Crollo dell’oro sulle parole di Bernanke

Crollo dell’oro sulle parole di Bernanke

Giornata da segnare negli annali del trading e dell’economia quella di ieri, dove la BCE, la Federal Reserve e la BoE hanno fatto sentire la propria voce.

Partiamo da Bernanke, che è stato in grado di rubare la scena all’intervento di maxi iniezione di liquidità da parte dell’istituto di Francoforte. Il Presidente della Federal Reserve, ha parlato circa il mercato del lavoro, che risulta essere in lieve miglioramento con il tasso di disoccupazione che è sceso più velocemente rispetto alle aspettative e questo, unitamente alle salite che stiamo vedendo sui mercati azionari americani e ad il fatto che l’attività manifatturiera stia mostrando segni di accelerazione, chiudono la porta, momentaneamente, ad ulteriori misure di quantitative easing da parte del chairman. Lo ripetiamo, momentaneamente.

Non è stata esclusa a priori l’idea di ulteriori stimoli, se necessari, ma è stato ribadito che la politica monetaria straordinaria deve essere utilizzata come aiuto per mettere delle toppe dove servono, ma che nel lungo periodo il successo economico e finanziario di un Paese dipendono dall’amministrazione e nel caso americano, dalle decisioni che verranno prese dal Congresso. Ed ora, ricorrere a tali stimoli con i tassi fermi nel corridoio tra 0 e 0.25% non è necessario. La reazione del mercato non è tardata di fronte a queste parole, con oro top performer a ribasso con oltre 100 dollari di perdita sulla discesa ed il dollaro americano che ha recuperato terreno contro tutte le principali divise (eccezion fatta per il dollaro canadese). L’asimmetria di comportamento tra la BCE e la Fed spiega il movimento a ribasso dell’EurUsd, ma non gli altri movimenti a cui abbiamo assistito sul fronte dollari. Questo ci conferma che i mercati si stanno ancora rifugiando sul dollaro nel momento in cui avvengono liquidazioni del rischio e dobbiamo continuare a prestare attenzione a ciò per evitare di trovarci in situazioni non profittevoli o, tanto meglio, riuscire ad approfittare dell’avvicinamento a livelli di attenzione avendo la possibilità di seguire diversi strumenti e di avere su di essi aiuti operativi che ci arrivano dall’analisi di altri asset a loro collegati.

Il metallo giallo ha vissuto delle prese di profitto partite sulle resistenze fino a 1,770.00, livello che dopo aver supportato i prezzi per meno di un’ora ha ceduto il passo a forti liquidazioni di metallo giallo che si sono appoggiate alla media mobile a 100 periodi su un grafico giornaliero. Teniamo conto che ogni volta che questa media è stata rotta dallo scorso settembre in poi, abbiamo assistito ad ulteriori aumenti di volatilità nella direzione del movimento impulsivo principale (in questo caso un ribasso) di almeno una ventina di dollari, per cui sulle rotture intraday di questo livello è possibile ipotizzare ingressi a ribasso con obiettivi che partono dai 15 dollari e che possono arrivare, a step, fino alla media mobile a 200 ed in ultima istanza fino alla trendline rialzista di lungo periodo che passa per 1,600.00. Per quanto concerne il trading più di breve, 1,730.00 dev’essere rotto a rialzo per vedere ripartenze dei prezzi, è possibile una fase di consolidamento tra 1,700.00 e le resistenze. Tornando al discorso banche centrali, la BoE ha dichiarato che per il momento non è necessario implementare nuove misure di stimolo (in contrapposizione con quello che ci è stato comunicato nelle minute (sembra che il rallentamento globale stia aiutando dal punto di vista dell’inflazione i britannici), mentre alla BCE sono stati richiesti quasi 530 miliardi di euro, cifra che se aggiunta a quella precedente di 489 supera il trilione di euro. Non sono ancora disponibili i numeri circa i depositi overnight sulla BCE, ma il numero di banche che ha partecipato è stato veramente alto (800 vs 523 precedenti), confermando la necessità di liquidità del sistema.

Occorre ora vedere se tale liquidità verrà trasmessa all’economia reale, è possibile che parte di essa venga destinata a ciò. Ma non in gran misura, ahinoi.

Passiamo ad osservare il cambio eurodollaro che, ieri, ha messo a segno una discesa molto accentuata. Tutto è incominciato dal nuovo, mancato, tentativo di rottura della forte resistenza che ancora risiede a 1.3485 ed è ovviamente stato alimentato dalle dichiarazioni viste sopra. Dal punto di vista tecnico ora il cambio si trova a fare i conti con quel passato livello di rottura, ricorderete 1.3325, che con grande precisione è risultato essere ieri il supporto al veloce calo. L’altro livello al quale guardare nel breve, in questo caso come resistenza però, è dato da 1.3375.

La ripresa generalizzata del dollaro ha permesso al cambio UsdJpy di colmare, quasi completamente, il movimento negativo visto due giorni fa. Per le prossime evoluzioni tutto dipende da 81.50, così come 80 figura continua ad essere il livello di supporto di maggior valore.

La contrapposizione fra eurodollaro e dollaroyen ha prodotto un risultato di sostanziale stabilità sul cambio EurJpy. Al contrario dell’eurodollaro i livelli di supporto visti a 107.35 sono ancora lontani dall’essere raggiunti. Prima di quanto visto, abbiamo osservato crearsi un livello di supporto intermedio a 107.90 e dati i ripetuti tentativi di rottura si candida a livello migliore per le prossime ore. Più o meno allo stesso modo, ovvero osservando i massimi raggiunti dal cambio nelle ultime giornate, troviamo che la resistenza nel breve si trova a 108.70.

Il cable ha fornito una bella conferma ieri in serata, andando così a suggerirci di prestare attenzione nelle prossime ore ad un livello preciso. Parliamo di 1.59 figura che si era dimostrato un ottimo livello di resistenza sino a martedì ed una volta oltrepassato è divenuto, come dai fondamentali dell’analisi tecnica, il più interessante livello di supporto.

La stabilità del cambio EurChf ha dell’incredibile. Da lunedì l’oscillazione massima è racchiusa all’interno di 10 pip. Questo fa comprendere la grande indecisione del mercato, nonostante da più parti arrivino indicazioni di fortissima propensione di posizione lunghe (il nostro SSI per esempio è giunto a 25, con un 96% dei trader lunghi). Noi continuiamo a pensare ad una svolta possibile solamente oltre 1.2080 prima e 1.2125 poi. Il supporto di 1.20, valido più per ragioni imposte che di analisi tecnica, è ancora il riferimento.

Il dollaro si è ripreso anche nei confronti del franco, andando a superare 0.90, a cui il mercato è sembrato guardare con molta attenzione nell’ultima settimana. I due livelli validi per la giornata entrante sono dati da 0.90, ora come supporto, e da 0.9090 come resistenza.

Concludiamo con il cambio AudUsd che, pur avendo mostrato un calo ieri, mantiene il livello medio dell’ultimo mese. 1.0830 ha confermato ancora, ieri, di essere il livello da superare per rivedere nuovamente 1.10, mentre l’andamento del cambio dell’ultimo mese ci permette di trovare un supporto, non particolarmente vicino ma prossimo a 1.0620. La figura di congestione a rettangolo che si sta creando potrebbe essere uno spunto in più per rivedere una continuazione del trend primario, in salita, del dollaro australiano.