Crescita e rigore, ovvero, in termini tecnici, growth compact e fiscal compact: si è discusso anche di questo e se ne discuterà ulteriormente nella riunione di Bruxelles il prossimo 23 maggio.
Basilea III, trovato l’accordo: una riforma necessaria?
L’Ecofin dei 27 ministri delle Finanze dell’Unione europea ha trovato l’intesa sulle regole bancarie. La Gran Bretagna ha infatti dato il via libera all’Ecofin ad approvare l’accordo sui requisiti di capitale per le banche, in base al regolamento di Basilea III.
Cos’è Basilea III?
Questa è una riforma finalizzata a rafforzare la struttura patrimoniale delle banche entro il 1° gennaio 2019, che consente aumenti di capitale alle banche e copertura dei rischi. Basilea III sostituisce la precedente Basilea II, in vigore dal 2008, per via della crisi finanziaria che ha colpito alcuni tra i più importanti istituti di credito. L’ostacolo Londra che fino ad ora si era rifiutata di approvare la riforma, è stato superato poiché il Regno Unito ha avuto il vantaggio di attribuire ai singoli Paesi quella flessibilità richiesta finalizzata ad aumentare il parametro base del 7%, cosa che rafforzerebbe le banche inglesi, richiamando maggiore clientela dagli altri Paesi.
L’Italia, rappresentata da Mario Monti e dal viceministro dell’Economia Vittorio Grilli, ha approvato tale compromesso, ma con cautela. Le riserve si sono incentrate soprattutto sulle dinamiche del mercato interno e del mercato unico, assolutamente da non mettere a repentaglio. Per oggi alle 18 è atteso il voto della Camera sulla fiducia in materia.
Basilea non serve: la speculazione minaccia di distruggere l’economia reale
Eppure, come afferma il presidente dell’Adusbef Elio Lannutti, è tutto inutile: «Le ricapitalizzazioni degli istituti di credito di cui parla Basilea III in realtà sono già avvenute nelle nostre banche. Ma il nostro sistema bancario è sempre più speculativo e così si mangia l’economia reale». La proposta di Lannutti, dunque, vira verso gli Stati Uniti, dove fino a qualche anno fa «c’era una divisione tra le banche d’affari, che potevano effettuare investimenti azzardati e portare avanti politiche speculative, e quelle normali, che avevano il dovere di non rischiare troppo. Bisognerebbe tornare a quel sistema», anche perché se i derivati restano, Basilea non serve a nulla. «Basti pensare a quanto le nostre banche sono esposte con i prodotti derivati. Sono come biscazzieri che operano su piattaforme opache».
I derivati, utilizzati in molti mercati finanziari alternativi alla Borsa, sono strumenti finanziari che si basano prevalentemente sul titolo il cui prezzo è rappresentato dal valore di mercato di uno o più beni, quali azioni, tassi d’interesse o valute. I derivati vengono prevalentemente utilizzati per l’arbitraggio, l’hedging e la speculazione. Ed è proprio su quest’ultimo tema si basa principalmente la dichiarazione di Lannutti. Una politica finanziaria troppo speculativa, infatti, porta gravi danni all’economia reale.
In questo senso, Basilea III non serve a nulla: basti pensare ai criteri utilizzati dalle agenzie di rating, a volte discordanti perfino tra di loro seppure utilizzino gli stessi strumenti per valutare Paesi, istituti bancari e società quotate in borsa. Una politica finanziaria speculativa, pertanto, è quella che protegge i responsabili della crisi finanziaria, condannando a farla pagare agli «innocenti». Anche sotto questo aspetto, ultimamente, si discute spesso del vantaggio di una politica di crescita contro una politica di austerity: guardate ad esempio il caso Grecia, destinata a girare in tondo alla propria situazione finanziaria fino all’inevitabile implosione.
Una politica di crescita e un ignorare i processi speculativi in corso, in questo senso, proteggerebbe senza dubbio l’economia reale: così, da una parte si avrebbe una politica di finanza, ovvero quella che fa crollare le Borse sotto l’effetto delle speculazioni, dall’altra una politica di crescita, mirata a rendere coesi i Paesi dell’Ue e a far pensare a un futuro di prospettive economiche mirate a realizzare piani di rilancio economico, sociale e politico.
Anche perché la politica di finanza che oggi domina incontrastata sui vertici mondiali sta provocando spiacevoli conseguenze non solo sull’economia (reale) dei Paesi, ma anche sul sistema del welfare (non a caso da più parti si richiedono urgentemente riforme sul mercato del lavoro), e sul benessere sociale delle persone. Mentre dunque l’orientamento più giusto sarebbe quello di responsabilizzare la finanza, la speculazione dovrebbe sedersi sul banco degli imputati: da una parte gli speculatori, dall’altra gli investitori onesti.
E intanto il sistema economico gira su se stesso, provocando danni su danni, mentre il divario tra ricchi e poveri aumenta sempre di più, e una cosa è certa: indietro, ormai, non si può più tornare.
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