Coppie gay, procreazione assistita vietata: lo dice la Corte Costituzionale

Nessun diritto alla procreazione medicalmente assistita per coppie gay: così la Corte Costituzionale respinge il ricorso di due donne unite civilmente. Ecco le motivazioni.

Coppie gay, procreazione assistita vietata: lo dice la Corte Costituzionale

Procreazione assistita per coppie gay negata dalla Corte Costituzionale. Così la consulta ha bocciato il ricorso promosso da due donne legate da un vincolo sentimentale le quali chiedevano di cancellare il divieto.

Invece la Consulta ha confermato quanto stabilito nella legge numero 40 del 2004 in materia di procreazione medicalmente assistita.

Nella decisione in esame la Corte ha stabilito che il desiderio di avere un figlio non può trasformarsi nel diritto alla genitorialità perché ciò andrebbe a forzare eccessivamente il dettato costituzionale.

La questione era stata sollevata dai Tribunali di Bolzano e Pordenone e una pronuncia della Consulta c’era già stata a metà giugno, adesso la decisione che esclude definitivamente la procreazione assistita alle coppie omosessuali.

Niente procreazione assistita per coppie gay: la sentenza

Secondo la Corte Costituzionale avere un figlio non è un diritto, pertanto le coppie omosessuali non possono pretendere l’accesso alla procreazione assistita sulla base del fatto che è l’unico mezzo per diventare genitori.

La decisione è contenuta nella sentenza numero 221 depositata il 23 ottobre 2019, dove si legge che:

«La tutela costituzionale della salute non può essere estesa fino a imporre la soddisfazione di qualsiasi aspirazione soggettiva o bisogno che una coppia, o anche un individuo, reputi essenziale.»

Con questa decisione i giudici hanno respinto il ricorso presentato due donne che chiedevano di cancellare il divieto imposto dalla legge sulla procreazione medicalmente assistita per le coppie dello stesso sesso. La Consulta però ha rigettato i motivi di ricorso ribadendo la legittimità del divieto. La legge 40 del 2004 non può essere considerata discriminatoria nei confronti delle coppie gay poiché ricorrere alle pratiche per la procreazione assistita non è un diritto del cittadino e non può scavalcare il principio superiore dell’interesse della prole.

Precisamente il dettato normativo prevede che la procreazione assistita sia concessa esclusivamente a:

“coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi”.

Stando così le cose per le coppie omosessuali, anche se civilmente unite, almeno in Italia, la possibilità di diventare genitori è ancora lontana.

Procreazione assistita solo per genitori di sesso diverso

Nella sentenza in esame i giudici della Corte Costituzionale motivano la decisione sulla base del bilanciamento degli interessi: da una parte il desiderio di genitorialità della coppia omosessuale e dall’altra il diritto del bambino ad avere una famiglia.

Quest’ultimo è prevalente e va interpretato nel senso che la normale espressione familiare è composta da genitori di sesso diverso entrambi in età fertile, come appunto stabilito nel dettato della legge 40/2004.

Inoltre l’impossibilità di procreare naturalmente per la coppia gay non può essere paragonata all’infertilità maschile o femminile della coppia etero, che dipende da malattie o circostanze congenite.

Iscriviti alla newsletter Lavoro e Diritti per ricevere le news su Coppie di fatto

Condividi questo post:

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.

\ \