Entro la fine del mese il governo e i suoi ministeri dovranno trovare un soluzione per i primi esuberi da austerità. Manca poco infatti; la Pubblica amministrazione dovrà decidere della sorte di 7.800 persone in eccesso. Dopo il monitoraggio della spending review infatti sono risultati di troppo 7.400 dipendenti e 400 dirigenti dei quali ancora non è chiaro il futuro.
Una parte consistente degli esuberi proviene dall’Inps. Dopo la fusione dell’istituto di previdenza nazionale con l’Inpdap e l’Enpals ha rivisto la propria organizzazione individuando circa 3.314 eccessi. Altra fetta importante si trova nei ministeri, si tratta di circa 3.236 dipendenti. I rimanente, una piccola parte è invece sparsa nei vari enti pubblici non economici e negli enti di ricerca.
Ipotesi di rinvio
Il tema è delicato e necessita di una soluzione immediata dal momento che il termine ultimo prima dell’allontanamento dal posto di lavoro degli esuberi è la fine del mese. Il governo sta cercando di trovare un accordo con i sindacati al fine di gestire la situazione dei lavoratori in esubero nel modo più indolore possibile per i lavoratori.
Nelle scorse settimane infatti era stata avanzata anche la proposta di un rinvio del termine di fine luglio, ma l’idea si è persa nei corridoi del parlamento. Intanto il Ministro
della Funzione pubblica Gianpiero D’Alia ha deciso di accelerare:
Stiamo lavorando con i sindacati per trovare criteri condivisi ma poi bisogna decidere.
Le possibili soluzioni
Il provvedimento del governo Monti che, tramite la spending review, ha individuato i 7.800 lavoratori in esubero prevede come ultima spiaggia la possibilità di licenziamento forzato dei lavoratori.
Al momento le strade possibili per il governo sono diverse; ma per prima cosa è necessario individuare quei lavoratori che, stando alle norme per il pensionamento precedenti alla riforma Fornero, avrebbero i requisiti per la pensione. Per questi lavoratori è già stata pensata una sorta di corsia preferenziale verso il pensionamento anticipato.
Le cose si complicano per coloro che si trovano ancora lontani dal possedere tali requisiti previdenziali. In questo caso saranno messi in azione progetti di mobilità per cercare di traghettare il personale in eccesso da una parte in uffici dove invece c’è carenza di personale. La mobilità in realtà è già prevista all’interno della Pubblica amministrazione, ma finora non ha avuto molto successo.
La legge però nel caso degli esuberi prevede una mobilità più dura, non volontaria. Questa garantisce al lavoratore l’80% dello stipendio tabellare precedente per la durata di due anni, periodo di tempo nel corso del quale l’interessato dovrà trovare un impiego all’interno di un’altra amministrazione. In caso contrario, trascorsi i due anni si procede al licenziamento vero e proprio.