Il tasso di disoccupazione continuerà ad aumentare, secondo la Bce e, nonostante alcuni deboli segnali di ripresa economica, è allarme nell’Eurozona.
Le previsioni della Bce
Oltre al risanamento dei conti pubblici, avverte la Bce nel suo bollettino mensile, bisognerà prestare la dovuta attenzione all’incremento della crescita e dell’occupazione nella zona euro, attraverso l’agevolazione delle «attività imprenditoriali, la nascita di nuove imprese e la creazione di nuovi posti di lavoro».
Il quadro illustrato dalla Bce, tuttavia, risuona preoccupante: senza considerare le stime sul Prodotto interno lordo ridotte al - 0,2% dal -0,1%, il tasso di inflazione nel 2012 è stimato al 2,3% rispetto all’1,9% di soli tre mesi fa. Ulteriormente preoccupante il livello di occupazione, diminuito nell’ultima metà del 2011, con un tasso di disoccupazione in rialzo che è destinato ancora a crescere: infatti, a quanto si legge dal bollettino, «I dati delle indagini segnalano ulteriori sviluppi negativi nel prossimo futuro».
Ripresa economica alle porte, ma domina ancora l’incertezza
Le misure preventivate dalla Bce per incrementare la crescita, si rivolgono al rafforzamento della «concorrenza nei mercati dei beni e servizi e la capacità di aggiustamento salariale e occupazionale delle imprese». C’è dunque maggiore necessità di «intraprendere politiche risolute per far fronte a squilibri e vulnerabilità rilevanti sul piano finanziario, strutturale e dei conti pubblici».
C’è molta incertezza sulla ripresa economica, ma si prevede un recupero causato prevalentemente dalla domanda estera, dai tassi di interesse bassi e dalle misure promulgate finalizzate al funzionamento dell’economia dell’area.
L’incertezza, tuttavia, deriva soprattutto dall’aspettativa «che la dinamica di fondo della crescita continui a essere frenata dalle tensioni residue in alcuni mercati del debito sovrano dell’area dell’euro e dal loro impatto sulle condizioni di credito, nonché dal processo di aggiustamento dei bilanci nei settori finanziario e non finanziario dell’elevata disoccupazione».
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