CRISI, ZONA EURO. Per l’area euro si profila una nuova e pericolosa sequenza di eventi. Un inizio settimana carico di aspettative, in un contesto caratterizzato dall’acuirsi della crisi del debito e dalle crescenti minacce di downgrade da parte delle agenzie di rating. I leader UE non potranno godersi le imminenti vacanze di Natale. Nel loro menù: l’aumento delle risorse del Fondo monetario internazionale (FMI) e i negoziati sul patto fiscale.
I ministri delle Finanze della zona euro si riuniranno in conference call nel pomeriggio di oggi, Lunedì. Il loro obiettivo principale sarà quello di compiere ulteriori passi per quanto concerne i contributi europei al Fondo monetario internazionale (FMI) e discutere del futuro Fondo permanente di salvataggio finanziario della zona euro, il Meccanismo europeo di stabilità (MES), operativo, verosimilmente, a partire dalla metà del 2012
L’area euro e gli altri paesi dell’Unione europea vogliono incrementare le risorse dell’FMI fino a 200 miliardi di euro. L’idea è che, in cambio, l’istituzione di Washington conceda prestiti ai paesi della zona euro in difficoltà. Questa iniziativa ha incontrato poco successo. Per ora, alcuni paesi hanno espresso parere favorevole, almeno in linea di principio, mentre altri non si sono affatto pronunciati sulla questione. Il Belgio si è reso disponibile a contribuire fino a 9,5 miliardi di euro, mentre il Regno Unito si è categoricamente rifiutato di partecipare.
Il presidente della Banca centrale europea (BCE), Mario Draghi, si esprimerà oggi di fronte alla commissione per gli Affari economici del Parlamento europeo. Draghi ha fornito un assaggio del discorso che si appresta a tenere, lasciandone intuire il tono, in una lunga intervista concessa al Financial Times.
«La cosa importante è ripristinare la fiducia delle persone - cittadini e investitori - nel nostro continente», ha detto Draghi in un’intervista pubblicata dal quotidiano, sottolineando che la politica monetaria non può fare miracoli, e quindi non può bastare da sola a limitare le tensioni nel mercato obbligazionario.
Un altro tema all’ordine del giorno della zona euro, è l’avvio di negoziati tecnici sul Trattato intergovernativo in materia di disciplina di bilancio, deciso all’utlimo vertice dell’8 e 9 dicembre. I funzionari europei ne discuteranno Martedì 20 dicembre, con l’obiettivo di completare il lavoro per la fine di gennaio e giungere ad un accordo definitivo entro marzo.
I leader europei, con la sola eccezione del primo ministro britannico David Cameron, hanno convenuto di raggiungere un accordo all’inizio di dicembre, prevedendo l’imposizione di «regole d’oro» più rigorse sul ritorno al pareggio di bilancio e sanzioni finanziarie automatiche contro i paesi lassisti. Il Regno Unito si è chiamato fuori dal progetto, in nome della difesa degli interessi della Città. Ma alla fine ha ottenuto di poter partecipare a queste discussioni tecniche, che si apriranno in un clima di tensione tra Parigi e Londra.
Ogni giorno la zona euro vive con la spada di Damocle di un downgrade. Anche i prossimi vertici saranno condotti sotto la minaccia di un peggioramento dei punteggi dei paesi europei da parte delle agenzie di rating.
Agli occhi di Fitch, Moody’s e S&P, l’ulitmo summit UE infatti non ha risolto la crisi e nemmeno è sttao capace di fornire risposte soddisfacenti. La sfiducia nei mercati continua e la Banca centrale europea (BCE) ha annunciato che non avrebbe giocato il ruolo di prestatore di ultima istanza. I trattati vietano all’Istituto di Francoforte di finanziare direttamente i deficit degli stati membri, anche se l’assunzione di un chiaro impegno da parte delle BCE (che significherebbe acquistare quantità illimitate di debito dei paesi della zona euro) contribuirebbe a placare i mercati.