Citigroup: quello che potrebbe andare storto nei prossimi 11 giorni

Daniele Sforza

24 Aprile 2012 - 17:36

Citigroup: quello che potrebbe andare storto nei prossimi 11 giorni

Una riunione più temuta del solito quella che avverrà tra 11 giorni, quando si riunirà la Bce presieduta da Mario Draghi. Cosa potrebbe accadere in questo lasso di tempo, breve o lungo che possa definirsi? E’ quello che si è chiesto Steven Englander di Citigroup, che ha pubblicato un report dal titolo «Quello che potrebbe andare storto nei prossimi 11 giorni». Di certo, nei territori dell’economia attuale non ci si annoia mai: con le apparenti situazioni di tranquillità che vengono travolte da nuove crisi e recessioni. Sembrava ieri che l’Europa si era tranquillizzata dopo il piano di risanamento per la Grecia: le Borse volavano alto e gli spread non minacciavano di sfondare nessuna soglia pericolosa. La soddisfazione si è tuttavia tramutata immediatamente in una nuova disperazione, complici le crisi politiche di Olanda e Francia, la fase recessiva spagnola e il nuovo rialzo dello spread italiano.

Il pensiero di Englander

A quanto si legge dalla nota, «I rendimenti dei Bund tedeschi sono ai minimi storici, i titoli azionari delle banche europee sono ai minimi record e gli spread sul debito sovrano si stanno allargando ancora», valide ragioni per temere che qualcosa possa succedere prima della riunione della Bce, ma anche che qualcosa «non» possa succedere, ovvero che non accada nulla.
Ad aggiungersi alle crisi politiche ed economiche dei Paesi sopraccitati, inoltre, si sono anche affiancati i deludenti e spiazzanti dati macro annunciati qualche giorno fa, che hanno rilevato una flessione ad aprile dell’indice Pmi dell’Eurozona (da 49,1 a 47,7).

Attese e timori dalla Fed

I timori provengono anche dai due giorni (oggi e domani) in cui si riunirà il comitato di politica monetaria della Federal Reserve, secondo Englander il turning point per i mercati, a rischio tilt. Secondo Englander, «se si modificano i tempi del prossimo rialzo dei tassi, anticipandoli a inizio 2014, o anche nel caso in cui la frase ’almeno fino alla fine del 2014’, dovesse diventare ’alla fine del 2014’, i mercati obbligazionari - e probabilmente anche le valute e gli asset a rischio - saranno sottoposti a ingenti pressioni».

Un battito d’ali di una farfalla a Pechino può scatenare un tornado in Florida, secondo la teoria del caos. E in termini economici non siamo molto lontani: un mutamento d’opinione di uno dei membri del comitato potrebbe diventare ben presto un segnale indicativo negativo per i mercati. Come potrebbe cambiare l’opinione? All’ultima riunione della Bce, tenutasi in gennaio, 3 membri avevano indicato la necessità di un rialzo dei tassi nel 2012 e in 6 nel 2013, mentre sempre in 6 non avvertivano il bisogno di un rialzo fino al 2015. Un mutamento di opinione potrebbe dunque affossare l’andamento dei mercati e avere ripercussioni estremamente negative su una situazione finanziaria già estremamente precaria.

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