Da mesi ormai siamo bombardati da notizie contrastanti dalla Grecia: i continui annunci di soluzioni, bailout, accordi sul debito e manovre lacrime e sangue si scontrano con smentite che parlano di scontri di piazza, malcontento popolare alle stelle, governo tecnico in difficoltà ed un default tutt’altro che scongiurato.
Nel novero delle «smentite» abbiamo nello specifico:
- un paese intero in sciopero, senza che vi sia una data certa della fine delle proteste sindacali. Del resto le manovre lacrime e sangue altro non sono che tagli agli stipendi quando non licenziamenti dei lavoratori (statali in primis), è ovvio che di fronte a misure così drastiche la risposta dei sindacati sia durissima, al di là dei giudizi di merito.
- Il leader del partito LAOS, George Karatzaferis, che per un periodo ha sostenuto il governo Papademos, avrebbe reso noto che non essendo in grado di leggere in inglese abbia preso atto dei provvedimenti della Troika attarverso un documento tradotto. Tale documento sarebbe stato privato dei provvedimenti più indigesti per il suo elettorato. Anche qui i giudizi di merito sono sospesi.
- 6 ministri del governo Papademos hanno già dato le dimissioni.
Che fine farà la Grecia?
La partita è ancora molto complessa ed incerta visto che sul caso Grecia ci sono in gioco almeno due questioni pesantissime:
- La questione della possibilità giuridica di uscita dall’Euro. L’abbandono dell’Euro è infatti una misura non contemplata da nessun trattato ed un’eventuale uscita della Grecia creerebbe un precedente pesante per il futuro della moneta unica: per questo un paese quasi insignificante all’interno dell’economia europea (la Grecia vale il 2% dell’eurozona in questo senso) sta avendo una considerazione eccezionale e teoricamente sproporzionata.
- La questione CDS: certamente ricorderete che la crisi in cui tutti stiamo allegramente navigando è legata a doppio filo con i prodotti finanziari complessi, tra questi i CDS (Credit Default Swaps), una specie di polizza assicurativa per chi detiene titoli greci e vuole assicurarsi dal rischio default. Il problema dei CDS è che, di fronte alla fase calda della crisi greca, si è iniziato a specularci sopra come titoli a sè stanti, portando il valore dei CDS a cifre folli e mettendo vari soggetti in condizioni di avere forti interessi sulla gestione del caso Grecia: i detentori di CDS e gli emettitori di CDS.
La gestione lentissima del default Greco sta consentendo ai possessori di titoli di contenere le perdite grazie ai rendimenti monstre dei titoli Greci emessi negli ultimi anni. Molti acquirenti di questi titoli sono i soggetti che l’Europa (intesa come politica e burocrazia europea) vuole salvare a tutti i costi: le grandi banche europee, molte delle quali sono coinvolte anche come emettitori di CDS (in questo caso la soluzione tentata è di far fallire la Grecia de facto senza farla fallire formalmente, in questo modo i CDS non vanno in pagamento).
Insomma, la gestione che sembra così lenta e goffa in realtà trova (anche) spiegazione nei tempi tecnici di riassesto dei bilanci dei grandi gruppi bancari europei che, grazie al loro stato di «too big to fail» stanno facendo soldi da tutte le parti con questa crisi, aiutati dalla politica europea e dalla BCE che, tra le altre cose sta prestando soldi per l’acquisto di titoli di paesi europei in difficoltà ad un tasso ridicolo. Il differenziale tra tasso del prestito e rendimento dei titoli rimarrà a bilancio delle banche come utile, il conto lo pagheranno i cittadini come tagli ai servizi ed al welfare (ricordate? il debito pubblico non può più crescere).
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