Il primo bond “verde” della Germania: quali i suoi limiti e potenzialità?

22 settembre 2020 - 13:19 |

La prima obbligazione “green” della Germania avrà un impatto effettivo assai limitato, sebbene possa aprire a nuovi sviluppi positivi per la finanza sostenibile

Il primo bond “verde” della Germania: quali i suoi limiti e potenzialità?

Agli inizi di settembre il governo federale della Germania ha collocato sul mercato la sua prima obbligazione “verde” a 10 anni, per un valore complessivo di 6,5 miliardi di euro.

L’emissione del green bond tedesco è stata accolta con grande entusiasmo dai mercati, con richieste da parte degli investitori che hanno superato i 33 miliardi di euro, e salutato da più parti come un decisivo passo in avanti per la finanza sostenibile e il contrasto al cambiamento climatico in linea con gli obiettivi del “Green Deal” europeo.

La Germania si affianca così ai Paesi europei leader nell’emissione di simili strumenti di debito per finanziare investimenti “green” a livello nazionale, come l’Olanda e la Francia.

Ma come funziona concretamente il bond “verde” tedesco e quale sarà il suo impatto effettivo nel quadro della spesa pubblica della Germania finalizzata alla riconversione ecologica?

A ben vedere il bond tedesco avrà una portata assai circoscritta e una funzione essenzialmente “politica”, pur presentando potenzialità di sviluppo tali da poter diventare uno strumento per orientare le finanze pubbliche tedesche, e non solo, verso investimenti strategici eco-sostenibili.

La Germania fra i Paesi leader nelle obbligazioni verdi

Con l’emissione della sua prima obbligazione “green” lo scorso 2 settembre, il governo tedesco è diventato il terzo Paese europeo per volume di titoli “verdi” collocati sul mercato nel 2020. Secondo la classifica stilata dal Climate Bonds Initiative, Con il suo green bond dal valore di 6,5 miliardi Berlino si avvicina così ai numeri di Amsterdam (più di 7 miliardi di dollari), restando ancora lontana dai 15 miliardi immessi nel mercato da Parigi. La Francia è stata fra i primi paesi al mondo a emettere titoli di debito “green” (per un valore cumulativo di oltre 100 miliardi di dollari) e leader nel settore dopo gli Stati Uniti (valore cumulativo di 180 miliardi) e la Cina (120 miliardi).

Il Bund verde è un’obbligazione a 10 anni, senza cedola, collocata sul mercato con un rendimento negativo di un punto base inferiore a quello del titolo sovrano tedesco ordinario di pari scadenza (pari quindi al -0,46%). Il successo dell’iniziativa tedesca, con richieste per oltre 33 miliardi di euro, è legato anche alla scelta del governo di “gemellare” l’obbligazione verde al Bund ordinario. I primi hanno stessa scadenza e condizioni dei secondi, con cui potranno essere scambiati sul mercato secondario dopo l’emissione. In questo modo, Berlino ha voluto assicurare gli investitori circa la liquidità del titolo, contro i rischi e incertezze derivanti dalle ancora ridotte dimensioni del mercato delle obbligazioni green. Ad ulteriore garanzia, il Ministero delle Finanze tedesco si è impegnato ad acquistare i green bond nel caso in cui scendessero di prezzo sotto i livelli dei gemelli “ordinari”.

Come ha dichiarato il viceministro delle finanze tedesco Joerg Kukies, l’emissione del primo titolo verde costituisce “un passo importante verso un significativo rafforzamento della Germania come piazza finanziaria sostenibile”. Il governo tedesco ha adesso in programma l’emissione di un ulteriore bond a 5 anni entro la fine dell’anno, così da portare il totale delle emissioni sovrane verdi tedesche a 11 miliardi. Considerata la centralità dei Bund tedeschi per i mercati obbligazionari europei, la collocazione di titoli verdi a diverse scadenze da parte della Germania contribuirà a creare una curva dei rendimenti delle obbligazioni green come punto di riferimento per simili investimenti in Europa.

