie digitali e piattaforme web statunitensi, come Amazon, Facebook, Google e Apple. La posizione di fatto monopolistica nei mercati esercitata dai big della Silicon Valley è stata individuata come fattore di rischio per la sicurezza dei cittadini e governi europei, nonché barriera formidabile allo sviluppo di concorrenti europei nel settore delle tecnologie e servizi digitali.

La posta in gioco dell’iniziativa della Commissione è quindi alta e tocca direttamente la capacità dell’UE di sviluppare la competitività della propria industria digitale, tirandosi fuori dalla morsa stretta sul Continente dai giganti americani e cinesi in un settore di mercato sempre più strategico dal punto di vista economico e geopolitico.

Lo scorso ottobre del 2020, il Parlamento europeo ha approvato due risoluzioni a sostegno dell’iniziativa, chiedendo alla Commissione di avanzare misure stringenti nella tutela dei consumatori, particolarmente nell’acquisizione e uso dei dati personali a scopo commerciale, promuovendo l’istituzione di una nuova autorità europea di vigilanza sulle piattaforme web.

La Commissione ha deciso così di dividere il piano di riforme in due iniziative fondamentali. La prima, il Digital Services Act, si occupa delle regole relative alla tutela degli utenti dei servizi digitali e web. La seconda, il Digital Markets Act, si rivolge invece alle regole per garantire un’effettiva concorrenza nei mercati europei del digitale, con sanzioni significative per le compagnie inadempienti.

Cosa propone la Commissione?

Vediamo più da vicino il contenuto delle proposte di regolamentazione avanzate dalla Commissione, analizzando prima il Digital Services Act e in seguito il Digital Markets Act.

Digital Services Act (DSA)

A chi si rivolge?

Nella proposta della Commissione, il DSA dovrebbe applicarsi a un’ampia platea di attori all’interno dell’ecosistema digitale, dai servizi web di hosting (come servizi Cloud) alle diverse forme di piattaforme on-line. Le regole prospettate si intendono valide per tutti i servizi e attività svolti all’interno del mercato europeo.

Questo significa che le regole si applicheranno anche ai fornitori di servizi la cui sede sia al di fuori dell’Unione europea, ma i cui servizi e ricavi siano realizzati all’interno del mercato europeo.

Per assicurare il pieno rispetto della normativa, il DSA prevede che fornitori di servizi digitali extra-UE stabiliscano una loro sede legale all’interno dell’Unione, sottoposta formalmente al diritto e vigilanza degli organismi comunitari europei. Tali rappresentanze legali saranno anche i soggetti formalmente imputabili delle sanzioni per il mancato rispetto delle regole.

Controlli e requisiti stringenti per le “piattaforme significative”

La proposta della Commissione definisce la categoria di “piattaforma significativa”. Quest’ultima si riferisce alle piattaforme che superino i 45 milioni di utenti, pari più o meno al 10% della popolazione dell’UE). Simili “piattaforme significative” dovranno rispettare una serie di divieti e limiti nell’acquisizione e uso dei dati degli utenti e saranno sottoposte a stringenti misure di controllo.

Pubblicità e trasparenza

La pubblicità in tutte le piattaforme online, grandi o piccole, dovrà sottostare a nuovi requisiti di trasparenza a tutela degli utenti. In particolare, secondo le regole proposte dalla Commissione, le piattaforme dovranno assicurare che gli utenti possano essere in grado di identificare in tempo reale che il contenuto proposto sia un avviso pubblicitario, il soggetto promosso nell’avviso, nonché le informazioni essenziali in merito ai criteri utilizzati per raggiungere il destinatario.

Le piattaforme significative, inoltre, dovranno realizzare e rendere pubblico un registro contenente i dati storici relativi al contenuto e criteri di indirizzamento delle pubblicità, insieme al numero totale di destinatari raggiunto. Un requisito, questo, che implicherà notevoli costi, e su cui le grandi piattaforme hanno già annunciato battaglia.

