Dollaro-Yen, finita l’epoca del carry trade, quali occasioni offre questo cambio oggi?

Giancarlo Marcotti

2 Dicembre 2022 - 07:05

USDJPY è forse il cambio più importante del mercato Forex. Dopo i ruggenti anni del carry trade gli eccessi da volatilità degli ultimi anni possono aver creato opportunità interessanti, vediamo quali

Dollaro-Yen, finita l’epoca del carry trade, quali occasioni offre questo cambio oggi?

Oggi concentriamo la nostra attenzione sul mercato valutario, ed in particolare su quello che personalmente ritengo sia il cross più importante al mondo e quindi quello da monitorare con maggior attenzione.

Mi sto riferendo al cambio Dollaro/Yen (USDJPY), un cross che io ritengo sia ancora più importante dell’Euro/Dollaro. Forse personalmente ritengo il cambio Dollaro/Yen quello più importante perché mi fa tornare alla mente gli anni ruggenti, mi riferisco ai favolosi anni ’90.

Le persone di una certa generazione ricorderanno certamente le operazioni denominate “Carry Trade”. Il carry trade in breve è un’operazione finanziaria che consiste nel cercare di trarre profitto indebitandosi nella valuta di un Paese con bassi tassi di interesse, per investire il ricavato in un Paese con alti tassi di interesse.

Ebbene la moneta scelta per indebitarsi, come detto, doveva essere una moneta con tassi di interesse bassi, e per questo motivo, quindi, si ricorreva allo yen giapponese, mentre la moneta nella quale poi si investiva quanto ricevuto in prestito non era solitamente il dollaro americano, bensì il dollaro australiano o quello neozelandese, proprio perché garantivano maggiori interessi.

Ebbene, è evidente che operando in carry trade ci si espone principalmente a due tipologie di rischio, il rischio di credito ed il rischio valutario. Il rischio di credito, ovviamente, può essere limitato utilizzando solo tipologie di investimento prudenziali, come per esempio titoli dello Stato o garantiti da enti pubblici, chiaramente operando in questo modo, ossia limitando il rischio di credito, ridurremo anche il guadagno potenziale dell’operazione in carry trade.

L’altro aspetto è ancora più importante, mi riferisco al rischio valutario, ossia il rischio dovuto alla variazione del cambio, il cross fra le due valute infatti incide in maniera sostanziale sul rendimento dell’operazione in carry trade.

Qualora la valuta nella quale si investe dovesse svalutarsi rispetto a quella nella quale ci si indebita è chiaro che ciò andrebbe a ridurre se non addirittura a vanificare del tutto il guadano dell’operazione di carry trade, in alcuni casi si potrebbe concludere l’operazione con una perdita, anziché con un guadagno.

Come fare quindi per ridurre potenzialmente questo rischio? Anche in questo caso la risposta è ovvia, ci si doveva indebitare in una moneta comunque considerata “forte”, per questo veniva scelto lo Yen. Ma lo yen si è dimostrato in questi ultimi vent’anni una moneta estremamente volatile, aumentando così il rischio per coloro che operavano in carry trade. Per darvi un’idea della volatilità della moneta giapponese basti dire che il cambio dollaro/yen alla fine del 2011 era sceso addirittura sotto quota 80, ossia erano sufficienti 77 yen per un dollaro, evidentemente una clamorosa sopravvalutazione della moneta giapponese.

USDJPY, grafico storico USDJPY, grafico storico Fonte: Money.it

Nei tre anni successivi infatti il cross dollaro/yen è salito fino a quota 120, un cross che chiaramente valutava in maniera decisamente più corretta il cambio fra le due monete. Ha fatto seguito un periodo nel quale lo yen è tornato a rafforzarsi, ma il cross, comunque, non è mai più sceso sotto quota 100.

E siamo arrivati all’inizio dello scorso anno. A partire dal 2021, lo yen è entrato in una fase ribassista, ma è con l’inizio dell’anno in corso che abbiamo assistito ad un vero e proprio crollo della moneta giapponese, in altri termini il cambio dollaro/yen si è letteralmente impennato.

Il cross tra dollaro e yen che all’inizio dell’anno in corso viaggiava in area 115 si è impennato in 10 mesi arrivando persino a superare quota 150. Insomma da una sopravvalutazione nel 2012 della moneta giapponese si è passati ad una sottovalutazione nel 2022.

Da tempo sostenevo che il trend ribassista dello yen aveva il fiato corso. Si è detto che sia intervenuta la Bank of Japan, e certamente questo è accaduto, ma al di là degli interventi della Banca Centrale era chiaro che un cambio a 150 non aveva senso.

Tuttavia non si può non evidenziare che il Giappone è certamente un Paese che, dal punto di vista finanziario, potremmo definire “anomalo”.

Il Giappone è infatti, come noto, il Paese con il più alto rapporto al mondo fra debito pubblico e PIL. Un debito pubblico mostruoso, per gran parte in mano proprio alla Bank of Japan oltre che ad investitori istituzionali nazionali. Gli investitori esteri se ne stanno ben alla larga. Comunque pur tenendo conto di questo debito “monstre”, un rapporto di cambio a 150 come più volte ho fatto notare, era da considerare eccessivo.

Ed in effetti dalla terza decade di ottobre il cambio è progressivamente sceso. Difficile ora dire fino a quale punto passa arrivare, ma personalmente vedo un cambio corretto fra il dollaro e lo yen all’interno del range 120/130, quindi rimango rialzista sullo yen e ribassista sul dollaro.