Le caratteristiche dell’obbligazione verde tedesca promettono quindi di costituire un benchmark per gli altri governi europei ancora fuori dal mercato dei titoli green. Fra questi ultimi, l’Italia ha attualmente in fase di studio l’emissione di un BTp green.

Un vero spartiacque?

Se il Bund verde tedesco è stato accolto come uno spartiacque negli sforzi europei per la transizione ecologica, a un esame più attento la sua portata effettiva deve essere ridimensionata, come evidenziato dall’analista del Centre for European Policy Studies, Moritz Kraemer. In primo luogo, i proventi derivanti dall’obbligazione contribuiranno a finanziare progetti green già programmati o realizzati in passato dal governo federale tedesco, secondo un approccio retrospettivo, e non a realizzarne di futuri. In questo modo il green bond non serve a orientare la futura spesa pubblica tedesca verso nuovi investimenti per la lotta al cambiamento climatico, ma a rifinanziare a condizioni più vantaggiose progetti già in essere.

Il capitolo “green” del bilancio federale del 2019, che sarebbe rifinanziato grazie all’obbligazione verde, appare inoltre assai modesto, con 12,7 miliardi di spesa «verde» a fronte degli oltre 500 miliardi di budget complessivo. Come rilevato da Kraemer, inoltre, fra le spese classificate come “green” sono stati inclusi investimenti “obbligati” per il governo tedesco, come la modernizzazione della rete ferroviaria, a lungo rinviati nell’ultimo decennio di contenimento della spesa interna e di mancati investimenti nelle infrastrutture strategiche da parte della Germania. In sostanza quindi, l’obbligazione verde servirà in gran parte a rifinanziare investimenti tardivi e necessari, che servono a colmare il ritardo e sotto-investimento tedesco nelle proprie infrastrutture.

Secondo le stime riportate dal CEPS, applicando una definizione più stretta degli investimenti “green”, guardando alla spesa per la protezione ambientale, la spesa prevista dal bilancio federale scende ad appena un miliardo di euro per il 2019. Rispetto a queste cifre bisogna tenere conto del fatto che, nella struttura federale della Germania, i governi locali e regionali sono responsabili di gran parte dei progetti “green”. Ma ciò non toglie che il bilancio federale del governo abbia ancora ben poco di “verde” e che la priorità sia proprio un riorientamento della spesa pubblica futura verso la transizione ecologica.

Inoltre, il “gemellaggio” con il Bund ordinario rende di fatto sovrapponibili i due titoli obbligazionari, con identiche condizioni e curve di rendimento. In questo senso resta il timore che anche la Germania, come i governi che l’hanno preceduta, si servano delle obbligazioni verdi per attirare capitali a costi ancor più contenuti e a migliorare la propria immagine di fronte ai mercati e ai cittadini.

Nonostante i limiti, esistono delle prospettive di sviluppo legate ai possibili sviluppi delle dinamiche di mercato. Nella misura in cui i mercati dovessero ampliare la loro richiesta di simili titoli green, tuttavia, il prezzo di questi ultimi tenderebbe a crescere e i governi sarebbero sempre più incentivati a emetterne di nuovi per finanziarsi in termini più vantaggiosi e con buone ricadute reputazionali a livello politico.

Il rischio, tuttavia, è che i titoli verdi vengano usati per finanziare capitoli (troppo) ampli di spesa pubblica non legati a specifici progetti futuri per lo sviluppo di un’economia eco-sostenibile, diventando sostituti delle obbligazioni ordinarie. L’introduzione, monitoraggio e controllo del rispetto di stringenti criteri a livello UE che definiscano la qualificazione “green” degli investimenti pubblici e privati appare quindi una discriminante fondamentale per il funzionamento effettivo di una finanza sostenibile.

Iscriviti alla newsletter

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.

Money Stories