CRISI, EURO - La moneta unica, che sembrava in grado di opporre resistenza alle convulsioni della crisi del debito, comincia a cedere. La sua eccezionale capacità è stata messa duramente alla prova. L’euro ha toccato il suo livello più basso dell’anno rispetto al dollaro nella giornata di Mercoledì, sfondando la soglia di 1,30 dollari, che rappresenta una sorta di «diga», se non un livello di resistenza tecnica. Un evento che le Cassandre del mercato dei cambi attendevano dall’inizio di autunno, quando la crisi finanziaria cominciava ad assumere l’aspetto di un vero e proprio collasso. L’euro ha raggiunto il minimo nelle transazioni di Mercoledì, scendendo a 1,2965 dollari, un record dalla sua deriva del 10 gennaio, quando si era inabissato a 1,2865. Segno della sfiducia diffusa, e che non inganna: l’euro si è indebolito in modo significativo anche contro la sterlina, la moneta «isolazionista» d’Europa, per crollare fino a 0,8375.
Al crescente rischio di downgrade dei rating sovrani di diversi paesi della regione, Francia in testa, da parte delle agenzie di rating, si aggiungono i dubbi sul credito da accordare al patto fiscale adottato dai Diciassette della zona euro lo scorso fine settimana a Bruxelles che, in una prima fase, è stato salutato come un passo importante verso la fine della crisi. L’opposizione chiaramente espressa dal Cancelliere tedesco Angela Merkel in merito al rafforzamento della potenza di fuoco del futuro MES, il meccanismo di stabilità europeo che a metà del 2012 dovrà sostituirsi all’ EFSF, ha dato, nuovamente, fuoco alle polveri. L’annuncio di un calo della produzione industriale nella zona euro, per la seconda volta in due mesi, una nuova revisione fortemente al ribasso delle previsioni di crescita per la Germania nel 2012, che lasciano temere una recessione nella zona euro, così come il record dei tassi in Italia, che ha raggiunto il 6,47% sui titoli a 5 anni, hanno fatto il resto.
Ora, la nuova soglia dell’euro sembra essere di 1,25 contro il dollaro, un livello che la moneta unica non vede da giugno 2010. All’epoca, dopo sei mesi di tragedia greca, gli operatori del mercato dei cambi, alcuni dei quali cominciavano a scommettere, per la prima volta dopo undici anni di storia della moneta unica, sulla disintegrazione dell’area dell’euro, avevano fatto precipitare l’euro a 1,1875 dollari. Rappresentava il livello più basso degli ultimi quattro anni contro il dollaro, anche se lontano dal record storico toccato nel mese di ottobre 2000, quando l’euro si portò a quota 0,8230 contro il biglietto verde. Il rapporto tra le forze si è oggi invertito: il centro di gravità della crisi, esploso negli Stati Uniti con i subprime e un anno dopo con il crollo di Lehman Brothers, si è spostato in Europa. La zona euro, è nell’occhio del ciclone e la sua moneta sta per essere risucchiata nel suo vortice mortale.