Benchmark Certificate: cosa sono e come funzionano?

Certificati a capitale non protetto, i Benchmark Certificate seguono fedelmente l’andamento del sottostante. Perdite con performance negative e guadagni con performance positive del sottostante.

Benchmark Certificate: cosa sono e come funzionano?

I Benchmark Certificate sono strumenti finanziari pensati per investitori con una propensione al rischio elevata. Appartenenti alla categoria ACEPI dei Certificati a capitale non protetto, il payoff di questi investimenti replica la performance dell’attività finanziaria sottostante. Come tali possono esporre gli investitori sia a rilevanti guadagni che perdite in base alle fluttuazioni di mercato registrate dal sottostante.

Con una durata che in fase di emissione è solitamente compresa tra i 3 e i 5 anni, i Benchmark Certificate sono riservati a quelli investitori che vogliono trarre profitto dal rialzo del sottostante. Le strategie di investimento possono essere implementate sia acquistando il Certificato in fase di emissione sia sul mercato secondario, in Italia SeDeX e Cert-X di Borsa Italiana. Il Certificate può altresì essere portato a scadenza o venduto sul mercato.

Benchmark Certificate: cosa sono?

Prima di entrare nei dettagli facciamo un riassunto dei termini e della terminologia che caratterizzano questa tipologia di certificati e che andremo ad usare:

  • Emittente: ossia l’istituzione finanziaria che ha emesso il Certificate;
  • ISIN: codice alfanumerico assegnato dalla Borsa valori in cui lo strumento finanziario è quotato e che lo identifica in modo univoco. Tale codice è richiesto all’investitore in fase di acquisto o vendita;
  • Lotto minimo: il numero minimo di Certificate che secondo il regolamento di Borsa possono essere acquistati o venduti sul mercato primario e su quello secondario;
  • Sottostante: l’attività finanziaria alla quale è legato il certificato. Può essere un indice azionario, un indice settoriale, una materia prima, un tasso di cambio, un ETF o un fondo da cui dipende il valore del Certificate;
  • Livello iniziale o Strike price: il valore del sottostante registrato dall’emittente in fase di quotazione del Certificate;
  • Multiplo: quantità di sottostante controllata dal singolo Benchmark Certificate;
  • Scadenza: data in cui la vita del certificato termina e l’emittente procede alla rilevazione dei valori del sottostante per il pagamento all’investitore dell’importo dovuto in base al verificarsi dei vari scenari di pay-off. Alcune tipologie di Certificati Benchmark, come i Benchmark Open Certificate, non hanno una data di scadenza. In questi casi è l’investitore a decidere il momento in cui chiudere l’operazione;

Nel caso di un investimento su un indice di borsa non vi sarebbe nessuna differenza, tranne che sui dividendi. Non essendoci un possesso diretto delle azioni di una società, detenendo un Certificato Benchmark non si ha diritto ai dividendi staccati dal titolo benchmark.

Come funziona il certificato Benchmark

Un investitore sottoscrive e acquista un Benchmark Certificate avente come sottostante l’indice X e investe 500€. Il livello del sottostante al momento dell’emissione è di 10.000 punti e la scadenza è fissata a 3 anni.

Alla scadenza del Certifcate, per l’investitore sono due i possibili scenari:

  • : il sottostante si trova al di sopra dei 10.000 punti, ipotizziamo 15.000. Il rimborso è pari a 750€ (+250€ rispetto al capitale iniziale). Il guadagno ottenuto sul capitale investito con il Certificato Benchmark è pari al 50%, ossia la stessa performance fatta registrare nel periodo dal sottostante;
  • : il sottostante si trova al di sotto dei 10.000, supponiamo 7.000. Il rimborso sarebbe di 350€ (-150€ rispetto al capitale iniziale), subendo una perdita del 30%, proprio per via dell’entità della performance negativa del sottostante.

Vantaggi e svantaggi dei certificates benchmark

Il vantaggio sembra quello più banale, ma che soprattutto in questi casi, dove si investe denaro, non lo è affatto. Il certificate benchmark è semplice. È di facile comprensione per tutti. Se il sottostante ha una performance negativa allora anche l’investitore l’avrà, viceversa con una performance positiva del sottostante l’investitore otterrà un guadagno.

Lo svantaggio è la mancanza di una barriera, come accade nei certificati a capitale condizionatamente protetto. Le probabilità di successo sono quindi pari al 50%, perciò il rischio di avere delle perdite è molto alto.

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