Crisi: morte dell’euro? Scenari e istruzioni per l’uso

Nadia Fusar Poli

12/12/2011

Crisi: morte dell’euro? Scenari e istruzioni per l’uso

CRISI, EURO. Gli economisti stanno già pensando al peggio ... il crollo dell’euro e l’abbandono della moneta comune.
Come resuscitare la peseta, la lira o la dracma? Lo scenario, anche se ancora sembra attenere alla dimensione di «fantascienza», non è più un tabù per gli economisti, che immaginano un suo concreto compiersi. La priorità sarebbe quella di evitare il panico della popolazione.

In primo luogo, «le autorità monetarie nell’area dell’euro smetterebbero di riconoscere l’euro come moneta comune, innescando una serie di procedure che richiederebbero una nuova emissione di moneta da parte delle banche centrali nazionali», ha detto Paulo Reis Mourao, dell’Università del Minho a Braga (Portogallo). Le vecchie monete sono state distrutte, anche se gli europei ne hanno sepolte un po’ nel fondo dei cassetti: l’equivalente di 1,7 miliardi di euro in pesetas, 1,3 miliardi di euro in lire, 6,8 miliardi di euro marchi tedeschi, 600 milioni di euro in franchi ...

I risparmi dei cittadini – e questo arebbe il principale motivo di panico diffuso - potrebbero perdere il 50% del loro valore secondo diversi studi, cosa che incoraggerebbe a ritirare in massa denaro dalle banche, con un conseguente crollo del sistema finanziario. Meglio quindi «agire di sorpresa», o cominciare a «vendere» l’idea all’opinione pubblica per prepararla all’eventualità e rassicurarla?
Nella prima ipotesi, bisognerebbe che tutto fosse deciso in una notte e che, l’indomani, i mercati e le banche rimanessero chiusi per almeno dodici ore per impedire a chiunque di spostare i soldi, ha detto Franco Bruni, docente presso l’Università Bocconi Milano.

«Un modo per farlo sarebbe quello di annunciare un giorno, senza che nessuno lo sappia prima: congeliamo i vostri conti perché torneremo alle vecchie valute di partenza. Ma come pensare di stampare abbastanza soldi in segreto?»ha detto Gayle Allard dell’ IE Business School di Madrid.
Una moneta debole comporta alcuni vantaggi: per esempio, «la Grecia potrebbe vendere all’estero a metà prezzo», mentre, «tornando un paese a buon mercato», tornerebbe a riempirsi di turisti, ha continuato Allard.

Al contrario, per Eduardo Martinez-Abascal, professore della IESE Business School di Madrid, un’ altra grande scuola della capitale spagnola, sarebbe meglio fare «una spettacolare campagna di comunciazione, dicendo: abbiamo concluso che dobbiamo tornare alla peseta (o alla dracma) e ci sono benefici come questo, quello...»

In caso di crollo e abbandono della moneta comune, osserva ancora Allard, un paese recupererebbe il proprio tasso di cambio, la propria moneta si svaluterebbe e potrebbe quindi crescere grazie alle esportazioni. Ma ogni Stato cercherà di essere più economico rispetto al vicino di casa attraverso una «svalutazione competitiva», precisa a tal proposito Bruni.

Con una moneta debole, i prodotti importati come il petrolio avrebbero costi proibitivi:«avremmo un calo del potere d’acquisto, tendenze inflazionistiche e standard di vita al ribasso», ammette Mourao e «servirebbero dai 10 ai 15 anni per stabilizzare la situazione».

A ciò si aggiungerebbero anche alcune questioni legali. «Immaginate una banca spagnola, che ha debiti nei Paesi Bassi: come verrà calcolato il suo debito se abbandoniamo l’euro, in fiorini o in pesetas», si è interrogato Thomas Cool, un ex economista presso l’Ufficio centrale di statistica dei Paesi Bassi.E il debito pubblico, resterebbe denominato in euro, costringendo lo stato a entrare in default di pagamento, o sarebbe convertito nella vecchia valuta, cosa che rendendrebbe i mercati furiosi?

L’introduzione dell’euro è stato un processo molto delicato, pianificato per più di due anni. L’ideale, sarebbe prendersi lo stesso tempo, almeno, per disfare, se proprio fosse necessario tale processo-progetto. Il problema è che se vi sarà un abbandono dell’euro, questo avverà sicuramente in modo brusco e disordinato.