Banche: le 29 che non possono fallire

Nadia Fusar Poli

11/02/2012

Banche: le 29 che non possono fallire

BANCHE - «Too big to fail»: 29 banche a rischio sistemico che potrebbero minacciare l’intero sistema finanziario in caso di fallimento. L’elenco, pubblicato Venerdì dopo il comunicato del G20 di Cannes, comprende otto banche statunitensi e diciassette banche europee, tre istituti giapponesi e uno cinese.
Tali istituti dovranno incrementare significativamente il proprio capitale entro il 2019 (con l’obiettivo di rafforzare la capacità di assorbimento delle perdite) e saranno poste sotto stretta sorveglianza. Il Financial Stability Board (FSB) ha redatto la lista considerando la dimensione dei bilanci delle banche, la loro complessità e il loro grado di interconnessione con il resto dell’economia. L’elenco sarà rivisto annualmente nel mese di novembre.

Anche le «istituzioni finanziarie non bancarie» saranno poste nel mirino dell’ FSB in quanto gli hedge funds potrebbero “catalizzare” le transazioni più rischiose e opache, grazie ai vincoli normativi rafforzati imposti alle banche. Il capitale supplementare che le SIFI (Istituzioni finanziarie di importanza sistemica) dovranno raccogliere sarà compreso tra l’1 e il 2,5%, e sarà aggiunto al Tier 1 Capital ratio, pari al 7% della loro attività ponderate per il rischio secondo gli accordi di Basilea III, a partire dal gennaio 2012. Il livello esatto per ciascuna delle banche interessate sarà fissato nel 2014, per un’attuazione graduale e progressiva tra il 2016 e il 2019.

Dopo la caduta di Lehman Brothers nel 2008, i leader del G20 hanno sempre dimostrato la volontà (e necessità) di rafforzare quelle istituzioni definite «too big to fail», ovvero troppo grandi per fallire. Dopo l’approvazione da parte dei capi di Stato riunitisi a Cannes il 3 e 4 novembre, il nuovo dispositivo, che prevede lo smantellamento ordinato delle istituzioni finanziarie, permetterà, inoltre, di limitare il ricorso ai fondi pubblici.

«L’adozione di queste misure è un passo importante,” ha affermato Mario Draghi, capo del FSB dal 2009. “La loro piena attuazione permetterà di ridurre i rischi di fallimenti delle istituzioni finanziarie sistemiche e il loro impatto» e, questo, «senza perturbare l’economia reale e fare appello ai contribuenti». Il nuovo leader della BCE sarà sostituito da Mark Carney che, tuttavia, continuerà a mantenere la carica di governatore della Banca del Canada. Questi nuovi requisiti, che dovranno essere convertiti in legge, riflettono la crescente importanza della ex «Financial Stability Forum», il cui mandato è stato ampliato nel 2009. L’ FSB ha inoltre ricevuto dal G20 l’incarico di provvedere ad una regolamentazione del «sistema bancario ombra» (shadow banking) - per evitare che attività a rischio, abbandonate dalle banche, possano migrare verso entità meno sorvegliate come gli hedge fund (fondi speculativi)- e, nel contempo, al monitoraggio del funzionamento del mercato dei CDS. L’ FSB avrà anche un’ altra missione: controllare in modo «continuo» i bonus distribuiti dalle banche e rendere pubblici i loro risultati.

La lista delle 29 Sifi

Bank of America, Bank of China, Bank of New York Mellon, Banque Populaire CdE, Barclays, BNP Paribas, Citigroup, Commerzbank, Credit Suisse, Deutsche Bank, Dexia, Goldman Sachs, Gruppo Crédit Agricole, HSBC, ING Bank, JP Morgan Chase, Lloyds Banking Group, Mitsubishi UFJ FG, Mizuho FG, Morgan Stanley, Nordea, Royal Bank of Scotland Santander, Societe Generale, State Street, Sumitomo Mitsui FG, UBS, Unicredit Group, Wells Fargo.