GRECIA - Il Parlamento greco ha adottato Mercoledì la finanziaria 2012, un drastico bilancio di austerità, che contiene misure per ridurre il deficit pubblico e far fronte al quinto anno consecutivo di recessione. Il piano esprime la determinazione di Atene ad evitare la bancarotta, restando nell’euro, e a rispettare le promesse fatte ai suoi creditori.
Per centrare l’ambizioso obiettivo di un avanzo primario dell’1,1% nel 2012, la Grecia deve essere «determinata» e «sistematica» nei suoi sforzi, ha affermato il nuovo primo ministro, Lucas Papademos, davanti ai deputati.
Il governo di coalizione (socialisti, destra, estrema destra), che teoricamente poteva contare su 255 voti sui complessivi 300 che compongono il parlamento greco, ha ottenuto 258 «sì» sui 299 votanti, mentre 41 deputati hanno votato contro la nuova finanziaria, in base al conteggio ufficiale. Il piano di bilancio per il 2012, motivo dei disordini e del malcontento generalizzato di migliaia di manifestanti, include nuovi aumenti delle tasse, tagli agli stipendi pubblici e al numero dei dipendenti del settore pubblico.
«La nostra posizione in Europa non è negoziabile», ha detto Lucas Papademos, di fronte alla necessità di adottare misure draconiane per evitare il fallimento finanziario del paese mentre, in parallelo, l’area dell’euro sta lottando nel tentativo di preservare la sua integrità. «La Grecia è e resterà una parte dell’Europa unita e dell’euro», ha detto il Primo Ministro, ex vicepresidente della Banca centrale europea (BCE), sottolineando che tale «partecipazione» implica degli «obblighi».
Il bilancio 2012 della Grecia richiede la riduzione del deficit pubblico al 5,4% del PIL contro il 9% del PIL previsto nel 2011, che si traduce in uno sforzo enorme in termini di riduzione delle spese e aumento delle entrate fiscali.
Il governo greco ha altresì pubblicato i suoi primi obiettivi per quanto riguarda i deficit pubblici fino al 2015: -6,1% nel 2013, -5,1% nel 2014 e -4,2% nel 2015, con una debito pubblico che, a tale data, dovrebbe essersi ridotto a 286 miliardi di euro (126% del PIL).
Il nuovo governo di coalizione si è impegnato a lavorare duramente per l’implementazione del secondo piano di aiuti alla Grecia deciso dalla zona euro a fine ottobre a Bruxelles, e il proseguimento delle riforme strutturali.
Il piano prevede un secondo prestito al paese di circa 130 miliardi di euro entro il 2014, di cui 30 miliardi per la ricapitalizzazione delle banche greche dopo la cancellazione del 50% del debito detenuto dai creditori privati (banche, compagnie di assicurazione, fondi pensione, ecc.). Papademos ha recentemente sottolineato «la complessità e la difficoltà» dei negoziati sulla ristrutturazione del debito.