Contrasto ai contenuti illegali

Per rafforzare il contrasto ai contenuti illegali sul web, le piattaforme digitali che forniscono servizi di hosting dovranno dotarsi di meccanismi di segnalazione e monitoraggio, con cui gli utenti possano notificare la presenza di contenuti illegali.

A seguito di tali segnalazioni, il fornitore di servizi dovrà quindi prendere decisioni in “maniera tempestiva, accurata e obiettiva”. Anche in questo caso le grandi piattaforme significative avranno l’ulteriore incombenza di provvedere resoconti alle autorità competenti in merito al controllo dei contenuti illegali.

La Commissione propone inoltre nuovi obblighi sulla tracciabilità degli utenti per le piattaforme di compravendita, in modo che venditori di merce illegale siano sempre identificabili. A chi vende prodotti tramite le piattaforme sarà quindi richiesta un’autocertificazione in merito alla provenienza dei suoi prodotti e al rispetto delle relative normative UE.

Controlli e sanzioni

Ogni Stato membro dell’UE dovrà nominare un “coordinatore dei servizi digitali”, che sarà responsabile della corretta implementazione del DSA e dell’individuazione delle piattaforme significative. I diversi coordinatori nazionali si raccorderanno tramite un nuovo organismo a livello europeo che vigilerà sul rispetto delle regole.

La Commissione propone sanzioni anche molto dure per il mancato adempimento delle nuove regole. L’inosservanza dei requisiti stabiliti dal DSA comporterebbe così multe fino al 6% delle entrate annue dei fornitori dei servizi, a seconda della gravità e durata della violazione.

I singoli stati membri o la Commissione potranno inoltre imporre sanzioni fino all’1% delle entrate annue dei fornitori di servizi digitali nel caso in cui queste non forniscano informazioni corrette e adeguate su richiesta della Commissione.

Il Digital Markets Act (DMA)

Il secondo insieme di regole, il DMA, si rivolge a quelle piattaforme il cui peso sul mercato possa determinare condizioni di controllo e influenza sugli altri attori, tale da impedire un’adeguata concorrenzialità dei mercati secondo il diritto dell’UE.

La proposta della Commissione definisce queste piattaforme come “guardiane” del mercato (gatekeeper), proprio perché in grado di determinare, in virtù della loro posizione, l’accesso delle imprese e altri attori economici al mercato digitale.
Il DMA contiene quindi la risposta di Bruxelles allo strapotere di fatto detenuto dalle grandi compagnie statunitensi del digitale.

La Commissione propone che a simili piattaforme sia proibito l’esercizio di un ventaglio di attività che risulterebbero lesive per la concorrenza del mercato. Esempi di simili divieti riguardano il fatto di favorire prodotti e servizi degli stessi gatekeeper a scapito di quelli forniti da aziende concorrenti; impedire agli utenti di disinstallare software o app pre-installati, insieme all’obbligo per queste piattaforme di assicurare che i software e servizi forniti da terze parti possano interagire e funzionare correttamente al loro interno.

Le sanzioni proposte dalla Commissione per le grandi piattaforme che non rispettino le nuove regole sono elevate. Le sanzioni prospettate per le compagnie inadempienti variano da multe fino al 10% del fatturato globale annuo, al pagamento periodico di penalità fino al 5% del giro d’affari giornaliero. In caso di violazione reiterate, la Commissione prevede misure intrusive che impongano modifiche ai piani di investimento delle compagnie stesse.

Quali le prossime tappe?

La palla adesso passa ai negoziati fra il Consiglio dell’UE e il Parlamento europeo, i due co-legislatori secondo la procedura legislativa ordinaria, che dovranno trovare un’intesa sul testo finale.

Considerando la complessità del testo e la sua rilevanza politica, ci si può aspettare che il processo le tempistiche si protraggano per non meno di un anno.

Una volta adottato la nuova normativa sarà direttamente applicabile in tutti gli stati membri dell’Unione.

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