Crisi, Lagarde: spettro Grande Depressione

Nadia Fusar Poli

16 Dicembre 2011 - 15:05

Crisi, Lagarde: spettro Grande Depressione

CRISI, LAGARDE - Christine Lagarde, il direttore del Fondo Monetario Internazionale, ha una conoscenza ampia e certo approfondita della situazione attuale - ovviamente il riferimento è alla crisi del debito europeo - anche se lavora per una organizzazione, l’FMI appunto, che è parte del problema:«La crisi del debito europeo sta crescendo al punto che non sarà risolta da un gruppo di paesi» ha dichiarato Christine Lagarde oggi in un intervento al Dipartimento di Stato a Washington, riportato dal Financial Times.

Il numero uno dell’istituto con sede a Washington ha poi lanciato un monito che non può certo cadere nel vuoto: se i paesi non lavoreranno insieme, il mondo dovrà affrontare una situazione simile a quella degli anni ’30, prima che il mondo scivolasse nella seconda guerra mondiale.

«Non c’è economia nel mondo, che si tratti di paesi a basso reddito, mercati emergenti, paesi a reddito medio o economie super-avanzate che sarà immune alla crisi che vediamo non solo dilagare, ma anche crescere ad un punto tale per cui chiunque dovrebbe realmente concentrarsi su ciò che può fare», ha detto Lagarde. La crisi, tradotto in altri termini, sta registrando un’escalation tale che si renderà necessario l’intervento di Stati extra UE.

Se la comunità internazionale non lavorerà insieme «il rischio da un punto di vista economico è quello di una retrazione, di un aumento del protezionismo, e dell’isolamento», ha continuato Lagarde. «Questo è esattamente la descrizione di ciò che è accaduto negli anni ’30» e quello che seguì non è esattamente quello che desideriamo vedere oggi.

Che questa dichiarazione lasci intendere che gli Stati Uniti finiranno per aiutare gli europei fino a quando, questi ultimi, non cominceranno a farlo da soli? La maggior parte del mondo sta dicendo alla BCE di fornire maggiore assistenza all’Europa (oppure non muoveranno un solo dito) e nel frattempo la BCE sta dicendo all’Europa che una politica deflazionistica è destinata a sollevare la fiducia degli investitori quindi non c’è necessità di un intervento aggiuntivo. Speriamo che le azioni siano più forti delle parole.