Google contro Oracle: il processo del secolo sta per giungere a conclusione. Ed emergono già le prime indiscrezioni sulle ambizioni dell’accoppiata Larry Page-Sergey Brin, i fondatori di Google: ambizioni che rivelano una strategia di marketing aggressiva e ricavi miliardari non solo dalle funzioni inerenti al motore di ricerca, ma anche mediante i prodotti esterni.
La strategia di Google
L’obiettivo? Coprire il 35% dei ricavi del 2013 attraverso servizi esterni, ovvero non relativi al motore di ricerca, ma lo scopo è lontano dal suo raggiungimento, poiché per ora la percentuale di ricavi coperta staziona tra il 10% e il 25%, cifra bassa rispetto allo scopo prefissato inizialmente. È da questo processo (Oracle ha accusato Google di essersi appropriato del linguaggio Java all’interno di Android, soprattutto per ciò che concerne il mancato pagamento di alcune licenze relative alle Api, ovvero le interfacce di programmazione), vengono fuori alcuni retroscena davvero molto interessanti.
Secondo i progetti di Page-Brin, Google Tv e i download di musica avrebbero dovuto portare nelle casse di Mountain View ben 6,2 miliardi di dollari, complessivamente. A quanto riportano i documenti risalenti al 2010, invece, le entrate provenienti dal motore di ricerca ruotano attorno alla cifra di 19 miliardi di dollari, mentre gli introiti pubblicitari sono stati di 3,2 miliardi; YouTube ha portato 300 milioni, mentre l’e-commerce è stato il risultato più deludente, superato solo da Google Tv, a causa delle sue problematiche con Logitech, LG e Samsung. Tuttavia, questi risultati deludenti non vanno certo a minare il bilancio annuo di Google, che cresce più del 10% all’anno.
Chi la spunterà?
Il processo in corso è tuttavia complicato, soprattutto per Oracle, e si rischia di assistere a un nuovo scontro tra un Davide senza fionda e un Golia che cresce sempre di più, con un esito finale della storia assolutamente differente dalla realtà. La strategia accusatoria di Oracle punta prevalentemente sul mancato pagamento delle licenze da parte di Google attraverso l’utilizzo del linguaggio Java per Android, cosa che avrebbe portato nelle casse di Mountain View ben 3,65 miliardi all’anno. Google si è invece difesa sostenendo la gratuità della licenza del linguaggio di programmazione, cosa che Oracle ha confermato solo in parte, visto che le interfacce di programmazione, in realtà, prevedevano un pagamento delle licenze. Google e Oracle (allora si chiamava «Sun») avevano lavorato insieme nel 2005 sul progetto del «Googlefonino», ma successivamente la collaborazione si era interrotta. La causa fu intentata nel 2010 e solo nel luglio di quest’anno si saprà quale sarà il verdetto finale. Staremo a vedere se da qui al prossimo luglio cambieranno le carte in tavola: e se Davide vincerà ancora una volta contro il Golia 2.0.
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