3 titoli a Piazza Affari sotto i riflettori in vista del 2026

Tommaso Scarpellini

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Tre società italiane emergono da metriche che il mercato non ignora mai. Numeri solidi, valutazioni relative e segnali che dividono tra prudenza e opportunità.

3 titoli a Piazza Affari sotto i riflettori in vista del 2026

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Cosa cerca davvero un investitore in un titolo azionario? La risposta più immediata è quasi banale: performance.
Ma la performance non nasce dal nome, dal brand o dalla narrazione del momento. Nasce dai conti, dalla capacità di un’azienda di trasformare capitale in utili in modo efficiente, ripetibile e sostenibile.

Tornare su Piazza Affari con questo tipo di lente è un esercizio molto più istruttivo di quanto sembri. Il mercato italiano, spesso liquidato come poco dinamico, continua invece a esprimere realtà di elevata qualità che il capitale istituzionale osserva con attenzione.

Il ROE?

Una delle metriche più trascurate dal pubblico retail, ma centrali per gli investitori professionali, è il ROE.
Il Return on Equity misura la redditività del capitale proprio e sintetizza, in un solo numero, l’efficienza del modello di business e la qualità delle decisioni manageriali.

Un ROE elevato e sostenibile nel tempo segnala spesso la presenza di vantaggi competitivi, pricing power, barriere all’ingresso o strutture di costo particolarmente efficienti. Non a caso, storicamente, i titoli con ROE superiori al 25–30% tendono a essere premiati dal mercato con multipli strutturalmente più elevati.

Applicando uno screening su Piazza Affari basato su ROE competitivi, marginalità operativa e coerenza dei risultati, emergono tre titoli che, per caratteristiche diverse, meritano attenzione in vista del 2026.

1) Ferrari

Ferrari rappresenta uno dei casi più emblematici di qualità assoluta quotata. Non è un titolo a sconto nel senso tradizionale del termine, e non lo è quasi mai stato. Con un P/E intorno a 35x e un PEG pari a 2,77x, Ferrari non può essere definita economica. Tuttavia, la lettura corretta non è binaria.

Oggi questi multipli risultano inferiori rispetto a quelli espressi quando il titolo scambiava sui massimi storici.
Il prezzo ha corretto di oltre il 35% dai top, mentre la qualità del business è rimasta sostanzialmente invariata.
Questa asimmetria tra prezzo e fondamentali è ciò che rende il titolo interessante per molti investitori di lungo periodo.

Il dato più rilevante resta il ROE superiore al 30%. Livelli di questo tipo vengono storicamente premiati dal mercato con valutazioni molto elevate, spesso equivalenti a ROE impliciti del 40–45%. A ciò si aggiunge un margine operativo vicino al 30%, estremamente raro nel settore automotive.

Ferrari non compete sui volumi. Compete sulla scarsità programmata, sull’esclusività e sulla capacità di monetizzare il brand con un capitale investito relativamente contenuto. Questo rende il modello altamente efficiente e strutturalmente difendibile.

2) FinecoBank

FinecoBank è formalmente una banca, ma sostanzialmente una piattaforma finanziaria ad alta efficienza operativa. Il mercato lo ha compreso da tempo. Ed è il motivo per cui Fineco scambia con multipli superiori alla media del comparto bancario tradizionale.

Il P/E intorno a 20x può apparire elevato se confrontato con le banche classiche. Diventa però coerente se letto alla luce della qualità degli utili.

Il margine operativo TTM è intorno al 48%. Un livello straordinario per una realtà finanziaria. Significa che quasi metà dei ricavi si trasforma direttamente in risultato operativo. Il ROE superiore al 31% rafforza ulteriormente la tesi.

Qui entra in gioco il concetto di earnings compounding. Quando un’azienda mantiene ROE elevati, ogni euro reinvestito tende a generare ulteriore redditività nel tempo, creando crescita cumulativa degli utili. Fineco beneficia di una struttura tecnologica leggera, di una base clienti in espansione e di ricavi diversificati tra trading, brokerage e risparmio gestito.

A livello grafico non emergono sconti evidenti. Il titolo si muove sui massimi assoluti e la domanda continua a mostrarsi solida.

3) Banca Generali

Banca Generali completa il podio. Ed è significativo che due titoli su tre appartengano al comparto bancario. Il messaggio è chiaro. Il settore continua a risultare altamente redditizio in questa fase di steepening della curva dei rendimenti.

Banca Generali presenta un ROE superiore al 30% e un margine operativo TTM intorno al 31%.
Numeri che descrivono una realtà di private banking efficiente, con ricavi stabili e forte controllo dei costi.
Anche in questo caso il prezzo è tornato sui massimi storici.

Non esiste uno sconto evidente. Ma le valutazioni sono sempre relative: un massimo non è un limite strutturale, bensì un semplice riferimento temporale. In presenza di redditività elevata e flussi ricorrenti, il mercato tende spesso a ridefinire verso l’alto ciò che considera un prezzo equo.

Quindi?

Osservare questi titoli non significa inseguire mode o promettere rendimenti immediati. Significa comprendere come il mercato premi nel tempo la qualità dei fondamentali. ROE elevati, margini solidi e modelli di business coerenti non eliminano il rischio. Ma riducono sensibilmente la probabilità di errori strutturali.

Il punto non è prevedere il prossimo movimento di prezzo. È valutare se un’azienda possiede le caratteristiche giuste per attraversare il ciclo e restare rilevante anche quando il contesto cambia.

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