CRISI, EUROPA - Il vertice di Bruxelles è stato archiviato. I problemi sono dunque alle nostre spalle?
L’accordo raggiunto al summit UE non è ovviamente sufficiente. Probabilmente non si poteva fare molto di più o molto meglio, ma i tempi per il nuovo Trattato sono troppo lunghi, così come le decisioni adottate insufficienti a rassicurare i mercati. Nel merito, non si è risolto nulla. Si sono anzi complicate le cose a livello politico e istituzionale, con un trattato intergovernativo da affiancare alle disposizioni comunitarie, con alcuni paesi e non altri, il valzer dei comunicati che dicono si farà a 17, poi a 23 e infine a 26 ...
Le realtà politiche nazionali prevalgono, ancora e come sempre, su tutto il resto. E, cosa ancora più importante, i partner europei parlano sempre meno di Europa, perché ognuno gioca la propria partita, e parla pro domo sua. La «causa comune», che aveva un senso alla fine della seconda guerra mondiale alla caduta del muro di Berlino, è scomparsa e non si è stati in grado di ricostruirla. Ancora non si è scelto tra una Europa comunitaria e una Europa intergovernativa, fondamentalmente i due modelli possibili. Nell’ urgenza della crisi, l’approccio comunitario a 27 (e il suo corollario, ovvero la ricerca del compromesso) è violentemente attaccato dall’efficacia della logica intergovernativa.
Il summit del salvataggio dell’euro ha inoltre consacrato il divorzio tra la Regno Unito e il resto dell’Unione europea, chiudendo forse una parentesi durata quarant’anni, di rapporti burrascosi tra Londra e i suoi partner continentali. Il 9 dicembre 2011, il veto posto da David Cameron su una riforma dei trattati, che ha invocato la protezione degli interessi del suo paese - in primo luogo quelli della City di Londra - segnano probabilmente una nuova svolta.
Difficile credere che le decisioni prese al vertice di Bruxelles saranno sufficienti a calmare i mercati che, si sa, si muovono a colpi di fiducia. Il vero problema è rappresentato dalle radici stesse della crisi: l’eccessivo debito che sta soffocando molti paesi europei. I mercati sono preoccupati per la semplice ragione che essi sono i debitori di questi stati. E ’più difficile e forse ancora più doloroso, ma la dinamica è la stessa. Proprio come accade ai nostri conti: quando andiamo rosso, la banca ci assilla ogni settimana. Se mostriamo che stiamo facendo uno sforzo per recuperare e colmare il «buco», ci lascia in pace. La vera sfida per combattere la crisi del debito della zona euro, è dunque rappresentata dall’impegno profuso, e dagli sforzi che l’Europa dovrà dimostrare di voler compiere per il suo stesso bene...