L’automotive vive settimane di forti difficoltà a causa della crisi legata alla mancanza di chip. La ripresa della produzione nel tentativo di agganciare i ritmi pre-pandemia si aggiunge alla maggiore richiesta di chip per via del passaggio ai veicoli elettrici. Questi due fattori, a fronte di una offerta in calo a causa delle restrizioni messe in campo per arginare la pandemia, hanno portato al sostanziale blocco delle catene di fornitura.

Le speranze dei costruttori che avevano scommesso su una forte ripresa delle vendite del settore auto nel corso del 2021 si stanno scontrando con una dura realtà. La prolungata mancanza dei chip sta portando diversi leader del settore automotive a tagliare la produzione. Un problema che potrebbe presto avere delle pesanti ricadute sulle vendite dei marchi con i concessionari che presto potrebbero vedere allungarsi di molti i tempi per la consegna delle auto nuove.

I big del settore auto cercano soluzioni alla mancanza di chip

Per far fronte alla mancanza dei chip i big del settore auto stanno correndo ai ripari rallentando o fermando le linee di produzione. GM ha annunciato per le prossime due settimane una sospensione delle attività in 8 dei suoi 15 impianti di assemblaggio nordamericani. Dal canto suo anche Ford fermerà due stabilimenti americano dopo aver già previsto una riduzione dei turni presso la fabbrica di Colonia.

I due giganti automobilistici statunitensi sono solo gli ultimi in ordine di tempo a prendere provvedimenti in risposta a questa crisi senza precedenti. Mercedes-Benz, Nissan, Volkswagen, Toyota, Mazda e Subaru erano già intervenuti a tagliare la produzione per la carenza di chip essenziali a completare l’assemblaggio delle auto nuove. Questi piccoli componenti sono infatti importantissimi perché fanno funzionare i sistemi di bordo con l’elettronica che rappresenta ad oggi circa il 40% del valore di un veicolo.

Secondo gli analisti la carenza di chip dovrebbe protrarsi anche nel 2022 e persino nel 2023. Questo significa che i prezzi delle auto, sia nuove che usate, sono destinati a salire complice anche l’inflazione galoppante.

I chip che mancano frenano tutti i settori

La mancanza dei chip è un problema trasversale e colpisce molti settori gettando un’ombra lunga sui numeri della ripresa economica mondiale. La crisi coinvolge infatti l’automotive come tanti settori che vanno dalla tecnologia all’impiantistica industriale.

Le stime più recenti ipotizzano che il mercato globale dei chip viaggi attorno ai 439 miliardi di dollari. Taiwan guida l’industria dei semiconduttori con il 63% della produzione globale ed è seguita dalla Corea del Sud, con il 18%, e dalla Cina al 6%. Solo restante 13% della produzione di chip ha luogo in altre aree del mondo.

Per arginare il problema della mancanza dei chip, lo scorso giugno il Senato americano ha approvato l’U.S. Innovation and Competition Act. Il provvedimento mira ad aumentare la competitività degli Stati Uniti rispetto alla Cina e al resto del mondo. La legge stanzia 52 miliardi di dollari per finanziare ricerca, progettazione e produzione di semiconduttori sul territorio americano.

L’iniziativa del governo americano si unisce a quelle messe in campo da alcuni colossi mondiali del settore tech. All’inizio di questa settimana, Intel ha annunciato un investimento da 95 miliardi di dollari in Europa per nuove fabbriche di chip. Si tratta di uno stanziamento ulteriore rispetto a quello da 20 miliardi di dollari deciso la scorsa primavera per la costruzione di due fabbriche di chip in Arizona.