Come il M5S vuole “fregare” Di Battista per non averlo capo politico

Beppe Grillo e i vertici del partito sarebbero pronti a modificare lo statuto del Movimento 5 Stelle, il tutto per non permettere ad Alessandro Di Battista di diventare a breve il nuovo capo politico visto che così si metterebbe seriamente a rischio il governo Conte e l’intesa con il PD.

Come il M5S vuole “fregare” Di Battista per non averlo capo politico

In politica come in amore o nello sport le cose possono cambiare, anche drasticamente, in un lasso di tempo molto breve. Succede così che l’idillio tra Alessandro Di Battista e il Movimento 5 Stelle sembrerebbe adesso essersi definitivamente rotto.

Il paradosso poi è che il partito nato sul web e che fin da subito ha fatto della democrazia diretta un proprio dogma, adesso ha paura del voto online degli attivisti tramite la piattaforma Rousseau.

Per regolamento infatti il Comitato di Garanzia deve indire nuove votazioni online entro trenta giorni in caso che il ruolo di capo politico sia vacante. Luigi Di Maio si è dimesso lo scorso 22 gennaio, ma finora i vertici pentastellati non hanno applicato il regolamento.

Approfittando dell’emergenza coronavirus si è deciso di congelare il tutto, ma come scritto da Beppe Grillo in una lettera a Vito Crimi l’auspicio è che una votazione si tenga entro la fine di questo travagliato 2020.

Il problema però è un altro: al momento l’unico candidato sicuro in una corsa verso la guida del Movimento 5 Stelle è Alessandro Di Battista, che da tempo scalpita per tornare in campo dopo aver deciso di restare in panchina alle ultime elezioni.

Se l’ex deputato dovesse vincere, viste le sue recenti dichiarazioni tramonterebbe l’ipotesi di una alleanza con il Partito Democratico, mettendo come a effetto domino a rischio anche il futuro del governo Conte.

Lo spauracchio Di Battista per il M5S

Attualmente gli iscritti certificati alla piattaforma Rousseau sono quasi 170.000. Un numero aumentato di ben 60.000 unità nell’ultimo anno, tanto da rendere una autentica sciarada un eventuale voto sul nuovo capo politico.

Per evitare una dura competizione interna dall’esito imprevedibile, Beppe Grillo starebbe pensando insieme ai big del Movimento 5 Stelle a una sorta di exit strategy per evitare di consegnare il partito ad Alessandro Di Battista.

I grillini infatti sanno bene che non possono permettersi di far cadere questo governo e che, per potersi garantire un futuro politico, sarà vitale un patto con il Partito Democratico. Ergo non si deve correre il rischio di avere Dibba come capo politico.

La strada in quest’ottica è da tempo segnata: sostituire l’uomo solo al comando del capo politico con una guida collegiale, ma per fare questo occorre un passaggio su Rousseau per cambiare il regolamento.

A breve di conseguenza gli iscritti alla piattaforma potranno votare non sul nuovo capo politico del Movimento, ma per sostituire questa figura con una sorta di direttorio dove le decisioni verrebbero prese in modo più collegiale rispetto al presente.

Se dovesse passare questo cambiamento, Alessandro Di Battista che al momento all’interno dei 5 Stelle può contare su pochi amici e tutti finiti ai margini, vedi Barbara Lezzi, verrebbe in questo modo disinnescato.

Per Dibba a quel punto ci potrebbero essere due opzioni: decidere di entrare nel nuovo direttorio facendo una sorta di opposizione interna, oppure salutare i pentastellati per intraprendere una nuova strada politica.

A riguardo ci sarebbe l’amico Gianluigi Paragone che lo accoglierebbe a braccia aperte nel suo nuovo partito Italexit, una sorta di piano B nel caso in cui la sua corsa verso la guida del Movimento 5 Stelle dovesse essere “sabotata” dall’alto.

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