Vendere l’oro di Bankitalia, un’impresa non facile

Il governo sta valutando una controversa fonte di reddito per coprire i costi delle spese previste in manovra: le riserve auree di Bankitalia. Le insidie che questa eventuale azione incontrerà sono numerose. Ne abbiamo parlato con Carlo Alberto De Casa, Capo analista per ActivTrades

Vendere l'oro di Bankitalia, un'impresa non facile

La coalizione formata da Lega e Movimento 5 Stelle sta promuovendo riforme estremamente costose come il «reddito di cittadinanza» e un nuovo schema pensionistico che consentirà di andare in pensione molto prima di quanto consentito in precedenza.

Una domanda che può sorgere spontanea è la seguente: da dove vengono in fondi? Quesito lecito, specie per uno dei paesi maggiormente indebitati al mondo. A questo proposito la stampa nazionale ha rilanciato la notizia secondo cui il Governo giallo-verde starebbe valutando la vendita dell’oro in possesso della Banca d’Italia.

L’Italia vanta la terza maggiore riserva d’oro al mondo, dopo gli Stati Uniti e la Germania.

Quanto vale l’oro in possesso di Banca d’Italia?

Lo abbiamo chiesto a Carlo Alberto De Casa, Capo analista per ActivTrades e uno dei massimi esperti di investimenti in oro e mercato aurifero.


Carlo Alberto De Casa, Capo analista di ActivTrades

Nel libro “I segreti per investire con l’oro”, De Casa aveva affrontato un’indagine sull’oro detenuto nelle stanze segrete di Palazzo Koch in via Nazionale a Roma, sede storica della Banca d’Italia. Ma è davvero possibile per un Governo utilizzare quell’enorme disponibilità aurifera per finanziare il debito pubblico?

L’obiettivo del Governo: scongiurare l’aumento IVA nel 2020

«L’obiettivo del Governo è quello di finanziare le proprie spese, cercando di evitare una manovra correttiva e l’aumento dell’IVA nella legge di Bilancio del prossimo anno - sostiene De Casa-, un esito che nell’esecutivo cominciano a considerare scontato se la crescita continuerà a essere così rallentata. Un’opzione impopolare in un paese che vanta già uno dei regimi fiscali più restrittivi».

In particolare i gialloverdi starebbero considerando l’opportunità di vendere parte del le riserve auree, che ammontano a 2.451,8 tonnellate metriche di oro, conservate per gli ultimi 20 anni nei caveaux di Bankitalia.

Vendita delle riserve auree: non un’impresa semplice

Secondo il capo desk di ActivTrades se il governo dovesse davvero intraprendere questa strada, ossia vendere i suoi lingotti, non sarebbe un’impresa semplice in quanto le barriere sono molte.

«In primo luogo le regole delineate nel quarto “Central bank Gold Agreement”, del 19 maggio 2014, nel quale i firmatari, tra cui l’Italia, hanno dichiarato di non avere in programma di vendere quantità significative di oro», ha spiegato De Casa.

Questo accordo applicato dal 27 settembre 2014, scadrà e sarà riesaminato nel settembre 2019. «Il Governo quindi - sottolinea De Casa - non potrà vendere le sue riserve auree prima dell’ultimo trimestre di quest’anno, giusto in tempo per il prossimo budget, previsto per ottobre 2019».

Ma questo non è la sola criticità che i gialloverdi dovranno affrontare. Il governo avrebbe anche bisogno di di progettare un quadro legale per farlo, “è necessario stabilire chi è il proprietario legale di quell’oro: è Bankitalia o il popolo italiano? Questa è un’area grigia all’interno del sistema legale italiano, che potrebbe rivelarsi un primo singhiozzo”, afferma De Casa.

Inoltre avrebbe anche bisogno di un sostegno da parte della direzione di Bankitalia e possibilmente dalla BCE, che potrebbe, in base al suo statuto e altri trattati europei, opporsi a tale vendita. Il Governo, anche risolto il primo cavillo, dovrebbe riuscire a bypassare le regole imposte dall’Eurotower. Con l’adesione al Sistema europeo delle Banche Centrali, la libertà di utilizzo di questo oro è stata regolamentata dai Trattati europei.

La possibile reazione dei mercati

Ipotizzando che il Governo riesca ad aggirare tutte queste criticità non è comunque detto che la vendita del metallo prezioso detenuto nei caveaux di Bankitalia, porterà ad un vero beneficio per il Paese.

Secondo De Casa, “se questa decisione dovesse venire veramente attuata, il mercato non la prenderebbe bene. In particolare quello obbligazionario, con il Btp italiano che potrebbe essere messo sotto pressione. La vendita delle riserve auree potrebbe essere un’operazione altamente rischiosa”.

Intanto già ieri le ipotesi che il governo avrebbe allo studio la vendita di pare delle riserve auree della Banca d’Italia per scongiurare l’aumento dell’Iva nel 2020, sono state smentite. Anche il Vicepremier Salvini assicura: “Nessuno vuole metterci mano, l’oro della Banca d’Italia è degli italiani, non è in prestito”.

Dalla BCE arriva un no comment sulla vicenda. Ma dagli stessi ambienti dell’Eurotower trapela che è in arrivo risposta sulla proprietà dei lingotti. “L’oro italiano è un forte rifugio sicuro per il Paese nelle mani di Bankitalia, la sua vendita sarebbe vista da molti come un’illecita interferenza politica con l’indipendenza della banca centrale, che dovrebbe avere la capacità di agire come il massimo portatore di stabilità finanziaria domestica”, conclude De Casa.

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