Cos’è il growth hacking?

Chiara Ridolfi

30 Agosto 2016 - 15:24

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Il growth hacking è una delle tecniche per far crescere il numero degli utenti, una delle strategie più usate dalle startup americane. Vediamo insieme cos’è il growth hacking e come funziona.

Il growth hacking è una nuova tecnica di web marketing molto in voga tra le strartup della Silicon Valley. Grazie ad una serie di espediente growth hacking permette di accrescere il numero di utenti e per questo motivo è molto amata dai Ceo americani.
Il growth hacking è stato inventato 5 anni fa, ma in Italia ancora questa metodologia non è molto conosciuta, sebbene sia un buon modo di far crescere la propria startup.

Questa strategia è molto differente dalle tecniche che attuano le aziende ormai solide, dal momento che gli obiettivi sono assai differenti. Il growth hacking è incentrato su un unico focus: far crescere startup nel minor tempo possibile.
Una grande azienda non può attuare una strategia di questo tipo, dal momento che il suo obiettivo per la sua crescita è incentrato su molti più punti.

Un prodotto ben conosciuto, una fama ormai stabilita e un bisogno di crescita molto alto non sono gli obiettivi del growth hacking, che invece punta al raggiungimento di un solo punto. Ma cos’è il growth hacking? In che modo questa tecnica può far crescere una startup?
Vediamo insieme come si applica il growth hacking e soprattutto chiariamo il significato di questo termine.

Growth hacking: cos’è?

La tecnica del growth hacking nasce nel 2010 nella Silicon Valley e viene applicata con successo da molte startup americane. Il concept si basa su una disposizione chiara: far crescer gli utenti attivi.
Questa crescita non si può ottenere con i metodi classici di web marketing, ma deve essere applicata con delle strategie che invoglino il possibile cliente a diventare un utente.

Il primo ad inserire nel suo team un growth hacker è stato Sean Ellis, che nel 2010 ha creato questa nuova figura professionale introducendola stabilmente nel suo team.
La figura in questione aveva un solo obiettivo: far crescere la startup per cui lavorava. Le metodologie per attuare il suo intento dovevano essere strettamente legati ai Social Media, alle piattaforme online e al mondo online.

Mentre le grandi aziende utilizzano la pubblicità, per cui però servono grandi budget a disposizione, che le piccole startup hanno puntato su altro, non avendo a disposizione grandi somme.
Per questo il punto chiave del growth hacking è la fantasia e la creatività, oltre a conoscenze radicate di web marketing, funzionamento degli strumenti informatici e delle piattaforme online.

Non si deve promuovere un prodotto semplicemente, ma si deve creare il bisogno di quel prodotto e la voglia di mostrare le funzionalità del servizio che si offre.
Questo si ottiene non solo mostrano agli utenti i vantaggi e le facilitazioni che avrebbero con uno strumento che si produce si riuscirà a renderlo virale.

La tecnica del growth hacking si basa sulla concessione di alcuni bonus e incentivi per chi non solo prova il servizio che si offre, ma lo propone anche ad un amico. Il growth hacking è il metodo grazie al quale aziende come DropBox sono giunte ad avere 200 milioni di utenti in tutto il mondo o come Airbnb è riuscito a crescere in pochissimo tempo.

Queste aziende hanno concesso ai loro utenti un motivo per far conoscere il servizio ai loro amici e parenti, dal momento che le aziende in questione hanno dato loro degli incentivi. Sono tantissime le startup che sono riuscite a crescere in questo modo e sono arrivate a conseguire il loro obiettivo focalizzandosi sull’unica cosa che conta quando si è una piccola startup: crescere.

In Italiano non esiste un termine preciso per tradurre il lemma inglese, dal momento che di per se stesso non ha un significato specifico, che si possa tradurre in nessun’altra lingua.

Growth hacking: come si può definire?

Non solo non esiste un modo per tradurre il termine nelle altre lingue del mondo, ma growth hacking è anche difficile da definire. Sebbene il complesso delle tecniche sia molto conosciuto in America, gli utenti, che non solo lo conoscono, ma ne applicano anche le tecniche, fanno fatica a darne una definizione.

Alcuni utenti hanno cercato di scrivere una definizione che potesse chiarire il termine, ma nessuno riesce a cogliere precisamente il significato del termine.
Alcuni utenti definiscono il growth hacking come un’insieme di tecniche che si fanno usando metodologie scalabili ed empiriche. Altri invece lo delineano come un processo che si attuata online, ma che, se si crea una buona strategia, riesce a dare ottimi risultati offline.

Tutti però sono certi che il growth hacking non sia solamente un insieme di tecniche di marketing e strategie pubblicitarie, ma che debba essere connesso a radicate conoscenze di informatica. Motivo per cui tutti gli utenti sono certi che si debba rimanere sempre aggiornati sulle novità informatiche e sul modo di navigare degli utenti.

Con il growth hacking inoltre non c’è più una separazione netta tra chi crea un prodotto o un servizio e chi poi lo pubblicizza. La pubblicità deve essere il prodotto stesso e non si possono quindi separare sponsorizzazione e produzione.

Growth Hacker: una figura sconosciuta in Europa

Coloro che applicano le tecniche del growth hacking vengono chiamati growth hackers. Una figura professionale apposita che serve per far crescere l’azienda e che è al momento molto in voga tra le startup americane.
In Europa queste figure professionali sono molto poche e in Italia queste figure si contano sulle dita di una mano.

I così detti “pirati della crescita” (traduzione del termine growth hacker, che si trova in alcuni siti) è una delle figure chiave nelle startup americane e in alcune europee. Il suo scopo è quello ottimizzare le risorse, creando delle strategie che possano portare nuovi utenti alla startup.

L’obiettivo deve essere rispettato e soprattutto raggiunto non solo con un budget limitato, ma anche in un periodo di tempo circoscritto. Questa figura professionale deve quindi riuscire ad invogliare gli utenti prima a provare il prodotto o il servizio, per poi condividerlo con le persone che conosce.
Un lavoro di certo non facile per coloro che non hanno delle conoscenze radicate del funzionamento degli strumenti del web, dei linguaggi di programmazione e dei modi per ottimizzare la user expierence.

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