CRISI. Il niet Angela Merkel, che ha espresso la propria ferma opposizione ad un aumento delle risorse del Meccanismo europeo di stabilità (MES) preoccupa. E non poco.
Sembra proprio che la «speranza di vita» degli accordi europei stia diventando sempre più breve. Dopo «la soluzione duratura e globale» - almeno così aveva promesso Nicolas Sarkozy - del vertice del 26 ottobre, spazzata via in meno di una settimana, c’è (già) da chiedersi cosa rimane del Summit europeo di Bruxelles della scorsa settimana. E’ vero che la scelta dei capi di Stati e di governo europei di costruire misure a lungo termine, di riformare i trattati, indipendentemente dalla situazione di emergenza attuale, si annunciava rischiosa fin dall’inizio. Tanto più che queste riforme istituzionali sono accompagnate da un sacco di incertezza circa la loro traduzione giuridica e politica.
Così, secondo il quotidiano tedesco «Handelsblatt» di Mercoledì, il cancelliere tedesco Angela Merkel vorrebbe un trattato unico, mentre il presidente del Consiglio europeo, Herman van Rompuy auspicherebbe, lui, due trattati distinti tra l’Unione di bilancio e i futuri status del Meccanismo europeo di stabilità, il MES, che l’anno prossimo dovrebbe sostituire l’attuale Fondo europeo di stabilità, l’EFSF.
Gli investitori, già piuttosto nervosi e preoccupati, non avevano certo bisogno delle parole di Angela Merkel pronunciate davanti al Bundestag Mercoledì. Dopo aver avvertito, piuttosto pessimisticamente, che il processo necessario per porre fine alla crisi non sarebbe durato settimane e nemmeno mesi, bensì anni, la Merkel ha aggiunto che il percorso intrapreso dai leader europei «sarebbe stato accompagnato da battute d’arresto».
Per dare sostanza e credibilità alla sua previsione personale, il Cancelliere ha subito aggiunto una nuova fonte di tensione: i fondi del MES non andranno a cumulasi con quelli dell’ EFSF. Improvvisamente, la «forza d’attacco» di questo meccanismo si è trovata ad essere pari a (soli) 500 miliardi di euro, leggermente superiore a quella dell’attuale Fondo di salvataggio.
Una doccia fredda per i mercati ai quali da mesi si stava facendo credere l’esistenza di un fondo di salvataggio a 1.000 miliardi di euro ... Era solo un miraggio. Certo, secondo Reuters, la posizione di Herman van Rompuy sembra voler rimettere la questione sul tavolo. Ma soprattutto aprirebbe la prospettiva di una nuova controversia tra Bruxelles e Berlino, dato che non è chiaro se i fondi propri del MES (80 miliardi di euro) saranno versati dagli Stati membri della zona euro in una sola tranche, o come inizialmente previsto, distribuiti su cinque anni.
Nel frattempo, il disordine europeo continua ad alimentare le minacce di recessione europea. Mercoledì, due istituti tedeschi, l’Ifo e l’ HWWI hanno rivisto le loro prospettive di crescita verso il basso per la prima economia in Europa, la locomotiva tedesca. Nel 2012 il PIL della Germania potrebbe crescere di una percentuale non superiore allo 0,5%. Ad ulteriore conferma della preoccupazione dilagante in Eurolandia, le parole del Primo Ministro polacco Donald Tusk, pronunciate davanti al Parlamento europeo a Strasburgo: «Siamo sull’orlo del precipizio». Forse, è proprio giunto il momento di fare un grande balzo in avanti ...