Turchia: Erdogan complice dell’attentato all’aeroporto di Istanbul?

C. G.

30 Giugno 2016 - 14:38

Attacco terroristico all’aeroporto di Istanbul: il presidente Erdogan ha favorito il terrorismo? Ecco quali sono stati i suoi più gravi errori.

Turchia: Erdogan complice dell’attentato all’aeroporto di Istanbul?

Il numero di attentati terroristici in Turchia è sensibilmente aumentato nell’ultimo periodo e molti incolpano Erdogan, presidente turco, per tutta una serie di errori compiuti che hanno gettato la Turchia nel caos.

L’attacco terroristico avvenuto a Istanbul, all’interno di uno degli aeroporti più sicuri del mondo, non è stato ancora ufficialmente rivendicato da parte dell’ISIS, ma sia funzionari turchi che americani sono armai concordi nell’attribuire l’azione allo stato islamico.
L’attacco di Istanbul, che ha causato la morte di oltre 40 persone, è un campanello d’allarme per la Turchia e per il suo presidente Erdogan, il quale è sotto accusa da coloro che lo considerano uno dei responsabili.
A partire dal 2015 il numero degli attentati in Turchia è notevolmente aumentato: 14 sono stati solo quelli maggiori in cui hanno perso la vita circa 300 persone.
Perché la Turchia è così colpita da attentati terroristici?
Quali sono stati i grandi errori di Erdogan?

Istanbul come Bruxelles: un attacco terroristico coordinato

Nonostante l’attentato di martedì sia simile a quelli già verificatisi in Turchia, esso apre le porte ad una fase nuova e ancor più terrificante.
Al contrario di altri attentati terroristici avvenuti in Turchia - in cui qualche lupo solitario agiva colpendo obiettivi minori - quello dell’aeroporto di Istanbul sembra potersi paragonare all’attacco di Bruxelles, dove più terroristi si sono coordinati e hanno seguito un unico piano.
Questo paragone ha contribuito a rinnovare il senso della paura ma soprattutto a far precipitare il settore del turismo turco.

Gli errori di Erdogan: appoggio ai combattenti contro la Siria

Secondo molti commentatori, uno dei principali responsabili, non solo dell’attentato all’aeroporto di Istanbul, ma della scia di terrorismo che infiamma la Turchia, è il suo presidente Erdogan.
Quando in Siria nel 2011 è esplosa la guerra civile, Erdogan ha preso la decisione di dare pieno appoggio ai ribelli combattenti contro il regime siriano.
Questo significa che, per molti anni, per i “foreign fighters” attraversare la Turchia è stato più facile del previsto e ora il paese è la dimora di una grande rete di supporto all’ISIS.

Questa condotta di Erdogan è iniziata a cambiare molto bruscamente all’inizio del 2015, soprattutto in virtù delle crescenti pressioni internazionali e lo Stato Islamico ha risposto dichiarando guerra all’antica Costantinopoli.
Le autorità turche hanno arrestato più di 1.200 sospetti simpatizzanti ISIS nel corso degli ultimi 12 mesi.

Erdogan rompe la tregua con i curdi: Turchia nel caos

Erdogan è accusato non solo di aver permesso questo continuo flusso di “foreign fighters”, ma anche di aver riaperto le ostilità con i curdi.
Questi ultimi rappresentano un altro grande elemento di instabilità per la Turchia.
Costituiscono più del 18% della popolazione e hanno dato vita ad una vera e propria guerra civile per il raggiungimento di una maggiore autonomia.
I miliziani curdi si sono riuniti nel PKK - Partito dei Lavoratori del Kurdistan - il quale viene accusato da ogni parte di terrorismo per i suoi metodi di lotta.
La tregua che la Turchia e il PKK erano riusciti a firmare è stata interrotta dal presidente Erdogan che ha rigettato il paese nel caos.
Tutti fattori di instabilità per una Turchia oggi scossa continuamente da attentati terroristici di ogni sorta.

Nonostante i suoi errori, Erdogan ha ragione nel riconoscere che la crisi della Turchia si inserisce in una più grande crisi regionale ed internazionale, ragion per cui tutti gli stati devono agire assieme.
L’attentato terroristico all’aeroporto di Istanbul è stato causato dalla presa di posizione della Turchia contro lo Stato Islamico, ma ha rappresentato anche l’opportunità di commettere un’atrocità.
Istanbul e Bruxelles sono la prova di quanto gli aeroporti possano essere i luoghi preferiti dagli attentatori.
Erdogan ha dunque ragione: “È un problema comune. Siamo tutti sulla stessa barca”.