CRISI. Un vertice europeo deludente, tassi di interesse alle stelle, crisi bancaria e recessione...e le agenzie di rating minacciano raffiche di downgrade.
Mai, dall’inizio della crisi, Eurolandia è stata sottoposta a tanta pressione da parte delle agenzie di rating quanto nelle ultime due settimane. Standard & Poor’s, pochi giorni prima del vertice UE del 9 dicembre, lanciava il suo monito nei confronti di 15 paesi della zona e Moody’s e Fitch gli facevano eco poco dopo.
Certamente il pessimo stato di salute in cui versa la regione desta non poche preoccupazioni.
In primis, ancora una volta, l’ultimo vertice UE...che si è tradotto in un nulla di fatto. Non è riuscito a sviluppare una soluzione immediata a tutti i problemi della zona euro, come auspicato dai mercati, i quali sono alla disperata ricerca di risposte e bisognosi di essere rassicurati. Le agenzie sono preoccupate per le possibili conseguenze di questa impasse istituzionale sulle finanze pubbliche dell’area euro. Assenza di misure decisive, nessuna soluzione soddisfacente... Standard & Poor’s aveva da parte sua avvertito che se la riunione di Bruxelles non avesse prodotto progressi significativi nella direzione di una risoluzione della crisi, avrebbe posto sotto osservazione i rating di tutti i paesi della regione.
Anche il comportamento della Banca centrale europea (BCE), che gli investitori vorrebbero acquistasse massicciamente il debito degli stati in difficoltà, con l’obiettivo di allentare le tensioni nel breve periodo, è fonte d’ansia. Ma il «guardiano» della moneta unica rigetta al mittente ogni proposta in tal senso, scansando l’ipotesi di indossare le vesti di prestatore di ultima istanza.
Ed ancora. La mancanza di un forte piano anti-crisi preoccupa i mercati e sta facendo impennare i tassi di interesse sui debiti degli Stati, ormai da diversi mesi. I paesi più vulnerabili sono, paradossalmente, proprio quelli più penalizzati, costretti a «subire» i più alti livelli di indebitamento. «Questo - spiega Moody’s - si traduce in un aumento delle tensioni potenziali sul finanziamento dei paesi dell’area euro con debito ed esigenze di rifinanziamento importanti, come il Belgio»...o l’Italia, uno dei paesi più esposti al fuoco dei mercati.
La crisi nella zona euro si è ormai trasformata in una crisi finanziaria. I debiti dei paesi europei che le banche hanno nel loro portafoglio, titoli prima ritenuti sicuri, stanno perdendo il loro valore. Le banche europee devono affrontare difficoltà crescenti per finanziarsi e i titoli crollano in borsa. Standard & Poor’s, ponendo l’ outlook negativo sul rating della Francia, il 6 dicembre, ha sottolineato che «il rischio che lo stato debba iniettare capitale nelle banche, o pianificare e condurre operazioni dello stesso ordine - è crescente».
Secondo le previsioni dell’OCSE, Eurolandia si sta dirigendo verso una «lieve recessione», cosa che aggrava il problema del debito e accelera le reazioni delle agenzie. Meno crescita si traduce, per lo stato, in minori tasse e imposte e più spesa sociale, dinamica che povoca maggiore deficit, o più rigore per bilanciare entrate e spese.
Occore sviluppare «una strategia di ritorno alla crescita» per la zona euro, come ha esortato il capo economista di Standard & Poor’s, Jean-Michel Six, per il quale molti paesi della zona euro sono sull’orlo della recessione e le politiche di austerità progettate per arginare la crisi del debito rischiano di ostacolare la ripresa. Ma come rilanciare la crescita, che secondo Six deve necessariamente controbilanciare il consolidamento fiscale, viene da chiedersi, quando le stesse agenzie di rating denunciano livelli di indebitamento insostenibili?