Crisi, S&P: una decisione politica?La zona euro si prepara al gran finale

Nadia Fusar Poli

7 Dicembre 2011 - 11:07

Crisi, S&P: una decisione politica?La zona euro si prepara al gran finale

CRISI, S&P - Una settimana di fuoco. Dopo il bilaterale tra Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, domani è la volta del Direttivo della BCE e dell’avvio dell’attesissimo vertice UE, che sarà dominato dalla presenza della coppia «Merkozy».

I due pesi massimi dell’Unione tenteranno di vendere al plenum dell’Unione i loro piani di riforma dei trattati europei concretizzati Lunedì, accolti dai mercati come una svolta e un passo significativo, e ignorati da Standard & Poor’s. L’agenzia si dichiarava pronta a declassare tutta l’area dell’euro, ancora prima di conoscere l’accordo franco-tedesco.

Ogni giorno accade qualcosa sul fronte della crisi finanziaria. vincitori, vinti, passi avanti e buchi nell’acqua. In questo scenario, le minacce delle agenzie di rating sono davvero controproducenti?

Come insegna la storia, non tutto il male vien per nuocere. Così come il fallimento dell’ultima asta di Bund tedeschi aveva aperto gli occhi alla Bundesbank, accrescendo la consapevolezza della propria vulnerabilità, la minaccia di un downgrade della Germania - così come della Francia - potrebbe contribuire a rafforzare la volontà di Berlino ad agire vigorosamente con la Francia per migliorare e potenziare la governance economica della regione. A condizione che l’urgenza di una leadership europea, non «offenda» e affondi i paesi più piccoli, relegati al ruolo di membri di seconda classe ...

Una mossa «politica», quella di S&P, per dare ai leader europei un incentivo in più per raggiungere un accordo entro questa settimana? S&P avrebbe dunque scelto di mettere sotto pressione l’Europa che finora sembra aver preferito «aggirare l’ostacolo», piuttosto che affrontarlo e superarlo? Una cosa appare chiara: la motivazione fornita da S&P ha un forte tenore politico. Nel comunicato rilasciato da S&P vi è un costante riferimento al dovere di intervento dei leader europei, di cui l’agenzia condanna le prolungate dispute, così come le «misure difensive e parziali» adottate in occasione dei recenti vertici.

Il tempo sta per scadere. La crisi va risolta, per scongiurare la minaccia di una nuova recessione. Chi saprà proporre un concreto recupero, misto tra rigore e rilancio della crescita? Certamente serve spingersi oltre il ping-pong tra «rigore» e «solidarietà», «sovranità nazionale» e «sovranazionalità». Questo è dove si giova il futuro di Eurolandia.