CRISI, EURO. L’euro si prepara a festeggiare il suo decimo anniversario in un clima di crisi...
Diciamo la verità: ancora oggi capita di pensare alla vecchia moneta... di comprare qualcosa e fare, inevitabilmente, un confronto con il valore in lire...
Da dieci anni l’euro è nelle tasche di milioni di europei ma non certo nei loro cuori. La moneta unica non sembra essere riuscita a conquistare né i consumatori né i mercati, che oggi mettono in discussione persino la sua stessa esistenza.
L’euro ha fatto irruzione nella vita di ogni giorno in 12 paesi europei il 1° gennaio 2002 (ma era utilizzata dai mercati finanziari già dal 1999), data in cui lira, franco, dracma e company hanno abbandonato la scena.
Oggi la zona euro comprende 332 milioni di persone in 17 paesi. A metà del 2011, 14,2 miliardi di banconote e 95,6 miliardi monete erano in circolazione per un valore di quasi 870 miliardi dollari, secondo i dati della Banca centrale europea (BCE).
Negli ambienti della politica e dell’economia si continuano ad evidenziare i vantaggi della moneta unica: «... prezzi stabili per i consumatori, più sicurezza e opportunità per le imprese e i mercati» o, ancora, un «segno tangibile della identità europea», come si legge nel sito web della Commissione europea.
Ma con la crisi del debito, che dalla Grecia si è ramificata poco a poco in tutta l’area dell’euro, i vecchi rancori sono riemersi, gli euroscettici sono tornati di moda e la sfiducia nei confronti della regione non è mai stata così viva.
Nonostante alcuni innegabili vantaggi (ad esempio per chi viaggia o fa affari in Eurolandia non ci sono più spese di cambio), i consumatori non si sono mai mostrati molto entusiasti dell’euro. Hanno sempre mantenuto quella percezione iniziale che l’ingresso della moneta unica significasse un aumento dei prezzi.
Se la BCE ha effettivamente garantito la stabilità dei prezzi, con un’inflazione mediamente limitata al 2% annuo dal 1999, i consumatori (che ancora fanno la conversione nella valuta nazionale con il prezzo di 10 anni fa) alla prese con gli acquisti di tutti i giorni, hanno la netta sensazione che i prezzi siano raddoppiati. La percezione diffusa è quella di una drastica perdita di potere d’acquisto.
L’identità europea, che l’ingresso dell’euro avrebbe dovuto consolidare, ha incassato un duro colpo dopo la crisi del debito. Da una parte i tedeschi, diffamando la presunta «pigrizia» di greci e italiani, e dall’altra i francesi, animati da accenti di germanofobia, hanno trascorse ore in interminabili negoziati il cui obiettivo è sempre stato quello di trovare una soluzione per uscire dalla spirale della crisi. Tra vertici dell’ultima chance, riunioni e conference call, i leader UE non hanno saputo fornire risposte utili e convincenti.
Tutto (o quasi) sembrava andare per il meglio fino allo «scoppio» della crisi finanziaria, che ha messo in luce le carenze istituzionali dell’area euro. L’assenza di integrazione fiscale e la mancanza di vigilanza bancaria ha portato nel tempo a notevoli squilibri finanziari.
E’ il momento di pensare seriamente a un ritorno alle vecchie valute nazionali? Certo la nostalgia sta prendendo piede, soprattutto tra i tedeschi, che erano molto attaccati al Deutschemark, sinonimo del miracolo economico dopo la guerra. Ma anche tra gli italiani, che oggi più che mai rimpiangono la cara vecchia lira.
Una morte dell’euro sarebbe catastrofica per le banche europee, a causa del prevedibile deprezzamento delle valute dei paesi dell’Europa meridionale di cui sono creditrici, secondo gli economisti. E la Germania, la cui moneta si apprezzerebbe in modo significativo, perderebbe competitività nell’ambito delle esportazioni, con perdite massicce di posti di lavoro.
Il presidente della Banca centrale tedesca Jens Weidmann ha recentemente ironizzato sulla notizia secondo cui, in gran segreto, si starebbe stampando la vecchia moneta della Repubblica federale: «Non c’è alcun piano B, nessuna stampante nel seminterrato della Bundesbank» ha detto Weidmann...C’è da credergli?